Passa ai contenuti principali

Tutto il bene del mondo: Angela e il segreto dei sorrisi al telegiornale

Una vivace scena notturna di un bistrot o ristorante con tavoli all'aperto, dove diverse persone sono sedute e conversano animatamente. Le luci calde dell'interno e delle lampade esterne creano un'atmosfera accogliente e parigina.
(a.p. – INTRODUZIONE A MARINA ZINZANI) ▪️ Cosa si nasconde dietro il sorriso rassicurante della giornalista che vi augura la buonasera? Angela, la professionista perfetta che modula la voce in base alla notizia, porta ogni sera il mondo nelle nostre case. Ma è proprio durante un servizio su Parigi che la sua maschera rischia di incrinarsi, svelando il peso di un amore svanito sulle note malinconiche di Edith Piaf. Scoprite il lutto segreto di chi deve, nonostante tutto, continuare a sorridere.

(Marina Zinzani – I RACCONTI DELL’OMBRA) ▪️ Parole e sorridere. Tante parole, corrette, scandite bene, presentate con un sorriso, un’inclinazione gentile, o seriosa, se occorreva. Modulare la voce in base alla notizia, apparire un essere animato, con delle emozioni, ma anche tanta professionalità. Perché quella serviva, prima di tutto: la professionalità in quel lavoro che la portava ogni giorno a casa della gente, volto che si incrociava mentre si preparava la cena, o si era già a tavola, e la famiglia si raccoglieva.
Angela era una giornalista del telegiornale: che cosa strana finire proprio lì, davanti a tutti, al mondo si potrebbe dire, lei che di natura era timida e riservata: ma ci era finita piano piano, come ci fosse stato un disegno del destino. Era partita da una sostituzione, poi un periodo più lungo e poi un altro ancora più lungo, e via via era arrivata a quella sua presenza fissa. Il telegiornale, all’ora serale.
Non c’era stato bisogno di fare emergere particolari doti, c’era già tutto in lei: un volto rassicurante e gradevole, la voce pacata, un aspetto giovanile, dato che, pur avendo quarant’anni, ne dimostrava dieci di meno.

🇫🇷 Il filmato su Parigi: tutto il bene del mondo


Ecco, doveva andare in onda. Doveva sorridere, parlare, annunciare i filmati, dare le solite notizie purtroppo brutte o poco piacevoli. Le stesse cose di ogni giorno. Ma quella sera c’era un servizio finale. Un filmato su Parigi. Lei lo annunciò con un sorriso sulle labbra, era naturale fare un bel sorriso quando si parlava di Parigi.
Pochi minuti, un servizio sui Campi Elisi, sguardo sulla città dell’amore, secondo il sentire comune. Quando uno era innamorato, proponeva all’amata di fare un viaggio, anche breve, a Parigi. Capitava.
Anche a lei era capitato. Parigi… La brezza di un mattino di inizio estate, quel fresco che poi diventava caldo, cinque giorni da sogno in un hotel stupendo, la migliore cucina francese, ristoranti raffinati, un abito corto colorato che assomigliava a quel modo di vestire delle francesi, sobrio e civettuolo insieme, molto femminile. Essere felici a Parigi non era difficile, se si aveva accanto un uomo bello, con tutte quelle doti che piacciono alle donne, la gentilezza dei modi, la forza per proteggerle, la tenerezza e il sapere ascoltare. Tutte cose racchiuse in un uomo, quella cosa che si poteva definire con quella parola così usata, anzi abusata, fontana benefica, scrigno delle meraviglie, sensazione magica e misteriosa. Definirlo amore poteva sembrare riduttivo.
Parigi scorreva sotto i suoi occhi sul video, i Campi Elisi e Place Vendome, ed ora un bistrot. Sembrava che lì ci fosse tutto il bene del mondo. La cioccolata calda, un dolce assaggiato in due. Ridere, ridere, ridere alle sue battute, perché era anche un uomo brillante, lui. Ridere e sentire così vicina la loro vita insieme, in una casa, con un piccolo giardino in cui tenere un cane, andare per negozi ed arredare insieme il loro nido, pezzo dopo pezzo, come si costruisce un amore, una storia importante, un mobile, poi un altro, poi un cane che diventa come un figlio, poi un figlio…
Parigi era mistero, una dea che le faceva vedere l’amore, dopo tante delusioni. Non era vero che le donne belle erano felici in amore, che trovavano uomini appena si voltavano: non era stato facile per lei fino ad allora, poco le interessavano i facili corteggiatori, e le storie che duravano era rare.
Parigi, Parigi, Parigi, Parigi e la notte, la follia, un bacio sulla Senna, Parigi e mille promesse, colori che riempivano i sogni, la vita che sarebbe stata lì a divenire. Una vita felice, e lei… una donna innamorata.
Non si può essere infelici a Parigi, se lo si è non si è proprio normali… L’aveva sentita dire una volta, questa frase.

💔 Edith Piaf e la felicità sgretolata


Le immagini del filmato stavano finendo, c’era stata da sottofondo la voce di Edith Piaf, la sua canzone “La vie en rose”. Donna sfortunata in amore, Edith Piaf. Amore ricercato tutta la vita, quasi una maledizione il trovarlo e perderlo, gli dei cattivi che danno alcune cose, fama, denaro, ma l’amore lo fanno solo intravedere, e c’è qualcosa di beffardo e terribilmente crudele in questo, nell’amore intravisto e poi portato via.
Edith Piaf aveva fatto sognare il mondo intero, non solo i francesi, e la sua voce vibrava ancora e commuoveva, musica di sottofondo di tanti momenti. Era stata infelice, Edith Piaf…
La felicità sgretolata, poco dopo il viaggio a Parigi. Un incontro, in treno. Un incontro in treno che cambia la vita di lui, un’altra donna, con chissà quali requisiti, che gli si era seduta accanto e che gli aveva fatto perdere la testa. E a nulla erano valse quelle sue parole, terribilmente di circostanza, “vedrai, troverai un altro uomo che ti amerà come meriti, sei una persona speciale”, “sono cose che succedono, non l’avevo previsto”.

😢 Il peso del lutto e il sorriso finale


Si può portare dentro un lutto e dovere sorridere tutte le sere, davanti a milioni di persone, celare quel lutto senza che nessuno si accorga di un’inclinazione malinconica della voce, degli occhi che vorrebbero piangere, di lacrime rinchiuse in una stanza della mente, da cui usciranno poco dopo, in auto, o a casa.
Vita che passa, la felicità toccata e svanita, come Edith Piaf, usignolo, scricciolo, così fragile e allo stesso tempo forte, da andare in scena anche dopo la morte dell’amato.
Ecco, era svanita la voce di Edith Piaf e lei doveva sorridere, dire le solite frasi di circostanza, il telegiornale stava finendo, augurare a tutti buona serata, fare credere che tutto andasse bene.
Ma quanta tristezza in quegli occhi, quando si alzò dalla sedia… Nessuno, di quelli che erano in studio, lo notò… Lei diede loro di spalle, amara sensazione, peso rinchiuso dentro un’anima ferita. E quando si girò aveva il solito, rassicurante, sorriso.

Commenti

Post popolari in questo blog

Lettera a Elisabetta, la figlia nata due volte 🤱

(Introduzione a Daniela Barone). I legami superano le distanze, le incomprensioni e persino le separazioni forzate. In questa lettera, una madre ripercorre la storia di sua figlia Elisabetta: un viaggio fatto di ribellioni necessarie, rinascite dolorose e una ricerca incessante della propria libertà. Dalla sofferenza di un "secondo parto" emotivo alla conquista di una vita autentica, questo racconto è un inno all'amore indissolubile e alla forza di ricominciare. (Daniela Barone). Il debutto di "Pentolina" e i primi anni Eri nata una mattina soleggiata di dicembre, alla stessa ora in cui avevo dato alla luce Francesco, il tuo fratello maggiore. Quando ti avevano messa fra le mie braccia ero rimasta un po’ delusa dalle tue fattezze: mi aspettavo una bimba dai capelli biondi e radi come quelli di Francesco ma tu stranamente avevi una capigliatura castana lunga e folta che ti faceva assomigliare ad una scimmietta.  Il tuo visino era così largo che tuo padre ti aveva...

Nefertiti, regina silenziosa, e la mia voce ritrovata: il riscatto come donna 👑

(Introduzione a Daniela Barone). Gli incontri attraversano i millenni per parlarci direttamente al cuore. Durante un viaggio in Egitto, tra i colossi di pietra e il soffio del deserto, la figura di Nefertiti esce dai libri di storia per diventare lo specchio di una rinascita personale. Questo racconto è il diario di un’epifania: la scoperta che la regalità non risiede in un copricapo d’oro, ma nella forza di riprendersi la propria voce. (Daniela Barone). Sotto il sole di Luxor: l’incontro con l’eterno Nel mio ultimo viaggio in Egitto trascorsi una giornata al maestoso sito archeologico di Luxor, la Tebe dell’antichità. La guida locale che parlava italiano con un leggero accento calabrese ci aveva mostrato sotto un sole rovente i colossi di Memnone, la Valle dei Re e il tempio di Karnak. Dopo aver ammirato la mummia annerita del giovane Tutankhamon, morto a soli diciannove anni, contemplammo i mirabili dipinti che ritraevano il faraone Akhenaton.  Nella stele di confine che prende i...

25 aprile, la Resistenza come manutenzione della democrazia 🇮🇹

(Introduzione ad a.p.). Il 25 Aprile oggi: non solo memoria, ma cantiere aperto della democrazia. In un’epoca di spinte autoritarie e riforme che minacciano gli equilibri costituzionali, la Resistenza si riscopre come forza dinamica e costruttiva: il presidio necessario per garantire diritti, dignità e giustizia a ogni cittadino. (a.p.). Un’eredità dinamica tra memoria e progetto C’è un filo rosso che lega le montagne della Val d’Ossola alle aule della Corte Costituzionale, un’eco che non si è spenta con l’ultima raffica del 1945 ma che continua a vibrare ogni volta che un "peso" cerca di schiacciare il suo "contrappeso". Oggi la cronaca ci impone di declinare questo termine nel suo significato più alto e urgente: la resistenza delle istituzioni. È necessario però liberare il termine da una concezione puramente “negativa”: la Resistenza non è solo un’attività passiva e difensiva, un semplice "no" opposto al declino, ma una posizione costruttiva e dinamica,...

Il diritto a peso: quando la tangente diventa "modica" 💊

(Introduzione ad a.p.). L’Italia sperimenta la "farmacopea del diritto". Il ministro Carlo Nordio replica alle richieste di rigore dell’Unione europea in materia ammnistrativa e propone di sdoganare la corruzione di "lieve entità", equiparando la mazzetta alla modica quantità di stupefacenti. Un’analisi sul rischio di una democrazia svenduta al dettaglio, dove la legalità si misura col bilancino e il malaffare diventa un peccato veniale. (a.p.). Mentre l’Unione Europea sollecita l’Italia ad adottare misure più incisive contro la corruzione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde in Parlamento con una tesi che ha il sapore del paradosso: «Non è una bestemmia parlare di modeste mazzette». Secondo il Guardasigilli, se l’ordinamento già contempla la "lieve entità" per il possesso di stupefacenti, lo stesso principio dovrebbe valere per il pretium sceleris della corruzione. La farmacopea del diritto: dosi omeopatiche di malaffare Siamo alla farmacope...

Stupiscimi ancora: un amore che sfida il tempo e la vecchiaia ⏳

(Introduzione a Giovanna Vannini – Commento a.p.). Un’invocazione attraversa il tempo, dai sensi allo spirito. L’autrice ci conduce in un viaggio che parte dal desiderio di essere "invasi" dall'altro per approdare a una saggezza superiore. È il ritratto di un amore che non teme la vecchiaia e che, anzi, vede nel reciproco sostegno la soglia per un "oltre" dove la separazione non ha più cittadinanza. (Giovanna Vannini). L'invocazione dei sensi e della memoria Stupiscimi ancora  come l’inizio oramai già in memoria.  Avvolgimi  nelle spire della tua fragranza in abbraccio.  Invadimi  di versi sussurrati sul collo.  Guardami  unica alla tua vista che di me s’acceca.  La saggezza del dono silenzioso Sorprendimi  con le tue rughe di saggezza.  Dammi  ciò che in silenzio non chiedo. Traghettami  nel futuro in rimanenza. Sorprendimi con le tue rughe di saggezza. L'approdo dove il tempo si ferma Quando stupirsi  sarà soltanto la ma...