Pagine Letterarie

Pagine Letterarie
(foto ap)

lunedì 31 dicembre 2018

Addobbi di festa, e quel senso di vuoto

Il rapporto con le feste crea stati d’animo oscillanti

(ap) Addobbi floreali e tante candele. Composizioni che rallegrano ambienti e la tavola. Dalle più classiche a quelle ispirate alla natura invernale. Materiali di tendenza, colori alla moda. Il rosso ovunque, nelle cose e nell’abbigliamento, sino all’intimo, la sensazione di qualcosa che stordisce.

Presepi storici alla Certosa di Calci

(ap) Una mostra di presepi storici animati, ospitata in via permanente al Museo di Storia naturale dell’Università di Pisa, nella Certosa di Calci. L’appellativo di “storico” è particolarmente appropriato.

domenica 30 dicembre 2018

Philip Roth, scrittore realistico e visionario

Perché scrivere? (Einaudi, 2018) raccoglie saggi, interviste, riflessioni dello scrittore americano contemporaneo più stimato e premiato. Un’originale lettura di sé da parte dello stesso autore: Philip Roth è scrittore insieme realistico e visionario

(ap *) Difficile mettersi davvero a nudo, per uno scrittore, ma ci si può provare. Quando si tratta poi di Philip Roth, il più noto e premiato scrittore americano (anche se non ha vinto il Nobel), il compito sembra immane se non fosse che proprio lui ha dato un contributo prezioso con Perché scrivere?, una raccolta di testi scritti tra il 1960 e il 2013, ora uscita in Italia con Einaudi (2018), dopo la pubblicazione negli Stati Uniti, l’anno precedente, con l’analogo titolo Why write?

Luce di settembre

Parole insieme, tra presente e futuro

di Giovanna Vannini

Si svegliò presto. Mise scarpe da passeggio e giubbotto da inverno. C'era luce di dicembre in cielo e non di fili a led. Prese il passo annusando l'aria fredda. Avrebbe percorso 4 km e 300 metri, quanto c'era dall'uscio di casa sua a quello di Giacomo.

sabato 29 dicembre 2018

Null'altro che questo

Un addio, ciò che si lascia

di Maria Cristina Capitoni

Quattro lupi sparsi
Ecco cosa lasciasti
Increduli e scodinzolanti
Ancora annusano laddove
Li governasti l’ultima volta 
Pensando
Che ce ne sarebbe stata ancora e poi di nuovo
Che la morte non fa paura
Non a te
Che la cercasti prematura

Camminare

Una malattia, quanto di buono si possa ugualmente trarre dalla vita

di Marina Zinzani
(Commento a Il bastone marrone, PL, 28/12/18)

Ho oltre sessant’anni e mi hanno trovato una malattia, il medico dice che devo camminare. Non l’ho presa bene, certe cose si sentono dagli altri, sono parole sconosciute che diventano improvvisamente familiari. Anch’io nel club, quindi.

Viaggio al termine della notte

I fantasmi che accompagnano le ultime ore della notte

di Bianca Mannu

Intemperante e vano gialleggiare
di presunta primavera addosso
a prode che s’accompagnano - umide
e senza cagione dimesse e gentili -
all’asfalto avverso della statale
Piomboso asfalto che guizza
convulso piombo che schiocca
al succhio sbrigativo - ma pugnace -
d’infocati pneumatici lanciati
in vortici di danza rettilinea

venerdì 28 dicembre 2018

Il bastone marrone

Curiosità, interessi, eccentricità di un’anziana signora. L’abitazione come vicenda personale, ma anche collettiva di un’epoca. Poi la malattia. Il pudore. E un pizzico di ironia

Racconto
di Angelo Perrone

La camera da letto non era uguale a nessun’altra e lei non avrebbe mai voluto lasciarla. Ma un giorno Teresa fu ricoverata in ospedale, e vi rimase per un tempo che le sembrò eterno.
Abitava in un palazzo d’epoca umbertina, vicino al fiume. Le finestre dell’appartamento, posto all’ultimo piano, si affacciavano su un ampio viale, ai bordi del quale alberi altissimi sfidavano il vento. Lo sguardo poteva distendersi liberamente su tutta la parte nord-ovest della città sino alle colline da cui, in primavera, giungeva il profumo dell’erba nuova.

giovedì 27 dicembre 2018

Stagione malata

Un boato e nulla fu più come prima

di Paolo Brondi

Il professor Luca Giorgi era molto amato dai suoi quindici studenti. In quell’aula di università pisana si respirava il sapere con gioia. Il programma verteva su “Nietzsche, potere e giustizia” e le parole del professore destavano echi profondi.

Il risveglio del mattino

Risveglio mattutino di E. Gonzales
Basta poco, e qualcosa può cambiare nella nostra vita

di Marina Zinzani

Si crede che nulla possa cambiare le cose, ma è in quel momento, cupo, in cui non si vede mutazione, mutazione positiva, che qualcosa può accadere, che bisogna staccare i fili col passato e guardare avanti.

mercoledì 26 dicembre 2018

Le accadde

Svegliarsi così alterati dopo essere scivolati nel mondo dell’altro

di Bianca Mannu

Di scivolare le accadde -
dal ciglio aperto incauta
al giorno … di scivolare
ruzzando come per gioco
dal riso della melagrana
nel cosmo cifrato dell’Altro
E ivi - sorbita in un sonno
di gemma l’ebbrezza dei cembali –
svegliarsi alterata
in ignoto mattino

martedì 25 dicembre 2018

7 euro l'ora

Da Tgcom24
Il costo della solitudine e della fraternità

di Marina Zinzani

7 euro l’ora. Un ragazzo di vent’anni disabile ha messo un annuncio su Facebook, cerca amici, ed è disposto a pagarli 7 euro l’ora. E’ immobile a letto, affetto da Sma.

Pensieri di Natale

Sotto un portico, fra i cartoni, la notte di Natale

di Marina Zinzani
(Commento a Tempo di Natale, non solo fiabe, PL, 24/12/18)

Io attendo, attendo che il mio cuore torni ad aprirsi, che le mie labbra tornino a sorridere, che i miei occhi tornino a brillare, che il mio corpo torni a correre, a correre la mente, e vada oltre, la mente.
Io attendo che ci sia qualcuno, qualcosa, aldilà della collina. Io attendo l’oblio per pagine oscure, e che i ricordi struggenti, i più belli, non scompaiano, nella moltitudine degli anni.

lunedì 24 dicembre 2018

Tempo di Natale, non solo fiabe

Attesa davanti al mare delle cinque terre, di L. Rossetto
Abbiamo perso il senso del tempo, limitato al presente fugace: occorre riscoprire il valore dell’attesa e della speranza

(ap *) Quanti di noi, ogni momento, sono intenti a guardare il proprio cellulare? Immersi nella connessione perenne, con tutti e tutto, e dunque con niente? C’è l’ingordigia di cogliere qualsiasi aspetto della vita corrente, nell’illusione di viverla più intensamente che in ogni altro modo. Un’abbuffata di notizie, video, contatti con chiunque, senza sensi di colpa per questo sperdimento continuo del nostro esistere.

Arianna

Artianna dà a Teseo il filo per uscire dal labirinto, di P. Pelagio
Perdersi e poi ritrovarsi, l’eterno filo della vita

di Marina Zinzani

I labirinti nei prati
ti ricordi da bambino quando entravi e ti perdevi?
i labirinti degli adulti
vai a capirli, con le loro ombre
i labirinti fatti a specchi
quanti sé, quante parti di noi, anche deformate

domenica 23 dicembre 2018

Un po' di calore

di Marina Zinzani
(Tratto da “I racconti dell’acqua”)
(Commento di Angelo Perrone)

(ap) Il lavoro che diventa precario, incerto, quasi affidato al caso. La minaccia dei licenziamenti perché c’è la crisi, e non tutti mantengono il posto. L’occupazione è soggetta a mille disavventure che possono cambiare il senso della vita, le sue possibilità concrete: le spese, gli studi dei figli, tutto l’avvenire della famiglia. Si vive la fragilità di certi momenti e si avverte un freddo dentro, molto più pesante di quello che accompagna la stagione invernale.

sabato 22 dicembre 2018

Bagagli

Un aereo, il viaggio del cuore

di Giovanni Muzi

E’ scritto nel tempo,
il cielo su cui l’aereo
lascia una scia bianca
che si perde e muore
per continuare.
Il cuore fa scalo
molte volte
prima di arrivare.

venerdì 21 dicembre 2018

Augusto (L'empatia)

La danza, di H. Matisse
di Marina Zinzani
(Introduzione di Angelo Perrone)

(ap) Racconti dedicati alle emozioni. Quello stato d’animo così precario e sfuggente, che dura un attimo e poi svanisce. Non è come i sentimenti: costruiti nel tempo e nello spazio, con radici ben salde, difficili da scalzare. I segni di quell’evanescenza appaiono all’improvviso, possono anche durare più di quanto si immagini, ma non è sicuro, più probabile è che se ne smarrisca persino il ricordo.

Folate di freddo

Il sole che fa capolino tra le nubi d'inverno

di Paolo Brondi

Svaniscono sogni sognati
e s’annuncia l’inverno
con nebbia e neve
tutta d’intorno
Fra secchi e tristi cespugli
passeri lenti sfuggono

giovedì 20 dicembre 2018

Spiriti delle nebbie

Ciò che si muove, nel silenzio e nel buio

di Marina Zinzani

Spiriti delle nebbie
che dimorate nelle case e nell’aria
parlatemi
forse potete aiutarmi
Si definisce così l’inquietudine dell’uomo

mercoledì 19 dicembre 2018

Prima del tramonto

Le ombre che calano sulla relazione d'amore

di Paolo Brondi

Durante i mesi di distacco da Luisa, accaddero altri eventi che portarono nella mia vita grandi mutamenti. Fui coinvolto in casi ed esperienze che mi permisero di ripercorre all’indietro la vita rivalutando il passato e riscattando ogni dolore.

Ulisse

La partenza di Ulisse, di C. Lorrain
Il fascino eterno della partenza e del viaggio

di Marina Zinzani

Devi partire
devi andare
devi varcare mari
conoscere persone
aprire la tua mente
devi inseguire il vento
dove ti porta il vento
anima che viaggia

Fiori gialli

Sul colle a Settignano, di T. Signorini
I sogni e la realtà, la ragazza che ascoltava le foglie

di Giovanna Vannini

Sapeva perdersi e fermarsi e ascoltare. Valentina, piccola donna dai sogni leggeri, dal sonno pesante, dagli sbadigli rumorosi. Quando rientrava da scuola gettava con grazia i libri sulla sedia dell’ingresso e andava.

martedì 18 dicembre 2018

Lo Stato questo sconosciuto

Hegel: la valorizzazione dell’idea di Stato non è l’anticamera del sistema autoritario

di Paolo Brondi

Troppi interpreti, secondo la forza e l’affidabilità delle rispettive ideologie, hanno elevato Hegel ora a filosofo della restaurazione, ora a filosofo della rivoluzione. Simili immagini di un Hegel spostato a destra o tutto cacciato a sinistra sono equivoche, generalizzanti e generiche. Si tratta di deformazioni ideologizzate e politicizzate quelle che fanno di Hegel il teorico o ideologo dello Stato borghese.

lunedì 17 dicembre 2018

Come un black hole

Il mutamento dell’anima nell’espressione dello sguardo

di Bianca Mannu


Tondi gli occhi suoi si s’erano fatti

E - d’un tratto - come un black hole

s’erano succhiati quel bagliore -
lo splendido barbaglio che
l’intelletto e il cuore regalavano
insieme alla pupilla sua -
suo libero emblema

domenica 16 dicembre 2018

Persefone

Il mito della dipendenza e della rinascita

di Marina Zinzani

Dipendere da una madre
fai così è meglio
dipendere da un padre
parla meno il padre
ma fa capire cosa si aspetta da te
dipendere da una relazione
chissà se è veramente amore
il suo silenzio
il volto altrove
poche attenzioni
dipendere dagli altri
lungo il cammino della vita

La vita, un risveglio sempre

In ogni stagione, quei segni che nutrono l’esistenza

di Marina Zinzani

Le barche che arrivano a riva
le foglie che rinascono sugli alberi
le tapparelle che si abbassano alla sera
il fuoco del camino, rimestare le braci
il piccolo vassoio di dolci da portare a casa
il gelato in un giorno di caldo che toglie le forze

sabato 15 dicembre 2018

Un giardino di fiori

L’importanza dei sogni, finestra sulla nostra vita

di Marina Zinzani

C’è una frase di Eleanor Roosevelt che parla di sogni: “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”. Abbiamo sentito altre volte qualcosa di simile, l’importanza di credere in ciò che si desidera, come se l’immaginare, la tenacia nel volere arrivare ad un traguardo abbia una potenza misteriosa che faccia accadere gli eventi.

Vento d'inverno

I ricordi della vita, mentre il vento freddo soffia così denso

di Paolo Brondi

Mugghia il vento
in aria tremante
e nubi in fuga
su colline invernali
rinnovando in voce
il denso dei ricordi
tra passato e presente

venerdì 14 dicembre 2018

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15 anni - Molti like

I gesti di morte della “rete”

di Marina Zinzani

Non ha importanza il suo nome, non ha importanza dove abitasse, neanche il suo volto ha importanza. Era però molto carina, e nei suoi grandi occhi aveva la gioia dei suoi pochi anni,  la frenesia di vivere, l’idea di una vita piena di possibilità.

Il profumo del sapone

(Foto Livornosera.it)
Vicolo dei lavandai a Milano. Angoli nascosti che richiamano antiche memorie: quando i panni si lavavano in pubblico

di Marina Zinzani

Le mani fredde, quasi gelate. Vestiti pesanti,  e mani nell’acqua. Lenzuola che si mettono a mollo, si tirano su, si passa il sapone, la spazzola, e poi ancora a mollo, una, due volte, e poi strizzare, sbattere. Sbattere ancora e strizzare. Strizzare forte. Guardare a fianco. C’è ancora il cesto pieno. Di cose da lavare.