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Il bugiardo

di Laura Maria Di Forti

(Angelo Perrone) Li incontriamo spesso nella vita sociale. Sono piuttosto comuni. Qualche volta un tipo così lo abbiamo anche in famiglia. Magari credevamo di no, che non ci fosse, poi capita un evento. Hanno caratteristiche antiche come il mondo, e senza di loro la scena non sarebbe così colorita.
Sarebbe un errore considerarli banali, e tutti uguali, eterna incarnazione di difetti, eccessi, o vizi. Tutto semplice, null’altro da scoprire? E se provassimo ad ascoltarli, a conoscere la loro intima verità?
Capirne di più, ma non attraverso un’altra dissertazione sulle devianze del carattere. Dando loro la parola, invece, e noi per una volta zitti ad ascoltare. Cos’avranno mai da svelarci? Per una volta possono mostrarsi da dentro, togliendosi la maschera.
E’ quello che prova a fare l’autrice di questi ritratti. Alla fine, cambia l’opinione su di loro? Cominciamo dunque con Il bugiardo.

Ho mentito. Per puro diletto, talvolta, lo confesso. Ho detto cose non vere, non rispondenti alla verità. D’altronde è scomoda, terribile, mi farebbe male la verità. E allora ho mentito per necessità, certo, ma la difesa personale è sacra, per questo non posso che essere assolto. Le bugie sono necessarie talvolta, mi salvano la vita o l’onore e, quantomeno, mi sono di aiuto nella scalata sociale. E non è forse imperativo per ognuno di noi cercare un posto conveniente nel panorama della mediocrità umana?
Le frottole, le fandonie condite con sorrisi e propinate all’universale platea popolare come caramelle a bimbi fiduciosi e speranzosi, sono invero la mia specialità. Mento con grazia e con maestria e, naturalmente, con successo. Sono, in definitiva, un artista e, di questo, signori, dovete darmene atto. 
Vi faccio sentire tranquilli, vi dono la pace, appago la vostra curiosità. Avete fatto delle domande? Beh, io vi rispondo con grazia e solerzia, soddisfacendo la vostra sete di sapere. Ma indagare su quanta verità ci sia in quei miei solleciti discorsi, nelle risposte, industriose e laboriose oltre ogni dire, ammettetelo, nelle mie attente e zelanti soluzioni, è pura follia, signori, è rinunciare alla meraviglia dell’immaginazione per accontentarsi della piatta realtà.
Sono, in definitiva, un costruttore fantasioso di vite alternative, di mondi dove il mio interesse e il mio tornaconto vengono soddisfatti appieno, certo, ma solo e sempre regalando a voi l’illusoria convinzione che l’universo intero, finalmente, sia tornato in ordine e possa finalmente continuare ad esistere.
Chiamatemi benefattore e non sprecate il tempo a dover trovare per forza il pelo nell’uovo. Le mie menzogne, le imposture e gli inganni di cui voi tanto farisaicamente mi incolpate, sono in definitiva solo un modo di vivere come un altro, di far apparire cose inesistenti ma assai più soddisfacenti di quelle reali, un modo per indorare una realtà squallida, per ingannare il destino, assai crudele talvolta, e per costruire qualcosa di bello, meraviglioso, direi perfetto.

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