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Fiato

Il ritratto della mente in un soffio


di Bianca Mannu

Un fiato.
Neanche.
Solo un’emissione
che
si vorrebbe grido
forse strido
ma meglio trillo
esile
a schizzare fresco sulla verticale
per esistere
e
come inno iniziale
annunziarsi col primato spirituale
di pneuma sopra l’ente …
che si spalma carneo
sul pavimento lunatico
del frenulo
dove essa/lei – la lingua –
biascicando impara numinosi idiomi
mentre convoglia
viscerali minacce fuori dalla bocca
e degli sfinteri intorno
la radicalità feroce.
Già un dittongo 
appella intero un codice
che risuona in Olimpo e in Antiaverno
e comanda per fili
di folgori e di nembi
un tendersi
un modularsi di labbra
che
forte sui denti e su lingua
con tenui lambimenti
impatti
perché il mondo entri
bagnato di saliva
per la bocca
e s’affacci dai fessi sensoriali
per vedersi ritratto nella mente umana
in guisa d’anima.
È cominciato così
l’immane veritiero inganno
per cui - trafficando ciascuno
nel chiuso poroso della mente -
giura e spergiura di maneggiare il fuori
e articolando voci e torpidi grafemi
il volano di tutto il marchingegno aziona.
Crede.
Dice lui che proprio così funziona.    
Mente! E però così ragiona:
che se dici “carro” tutto intero il carro
passa per tua bocca!
Celiando un poco
fa balenare – condizionato - il vero.  
E in tale curioso rimpiattino
s’arrabattano a vivere i bipedi animali
prendendo come lucciole
le più cieche lanterne
per campare la sorte
sapendo già della condanna
a morte.

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