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Covid, un anno dopo

Paure, delusioni, la fiducia a cui non rinunciare


di Cristina Podestà

Un anno con il Covid. Sembra un attimo ma è già trascorso un anno. Lo sconosciuto nemico ci sta torturando già da 12 mesi. E ancora non vediamo luce in fondo al tunnel. I vaccini, a volte ci sono, a volte li promettono.
È cambiato poco rispetto allo scorso anno, solo che noi non siamo più sorpresi, contiamo i morti e i positivi con più nonchalance, abbiamo consapevolezza che il nemico serpeggia tra noi indisturbato, forse più del marzo 2020.
I nostri comportamenti non sempre sono corretti, le nostre paure hanno preso forma. Cantavamo sui terrazzi ora non più. Eravamo mossi da un grande senso di comunione, di umanità, pronti a stringerci virtualmente al grido di “Andrà tutto bene”. 
Adesso è cambiato. Non è andata proprio così bene come si credeva, non è uscita fuori la parte migliore di noi. Tutt’altro. 
Però forse siamo più consapevoli delle nostre risorse interiori, stiamo affrontando con grinta e consapevolezza un evento mai immaginato possibile, resistiamo tutto sommato. È questo che ci porta, nonostante tutto, a sperare in un domani più sereno. 

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