Passa ai contenuti principali

💔 Lettera per Nina: torna sui tuoi passi. Il mistero di un abbandono e la paura di amare

Gabbiano in volo solitario nel cielo blu, con le ali spiegate che attraversa una nuvola bianca. (Simbolo di libertà e fuga).
(Introduzione ad a.p.). «Torna sui tuoi passi, ti aspettiamo.» Questa lettera è un appello straziante per qualcuno che è stato crudelmente tradito da chi amava e che, dopo essere stato soccorso, è fuggito di nuovo, incapace di fidarsi. È la storia universale di chi, segnato dalla perfidia, confonde l'amore con la prigione. Leggi fino in fondo per scoprire la vera identità di Nina.

😥 Il gesto improvviso e cattivo: la ferita di un tradimento

(a.p.) ▪️ Ciao Nina, dovunque tu sia e se puoi farlo, torna sui tuoi passi, ti aspettiamo. Alcune persone, di cui ti fidavi e per le quali magari provavi affetto e riconoscenza, improvvisamente sono state cattive con te, ti hanno fatto credere che avresti fatto una passeggiata, che avresti visto un posto nuovo dove correre e divertirti come non era mai accaduto prima. Poi c’è stato, da parte di quegli sciagurati, un gesto improvviso e cattivo: sei rimasta gravemente ferita dopo quel gesto. Non si sono preoccupati di nulla, né di tè né degli altri passanti. Essi, con quel gesto e dopo di esso, ti hanno lasciato agonizzante sulla strada, e tu hai rischiato persino di morire brutalmente, investita da qualche auto di passaggio.

😟 Lo sguardo impaurito: l'incapacità di fidarsi ancorai

Alcune persone buone ti hanno visto però; ti hanno soccorso e curato, portandoti in un luogo sicuro, ma eri molto scossa, abbiamo visto tutti il tuo sguardo sempre impaurito. Non riuscivi a guardare in faccia quelli che ti avevano aiutato, né a manifestare il tuo sollievo e la tua gioia. Lo sguardo era sempre rivolto altrove, quasi cercassi ancora le persone con le quali eri stata in precedenza, chissà se ti sei chiesta il perché di tanta perfidia, il motivo per cui delle persone amate possono diventare di colpo tanto cattive e prive di riconoscenza.

🕊️ La fuga solitaria: cercando libertà da ogni vincolo

Sei rimasta poco tempo nel nuovo luogo, pur sicuro; sei scappata all’improvviso senza una ragione; lì ti accudivano, dopo aver curato le ferite; ti davano delle carezze; ti aiutavano ad uscire dall’incubo. Eppure, nulla di tutto ciò è bastato. Sei scappata da lì, una notte, mentre eri sola, addirittura a forza, riuscendo a trovare una strada per andartene. Non hai creduto che ci fosse ancora per te un affetto, forse hai immaginato che quella fosse una punizione ulteriore, hai creduto di trovarti in una prigione, oscura e pericolosa, e non in un luogo dove poter rinascere nell’affetto di altri. Così, te ne sei andata, cercando libertà, senza vincoli e costrizioni, come fossi un’aquila nel cielo.
Abbiamo compreso perché sei fuggita, la paura è stata troppo forte, lo spavento è stato immenso, magari eri stanca di subire maltrattamenti, così non hai creduto che per te ci potesse essere ancora un po’ di amore. Però, ora torna indietro, ti aspettiamo.
Cane bianco, probabilmente un Maremmano o un Pastore, seduto su cemento o asfalto, con espressione cauta. (Potrebbe essere Nina.)
PS. Nina. Chissà qual era il suo nome. Così, però, è stata soprannominata una cagnetta trovata, gravemente ferita, un giorno, sulla superstrada FI-PI-LI. Qualche sciagurato l’aveva gettata dal finestrino di una macchina in corsa, come se fosse un rifiuto di cui sbarazzarsi in fretta. Chissà qual è stato il motivo di quel gesto. Alcuni viaggiatori hanno raccolto la cagnetta, le hanno prestato soccorso e l’hanno condotta in una struttura che accoglie cani abbandonati in vista di affidarli a chi li possa amare. Una mattina, non hanno più trovato Nina. Nella notte, aveva addirittura rotto la rete di recinzione ed era scappata via. Chissà dove.

Foto 1. Gabbiano in volo.
Foto 2. Nina.

Commenti

Post popolari in questo blog

Pensioni? Facciamo un bello spot. Il solco tra disagio sociale e politica 📺

(Introduzione a Marina Zinzani – Commento a.p.). Malattie, invalidità e vecchiaia rendono la vita un percorso a ostacoli, fatto di privazioni quotidiane e continui accertamenti. Di fronte a questo scenario, il testo che segue dà voce a due realtà distanti: da un lato il vissuto intimo e sofferto di chi vive con una pensione minima, dall'altro il cinismo calcolatore della politica. Una distanza incolmabile oggetto di riflessione nel commento finale. (Marina Zinzani).  Le voci del disagio: storie di ordinaria rinuncia «Vivo con la pensione di mia madre, e una pensione di invalidità. Ho una malattia che non guarisce, può solo peggiorare. L’Inps mi chiama per le visite, per vedere se sono guarito. No, non sono guarito. Sono peggiorato. La mia piccola pensione non è aumentata. Devo pagarmi delle medicine, oltretutto, e quelle c’entrano con la malattia ma per lo Stato non c’entrano. È una cosa un po’ complicata. Così ho anche questa spesa. Mi hanno amputato una gamba, un incidente, anni ...

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa. Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo. (Daniela Barone). Il peso di tre anni in uno scatolone Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercat...

Risveglio in cucina: silenzio e rito del caffè ☕

(Marina Zinzani) ▪️ 🧘 Solitudine necessaria: silenzio, aria fresca e la tregua dalle notizie Il risveglio del mattino, silenzio in cucina, guardare fuori, aprire la finestra e respirare l’aria fresca: quei minuti prima che tutto inizi si accompagnano ad una solitudine piacevole, necessaria. Il rituale del caffè. Il preparare la colazione. La televisione spenta. Nessuna notizia è ancora entrata, provocando in qualche modo pensieri, reazioni emotive: un nuovo femminicidio, venti di guerra che non si attenuano. Si è da soli, in quei minuti di silenzio. ☕ Il rito della quiete: caffè, pensieri tenui e l'imminente flusso Il caffè sorseggiato. Pensieri per la giornata. Le cose da fare. Uno spazio dove il silenzio è vita, l’assaporare una quiete che dura pochi minuti, perché poi la casa si anima. È tutto un correre, poco dopo. O un fare delle cose, assorbiti da un flusso continuo, spesso fatto di doveri e incombenze. Ma prima, in cucina, guardando dalla finestra, si riesce a vedere il tet...

Insegnavo inglese nella scuola professionale: tra gonne al ginocchio e domande sul sesso

(Introduzione a Daniela Barone). Gli anni Novanta nelle scuole professionali hanno rappresentato un microcosmo di transizioni sociali e generazionali. In questo racconto, una giovane insegnante di inglese condivide l'impatto con l'Istituto Professionale di Vigevano: un ambiente ruvido, dominato da dinamiche maschiliste e presidi grotteschi. Tra provocazioni e sanzioni, sarà l'ascolto empatico e un progetto di educazione affettiva – ispirato alle note dei Litfiba – a trasformare un conflitto di classe in un'autentica occasione di accoglienza e crescita reciproca. (Daniela Barone). L'arrivo all'IPSIA di Vigevano: dalle illusioni alla realtà Quando diventai insegnante di ruolo nel 1991 avevo 35 anni. La scuola che mi venne assegnata era l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato di Vigevano. Pur avendo dovuto rinunciare alla cattedra in un liceo per il mio punteggio non altissimo, mi sentivo comunque abbastanza serena. Infatti dieci anni prima a Genov...

Il campanello dello 8: un abbraccio dopo il segreto

(Introduzione a Paolo Brondi). Nella cornice idilliaca di una villa a Fiesole, si consuma il dramma silenzioso di Saverio. Diviso tra l'amore profondo per la sua compagna Laura – un commissario capo assorbito dai doveri della giustizia – e una solitudine pomeridiana che riapre antiche ferite d'abbandono, l'uomo si ritrova a fare i conti con il vuoto e la noia.  Sarà un'interruzione brusca e inaspettata nella routine del suo studio medico, lo squillo insistente di un campanello alle otto del mattino, a squarciare il velo sui segreti del passato. Il racconto ci conduce lungo i sentieri misteriosi degli affetti familiari, dove una verità rimasta a lungo nell'ombra si trasforma nell'occasione per riscoprire il senso profondo dell'amore e della fraternità. (Paolo Brondi). La vita a Fiesole e la solitudine di Saverio Saverio Motta e Laura Baldi, ormai conviventi, vivevano tranquilli in una villa, da lei acquistata per una fortunata occasione, a Fiesole. Vi si acce...