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Dal palco alla politica, contro l'arroganza

(Angelo Perrone) Bruce Springsteen invita a resistere contro l’autoritarismo. Durante il suo concerto a Manchester, il leggendario cantautore ha attaccato duramente Trump con parole piene di amarezza. «L’America che amo, che è stata un faro di speranza e libertà per 250 anni, è attualmente nelle mani di un’amministrazione corrotta, incompetente e traditrice.»
Springsteen ha spiegato i motivi: «Stanno smantellando una storica legislazione sui diritti civili che ha portato a una società più giusta e plurale».
Trump ha reagito subito a colpi di social, parole di fuoco, accuse, offese. Ha definito, spregiativamente, Springsteen «invadente e odioso» forse perché si permette, in linea con la sua storia, di non tacere. E ancora «un rocker sopravvalutato». Quindi è passato agli insulti personali, liquidandolo come «una prugna secca». Un attacco che vuole screditare l’avversario senza argomentazioni.
C’è però un altro fatto. La polemica non è avvenuta tra soggetti “alla pari”, perché sullo stesso piano e con i medesimi ruoli sociali. Uno dei due, Trump, è il presidente del Paese, l’altro un cittadino qualsiasi che ha espresso, in modo corretto, le sue opinioni.
Trump trascende dai limiti e dalle responsabilità del suo ruolo quando, piuttosto che occuparsi dei problemi del paese e del mondo, prende di mira questo o quel personaggio, accanendosi volgarmente. Non c’è solo insofferenza per le critiche, ma svilimento della funzione e del ruolo.
L’episodio non è isolato. Trump ha scontri continui con la società civile e con gli oppositori. Usa questa tecnica e un linguaggio aggressivo. Sembra che passi il tempo, anziché a risolvere le crisi sanguinose nel mondo, a seguire social e cronaca spicciola, mosso dal solo pensiero di polemizzare ed aggredire.
Lo scontro tra musica e politica rivela, nel degrado del dibattito, la ristrettezza mentale di quei leader che interpretano la politica come individuazione di avversari personali e la comunicazione come espressione di insulti e volgarità. Persino il palco allora può servire a lanciare un messaggio di resistenza, ed incoraggiare gli americani ad «alzare la voce contro l’ingiustizia». Un segnale anche per noi. 

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