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Maschere

Il difficile equilibrio tra protezione e soffocamento

di Marina Zinzani

“Rinunciare alla spontaneità e all’individualità significa soffocare la vita” (Erich Fromm). Un tempo si costruivano fortezze, con ponti levatoi  e uomini di guardia per difendersi dai nemici. Chiunque arrivava veniva avvistato, ci si poteva preparare all’attacco o all’imprevisto.  La difesa poteva conoscere perdite, insuccessi, ma la battaglia avveniva fra due fazioni opposte, era chiaro chi era il nemico.
Le fortezze erette tanti anni dopo appaiono altra cosa. Sono fortezze mentali, oggi. Sono castelli, spesso in decadenza, con acqua attorno anche stagnante, e l’altro diventa personaggio di cui diffidare, da cui proteggersi. La conoscenza dell’altro diventa un rebus, un grande punto interrogativo, e non si sa il comportamento da tenere, quello più appropriato. Si avverte la paura.
Il giovane che nell’adolescenza sembra avere vissuto così tanto, così tanto che si è allontanato lo stupore, l’entusiasmo, l’incanto,  è spesso lontano dalla spontaneità, omologato a leggi non scritte dettate da altri, perduto nell’apatia, con un se stesso sempre più lontano, estraneo. 
Le armature indossate sono state costruite da qualcuno che non voleva che respirasse, che vedesse il mondo nelle cose più semplici, più vere, più importanti. Qualcuno che ne ha privato la spontaneità, il pensiero, la capacità di reagire.
Diventa pesante l’armatura, lo soffoca. Col tempo, nella maturazione della vita, si accorgerà che quella armatura l’ha difeso, è stato protetto il suo cuore, ha preferito restare nel gruppo e non avere moti di liberazione che richiedono una spontaneità coraggiosa. 
Ma un giorno, quando ormai è troppo tardi, si accorgerà che quell’armatura, diventata maschera che ha plasmato il suo volto, gli ha impedito di respirare, perdendo le emozioni che si riescono a provare solo rischiando e percorrendo strade nuove, spesso in solitudine.

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