venerdì 23 ottobre 2020

Aggressione

La violenza delle parole

di Marina Zinzani

Quando niente è più come prima, quando una parola cambia le cose, quando un altro si permette di esprimere, attraverso il giudizio, un concetto che rivendica conoscenza di noi: l’aggressione verbale segna l’anima, mina il corpo, muta i rapporti.
L’aggressione che diventa scalpello che demolisce una casa, la propria casa, e il rammarico è che non si è riuscito ad impedire questo, non si è chiuso in tempo la porta. Le orecchie hanno ascoltato, si poteva tapparsele, non ascoltare. Si poteva mettere catenacci pesanti, e usare più accortezza, nella protezione dei propri spazi. Si poteva usare qualsiasi arma per difendersi.
L’aggressione viaggia con le parole, quando non accade, in modo irreparabilmente violento, con i fatti. Quella con le parole, avvelenate, come frecce appuntite, restano conficcate nella carne per tanto tempo, anche per anni, se non si usano precauzioni, se si pensa di essere forti e che basti una scrollata di spalle per mandare via l’affronto. Spesso non è così, il ricordo rimane, la ferita rimane, e il proprio mondo si restringe. Si compreranno altri catenacci, si farà entrare in casa sempre meno gente.

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