La nostra libertà: ascolteremo l'allarme dei giuristi? 🚨

Ritratto artistico stilizzato di una donna con i capelli mossi, realizzato con linee curve e colori caldi come arancione, blu e giallo ocra, che suggerisce serenità e riflessione.
Siamo stanchi dei proclami urlati e delle promesse che non mantengono. Ogni giorno, sentiamo politici promettere giustizia più veloce, ma la realtà è che il postino arriva tardi, le code in tribunale restano infinite e a noi, cittadini comuni, cambia poco o nulla. Quando un intervento viene spinto con toni aggressivi e minacciosi, il sospetto di chi deve votare è legittimo. 
Questo non è un dibattito per giuristi, ma un test di buon senso per tutti noi: è lecito chiedersi se dietro la retorica non si nasconda un tentativo di controllare la giustizia. La vera battaglia non è sui tempi dei processi, ma sul rischio sulla professionalità futura dei magistrati. Per il cittadino, professionalità significa semplicemente la capacità del giudice di decidere bene, con imparzialità e competenza tecnica, e questo è il bene che la riforma minaccia di compromettere.

(a.p.) ▪️ Le aule di giustizia erano impregnate dell’eco dei processi farsa del fascismo quando i costituenti iniziarono a scrivere la nostra Carta. Molti avevano visto con i propri occhi come una magistratura asservita al potere potesse trasformare la legge in strumento di paura. Da quelle ferite nacque una scelta: costruire un sistema in cui la giustizia fosse indipendente, “soggetta soltanto alla legge”, come recita l’articolo 101. Fu un equilibrio lento e faticoso, conquistato con dialogo e memoria delle dittature, che oggi rischia di essere incrinato da riforme frettolose: bastano poche decisioni per intaccare ciò che ha richiesto anni di lotte e visione.

🗳️ La propaganda urlata vs. la ragionevolezza silenziosa

La campagna governativa sulla giustizia, aggressiva nei toni e martellante nei media, si scontra con le posizioni equilibrate di giuristi ed esperti. Per l'osservatore comune, questa aggressività retorica non è un segno di forza, ma un campanello d'allarme: perché urlare, quando si potrebbe spiegare con calma?
Voci autorevoli del mondo giuridico e culturale, tra cui Gianrico Carofiglio, Chiara Salvatori, Stefano Celli e Giuseppe Santalucia (ex presidente dell'ANM), criticano la riforma della separazione delle carriere.
Secondo Carofiglio, la riforma è “surreale e grottesca”, in quanto mira a un controllo politico sulla magistratura attraverso la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM). Questa duplicazione, agli occhi del cittadino, non è efficienza, ma burocrazia doppia: un doppio CSM, il doppio delle poltrone e il doppio dei costi. Chi paga? Sempre noi.
Chiara Salvatori aggiunge che la riforma «non migliorerà l'efficienza della giustizia né ridurrà i tempi dei processi». Al contrario, la duplicazione del CSM e l'istituzione di un'Alta Corte comporteranno un aumento dei costi e del personale fuori ruolo, con il rischio di una «deriva difensiva» dei magistrati.
Questo significa, per il cittadino, che la lentezza resterà, ma il Giudice che dovrà decidere il suo caso potrebbe essere più legato al potere politico che alla Legge, compromettendone la professionalità e la capacità di giudizio sereno.

🗳️ La tesi nuda e cruda: salvare la capacità di decidere bene

Le parole di Stefano Celli e Santalucia sottolineano che questo non è un semplice aggiustamento tecnico, ma un vero e proprio tentativo di sovvertire gli equilibri democratici, minando l'autonomia della magistratura. La critica al ministro Nordio, circa «l'offesa ai giudici», svincolata da profili personali, si concentra sulla sua funzione e su dichiarazioni che, seppur velate, sono percepite come un attacco diretto alla professionalità dei giudici.
Il punto è questo: Se il costo della riforma si traduce in più burocrazia, più costi e zero riduzione dei tempi per ottenere giustizia, l'unica cosa che cambia è la capacità della politica di influenzare la carriera e l'operato dei magistrati. La nostra vita quotidiana, fatta di disservizi, lentezza e assenza di risposte concrete, rimarrà immutata, ma con l'aggravante di un Giudice la cui professionalità potrebbe essere inibita dal timore di ritorsioni politiche.

🗳️ Responsabilità civile: la scommessa sulla maturità

Le regole che sorreggono una democrazia non nascono dall’oggi al domani: sono il risultato di processi lunghi, fatti di compromessi, dibattiti e maturazione collettiva. La Costituzione italiana ne è l’esempio più chiaro: frutto di anni di resistenza e consenso faticosamente conquistato.
Questo “tempo lungo” è una garanzia: ogni principio è stato ponderato alla luce della storia e delle derive autoritarie già vissute. Ma ciò che richiede decenni per essere edificato può essere eroso in poche mosse. Una legge mal concepita o una riforma affrettata può incrinare in poco tempo equilibri costruiti con cura, perché le istituzioni democratiche non sono scolpite nella pietra: vivono nella pratica quotidiana, e ogni cedimento diventa precedente per altri arretramenti.
Democrazia non significa solo votare, ma soprattutto garantire che le regole siano uguali per tutti e che i diritti possano essere difesi anche contro le maggioranze del momento. Questa garanzia la offre un sistema giudiziario autonomo, capace di applicare la legge senza temere pressioni politiche o economiche. Se i giudici non fossero liberi, la maggioranza di governo potrebbe piegare la legge ai propri interessi, svuotando di senso il principio di sovranità popolare. 
Come ricordava Piero Calamandrei, la magistratura è “la sentinella della libertà”: senza un giudice indipendente, ogni diritto rischia di diventare un privilegio concesso dal potere. In questo senso, la giustizia autonoma non è un dettaglio tecnico ma l’ossatura stessa della democrazia: assicura che il potere resti soggetto alla legge e che ogni cittadino, forte o debole, possa trovare protezione nello Stato di diritto.
La difesa di questi principi non può essere delegata solo alle istituzioni o agli addetti ai lavori. Ogni cittadino ha il dovere di vigilare, informarsi, partecipare al dibattito pubblico, sostenere chi tutela lo Stato di diritto. Come ammoniva Norberto Bobbio, «la democrazia non è mai un fatto compiuto, ma un processo continuo di conquista e difesa dei diritti». Custodire una giustizia indipendente significa proteggere la capacità del Giudice di decidere bene: è un compito che riguarda tutti, oggi più che mai.

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