giovedì 15 ottobre 2020

L'arrogante

di Laura Maria Di Forti

(Angelo Perrone) Li incontriamo nella vita sociale. Qualche volta un tipo così lo abbiamo anche in famiglia. Hanno caratteristiche antiche come il mondo, che senza di loro non sarebbe così colorito. Sarebbe un errore considerarli banali, uguali, eterna incarnazione di difetti, eccessi, o vizi. Null’altro da scoprire? E se provassimo ad ascoltarli, a conoscerne la verità?
Capirne di più, senza indugiare sulle devianze caratteriali. Piuttosto dando loro la parola, e noi zitti ad ascoltare. Cos’avranno da svelarci? Per una volta possono mostrarsi da dentro, togliendosi la maschera. E’ quello che prova a fare l’autrice di questi ritratti. Cambia l’opinione su di loro?
Dopo Il bugiardo, ecco L’arrogante.

L’accusa non regge. Cade prosaicamente come una pera dal ramo, con tanto di tonfo a significare che è inutile e fastidiosa, addirittura nociva. Non faccio nulla di male, mi limito a provare sdegno per certe creature ignoranti, di bassa estrazione, colpevoli di voler rimanere nella melma della loro scadente qualità di vita, nella bassezza di un’esistenza noiosa e senza gloria.
Io alzo il sopracciglio e storco la bocca di fronte a certi insignificanti individui, dotati solo della loro insulsa vita, privi della magnificenza della ricchezza o della sapienza, nudi nella loro insipida esistenza che si trascina in inutili, grigi e monotoni giorni, uno dietro l’altro, e completamente ignari dello splendore che ammanta chi, come me, conduce una vita di lussi e di onori.
Noi siamo i condottieri delle masse ignoranti, noi siamo la luce delle genti che camminano senza sapere dove andare, orde erranti all’oscuro di tutto, paghi di questa loro ignoranza. Noi siamo i fari, noi siamo superiori. È un dato di fatto contro il quale nessuno, datemene atto, può fare nulla.
E quindi quelli come me, consapevoli della superiorità intellettiva, morale e culturale, dell’essere migliori perché più belli o colti, più capaci o fisicamente meglio dotati, sono destinati a porsi in alto della piramide umana, a ergersi come principi sopra una massa di plebei insignificanti.

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