Passa ai contenuti principali

Smettete di correre, così la vita torna frizzante ✨

scena domestica: una donna impasta il pane su un tavolo guardano fuori dalla finestra
(Introduzione a Cristina Podestà). Un tempo il mondo si è fermato, costringendo l’umanità a un "ritrovo forzato" tra le mura domestiche. In questo apologo, sospeso tra realtà e metafora, l’autrice dipinge la metamorfosi di un’umanità che, uscita dal vortice della produzione, riscopre il volto dei propri cari e la saggezza del limite. Una lettura che oggi ci interroga su quanto di quella "aria frizzante" siamo riusciti a trattenere nei nostri polmoni.

(Cristina Podestà).

Il ritrovo forzato

Un giorno gli uomini si ammalarono. Dopo alcuni momenti nei quali tentavano di condurre la solita vita, si accorsero che non era più possibile e si fermarono. Come si farà, cosa succederà? Facce tristi appese alle finestre, croci e bare a riempire cimiteri, pianti, strazio, dolore per questo grande male che aveva colpito l’umanità intera.

Riconoscersi tra le mura di casa

Le case tornarono a popolarsi di gente, talora sconosciuta perché prima era stata presa nel vortice della corsa lavorativa e della produzione e persone conviventi da molti anni, ma separate da impegni e interessi esterni, si guardarono in faccia e presero a rivedersi.
I figli non sapevano bene cosa facessero i padri, le mogli non ricordavano più chi fossero i mariti. In questo momento di ritrovo forzato, tutti sbandati all’inizio, litigiosi e scocciati, piano piano cominciarono a guardarsi e a riconoscersi.

La lentezza ritrovata

I ragazzi studiavano per passare il tempo, leggevano, ascoltavano musica e parlavano in famiglia raccontando di sé. Le donne, scese dai tacchi, costrette alla sedentaria giornata, impararono a cucinare come ai tempi delle nonne: impastavano, sperimentavano piatti nuovi, curavano la casa come mai avevano fatto in precedenza, si dedicavano ai figli senza fretta e ansia.
Gli uomini, dopo lo svolgimento del loro lavoro da casa o tornati velocemente al proprio domicilio dopo il lavoro svolto fuori, senza fermarsi al bar e perdersi in vacue chiacchiere politiche, sportive o altro, sedevano a tavola assaporando la vita familiare, ascoltando i racconti dei ragazzi, condividendo con i propri cari momenti preziosi.

Il respiro della natura

La natura, al di fuori, respirava. Gli animali e le piante riprendevano i propri spazi, le acque dei mari si ripulivano, l’aria era frizzante e sana. La malattia degli uomini stava restituendo agli stessi cose meravigliose e una saggezza antica, perduta nei meandri di una gara folle e assurda, dimenticata da molto tempo. Perché tanta bellezza doveva essere riscoperta con il malanno e la morte?

Il segnale e la rinascita

Era forse un segnale soprannaturale, per far ritrovare il limite ormai da troppo perduto di vista, infranto, prevaricato dall’arroganza e dall’egoismo individuale? Qualunque ne fosse la causa, la realtà era tale. Gli esiti della collettiva costrizione umana garantivano una vera e propria rinascita del mondo, visibile e interiore. E gli uomini cominciarono a meditare e a crescere.

Commenti

Post popolari in questo blog

Una vecchia storia d’amore. Dalla passione al disincanto: ritratto di una donna che ha saputo rinascere 📘

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa resta di un amore che ha agito come uno tsunami, travolgendo un matrimonio lungo diciotto anni e trasformando l'identità di una donna? In questo racconto, l’autrice ci conduce tra i corridoi di una scuola professionale, dove l'incontro con un collega "pigmalione" diventa la scintilla per una metamorfosi fisica e interiore. Non è solo la cronaca di un'infatuazione, ma un'analisi del ricordo, del disincanto e di quella "linfa vitale dell'anima" che solo i sogni sanno preservare dal tempo che logora i volti e le passioni. (Daniela Barone). La metamorfosi: tra gessetti e desideri Conobbi B. nella scuola professionale in cui ero finalmente diventata insegnante di ruolo. All’epoca avevo i seni gonfi di latte perché allattavo ancora il mio terzogenito; alla fine della mattinata tornavo a casa trafelata perché i dischetti assorbilatte erano così intrisi da macchiarmi gli abiti. Portavo addosso ancora i molti chili in...

La faccia nascosta della Luna: da Apollo a Artemis, tra ricordi di famiglia e futuro 🌓

(Introduzione a Daniela Barone). Un filo invisibile lega il bianco e nero sfuocato del 1969 alla nitidezza digitale della missione Artemis II. Attraverso gli occhi di un bambino e i ricordi di una nonna, la Luna smette di essere solo un corpo celeste per diventare lo specchio delle nostre fragilità. Un racconto intimo sul senso di appartenenza a quel "piccolo puntino azzurro" che chiamiamo casa. (Daniela Barone).  Tra generazioni e memorie lunari «Nonna, vieni a vedere la luna.» Così aveva reclamato la mia attenzione Luca, il mio nipotino di due anni e mezzo. Era sul poggiolino della casa dei miei quella sera d’estate del 2019. Indossava un pigiamino corto leggero e si teneva alla ringhiera arrugginita. Mio padre, vedovo da diversi mesi, già dormiva ma lui non ne voleva sapere di andare a letto. Aveva buttato per gioco nel cortile sottostante numerose mollette e si trastullava con le poche rimaste nel cesto. Stringendo la manina di Luca non potei fare a meno di pensare a qua...

Marina e io: un’amicizia spezzata tra gatti, baci a stampo e addii senza ritorno 🐈💋🙋

(Introduzione a Daniela Barone). Un pianerottolo invaso dai gatti, l'odore di tabacco da fiuto e la scoperta dei primi, innocenti segreti. Marina non è stata solo la "prima amica", ma lo specchio di un’infanzia libera che si scontrava con il rigore di un mondo adulto fatto di pulizia ossessiva e addii senza ritorno. Un racconto che profuma di Genova anni '60 e della malinconia di chi, per crescere, ha dovuto imparare l'arte crudele del "tagliare i ponti". (Daniela Barone). L'incontro con Marina e la vita nel quartiere Oregina Marina fu la mia prima amica quando ci trasferimmo a pochi isolati dalla casa popolare in cui ero cresciuta. Bastava una camminata di dieci minuti per ritrovare le amate vicine e i negozietti dove facevo la spesa per la mamma con una sportina rossa a rete.  La nuova abitazione aveva una vera e propria camera da letto per mio nonno, prima costretto a dormire nell’ingresso. Nessuna stanzetta per me, invece: ancora una volta avrei ...

Trump contro Papa Leone: la verità del sacro contro lo spettacolo del potere ☧♛

(a.p.). Qual è lo spazio vitale capace di nominare la realtà quando il mondo sembra scivolare nell’irrazionale? Abbiamo perso la forza di dare un nome alla "blasfemia della guerra" e alla "brutalità del business", come ha fatto Papa Leone davanti al delirio di Donald Trump? La patologia del comando e il primato della pietas Un potere che si auto-ritrae nei panni di un Gesù guaritore, mentre deumanizza i bambini sotto le bombe, smette di essere un interlocutore politico: non c'è dialogo possibile, né replica dovuta a chi incarna una patologia dell’essere e del comando. All'onnipotenza di un comandante in capo che alterna il campo da golf all'annuncio di uno sterminio, bisogna opporre una sfida epistemica: la riaffermazione che la violenza non avrà l’ultima parola e che la pietas verso gli innocenti resta l’unico, vero cardine della civiltà. Quando la propaganda diventa spettacolo della morte Quando il linguaggio del diritto e della diplomazia viene svuota...

Ogni uomo è un cimitero: il presente abitato dai nostri cari 🍁

(Introduzione a Marina Zinzani). Un legame invisibile annulla la distanza tra chi resta e chi se ne è andato. Non è solo memoria, ma una forma di coabitazione spirituale. In questa riflessione, l’autrice prende spunto dalle parole profonde della serie TV "Shtisel", centrata su una famiglia di ebrei ultra-ortodossi, per esplorare l’idea dell’uomo come "cimitero vivente": un luogo dove i nostri cari continuano a guardare il mondo attraverso i nostri occhi, trasformando l'assenza in una presenza lieve e costante. (Marina Zinzani). «Perché alla fine i morti non vanno da nessuna parte, sono stati sempre tutti qui. Ogni uomo è un cimitero, un cimitero presente in cui vivono tutti i nostri nonni, il padre, la madre, la moglie, il figlio.» Il dialogo mai interrotto Questa è una delle frasi più intense e commoventi della serie Shtisel, una citazione di Bashevis Singer ripresa in una scena magnifica in cui si riuniscono, idealmente e visivamente, i vivi e i morti. È un me...