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Le prove di Ercole, dare importanza al desiderio, lo sforzo per essere protagonisti del proprio destino

De Ferrari, Ercole e l'Idra, Galleria Nazionale Liguria


di Luigi Campagner

L’alternativa del moderno Ercole al bivio tra vizio e virtù è quella tra il desiderio come mancanza e il desiderio come facoltà. L’immagine è classica, ma Ercole può facilmente rappresentare il soggetto. Una parola, il desiderio, che la modernità ha promosso con forza negli ultimi cinque secoli e che noi oggi ereditiamo nel significato dell’essere protagonisti del proprio destino.
Ciascuno incontra delle prove e come Ercole deve essere in grado di superarle, ma ogni traguardo apre davanti a sé un bivio che va proposto come una conquista, non come un fattore disorientante. In un’analisi psicanalitica giungere a un bivio è una conquista.
È la possibilità di una scelta che non viene affermata sulla base di un principio astratto e generico come la libertà o il libero arbitrio, ma diventa l’opportunità concreta di condursi nella propria esperienza in un modo nuovo rispetto agli schemi (insoddisfacenti) fino allora utilizzati.
Freud ne parla in Analisi terminabile e interminabile (1938), una delle sue ultime opere, dove sostiene che il compito della psicoanalisi non è quello di rendere impossibili le ricadute morbose, ma di condurre il soggetto al bivio tra le dinamiche tipiche dovute alla presenza di un stato morboso e una nuova opzione imprevedibile prima dell’uscita, almeno parziale, dallo stato morboso di partenza.
In altre parole la libertà non è mai alle nostre spalle, sospesa in un’affermazione di principio che non ha la forza di tradursi in atti, ma ci sta davanti e rappresenta sempre una conquista attraverso un lavoro. 

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