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I nostri sogni, e la libertà

(Altre riflessioni in Il muro dell'esclusione, Critica liberale, 26.5.25)

(Angelo Perrone) Ora il pugno duro. «Stop alle iscrizioni di stranieri». Dopo il congelamento dei fondi, Donald Trump lancia l’ultimo affondo contro Harvard, la più prestigiosa università americana, quella che per prima si è rifiutata di soddisfare le richieste dell'Amministrazione riguardo alla gestione degli insegnamenti, alle politiche di ammissione e di assunzione dei docenti.
Poi l’avvertimento: «E i presenti se ne vadano o saranno illegali, perderanno il visto». Duecento ottanta sono gli studenti italiani.
L’accusa ridicola: «Ad Harvard si insegnano solo odio e stupidità». La colpa è quella di aver creato «un campus non sicuro» permettendo «le azioni di agitatori anti-americani», in maggioranza studenti stranieri. L'ultimatum non dà scampo: «L'Ateneo ha 72 ore di tempo per consegnare i video e gli audio delle proteste». Poi inizieranno le ritorsioni punitive.
L’istituto, simbolo di eccellenza, incontro e scambio di idee, dovrebbe trasformarsi in una fortezza che respinge l’altro e rinnega il valore della diversità. E non si tratta soltanto di una decisione su Harvard, ma di un modello, a cui le istituzioni culturali del Paese devono conformarsi, per sopravvivere.
L’istituzione accademica non può essere ridotta ad arena di scontro ideologico. La comunicazione riecheggia le pagine buie della storia in cui la paura dell’ignoto stravolge l’intelletto e genera ingiustizie. Escludere gli studenti stranieri è un chiaro segnale di regressione, su più versanti. Mostra insicurezza, timore, diffidenza. Un approccio che insegue i fantasmi della sicurezza, e individua pericoli inesistenti.
Il rifiuto non è rivolto soltanto alle persone, ma – con loro - alle idee, al confronto, alla discussione, alla funzione dell’istituzione educativa. Compromette il destino del Paese e il futuro della democrazia. Il punto più eversivo è l’affronto al diritto di ogni persona di contribuire al dibattito globale, cioè la negazione della libertà individuale, con mezzi pretestuosi e ingiusti. I pregiudizi non possono comportare il sacrificio della conoscenza. Ogni barriera al confronto interculturale alimenta l’ignoranza e mina i principi democratici di condivisione e progresso.
La cultura è per sua natura uno strumento essenziale di emancipazione, capace di contrastare le divisioni e unire i popoli. Rinunciare all’accoglienza degli stranieri significa rifiutare il potenziale trasformativo del dialogo e della condivisione. Hannah Arendt ha insegnato la «banalità del male», mostrando come l’ingiustizia possa diventare una procedura ordinaria e disumana. Non ci sono soltanto gli esempi efferati del passato più prossimo. Nel presente, è la politica di esclusione la forma odierna di crudeltà e intolleranza.

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