Passa ai contenuti principali

🍰🎶 La Sacher, Diana Ross e l'incanto di un ricordo

(Marina Zinzani)     ▪️Come la madeleine di Proust. L’autunno avvolge con i suoi colori, foglie che cadono dagli alberi striate di rosso, di giallo. Foglie secche per terra. È freddo. Il bar appare un luogo caldo, le poche persone che ci sono leggono il giornale, bevono un caffè, entrano, escono. Il sorriso delle due donne al balcone suggerisce un’atmosfera gentile.
Sedersi, ordinare un cappuccino e una piccola Sacher. Prendere un giornale dal tavolino a fianco, il signore ha finito di leggerlo. Sfogliare le pagine alla ricerca di notizie meno angoscianti del solito. La barista che arriva e lascia tutto sul tavolo. Il cucchiaino che gira lo zucchero del cappuccino. E poi...

🍫 Dolce e amaro, in autunno

Beh, la Sacher è un momento unico, non delude mai. Quasi bisogna assaggiarla piano piano, farla sciogliere lentamente in bocca, gustare l’amaro del cioccolato e il dolce della marmellata di albicocche, è un viaggio che appaga i sensi. Quasi bisogna chiudere gli occhi.
Dolce e amaro. La musica del locale non disturba, una vecchia canzone dei Bee Gees accompagna il piccolo momento di estasi. Poi un altro brano, una musica che viene da lontano, da decenni, dimenticata ed ora che ritorna come un vento che arriva, portatore di dolci impressioni.

✨Il sapore di madeleine

È la madeleine di Proust, uno scrigno che si apre, monili preziosi, fragilità del tempo, dolcezza e malinconia, un incanto, una sorpresa. Il mondo è la fuori, lontano. C’è solo questo momento e il velluto della voce di Diana Ross che canta “Do you know where you’re going to?”. Una carezza per l’anima, l’autunno oltre alla malinconia di una stagione che cambia ha portato una particella di bellezza, che viaggia attraverso una voce suadente che accende una luce su ciò che eravamo, sul tempo, sulla fragilità. 

#MadeleineDiProust #Autunno #SacherTorte #BeeGees #DianaRoss

Commenti

Post popolari in questo blog

Mamma, artefice di poesia nella mia vita 🌹

(Introduzione a Giorgia Deidda). Spesso la figura materna viene idealizzata, privata delle sue fragilità e costretta in un ruolo di perfezione irreale. I versi dell’autrice fanno l'esatto contrario. La poetessa guarda la propria madre negli occhi, riconoscendola prima di tutto come essere umano — una "bambina impaurita in mezzo a giganti" — per poi celebrarne la straordinaria metamorfosi in forza curatrice e generatrice. (Giorgia Deidda) Mamma, non importa cosa tu sia stata - Eri solo una bambina impaurita in mezzo a giganti –  Ma hai creato dal nulla e sei diventata artefice di  poesia, e tu stessa poeta e hai lavorato per tramutarti in cura e fiele dolce senza remore mi hai accolta e la carne è diventata uno, fondendosi in fuoco eterno. 

La promessa silenziosa: ti nascondo per proteggerti

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Ci sono promesse che non passano attraverso le parole, ma si radicano nel dovere morale di proteggere chi si ama. In questa poesia, il gesto di "nascondere" l'altro diventa l'atto di salvaguardia di un'anima fin troppo sensibile, incapace di reggere l'urto delle sofferenze del mondo. Un paradosso doloroso dove l'assenza e il non-riconoscimento diventano, alla fine, l'unica vera forma di tutela e di amore possibile. (Maria Cristina Capitoni). Poi quella promessa  mai dichiarata mi inchiodò al dovere  nulla avrei fatto  che non avresti accettato  senza mai chiedere  conferma al mio operato  fu così che armonia del cuore  t’ho nascosto ad ogni evento  per non farti male perché vibravi ad ogni grido d’aiuto  perché è stato meglio  non averti conosciuto.

Il calore del ritrovarsi: la festa come viaggio emotivo tra passato e presente

(Introduzione a Marina Zinzani). Le feste, specialmente quelle che celebrano i grandi traguardi della vita come i matrimoni, non sono solo occasioni di convivialità, ma veri e propri catalizzatori di emozioni. Diventano il pretesto perfetto per riannodare i fili del tempo, permettendo ad anime che hanno condiviso un tratto di strada passato di incrociarsi nuovamente. Che si tratti di cugini, zii o parenti lontani, queste occasioni riaccendono una scintilla profonda, sospesa tra nostalgia e gioia. (Marina Zinzani). L'incontro delle anime e l'anello dei ricordi Ritrovarsi dopo tanti anni: si organizza una festa, in genere è ad un matrimonio che ci si ritrova, ma non solo. La festa diventa un incontro di anime, che provengono dal passato, con cui si è fatto un tratto di strada assieme. Succede fra cugini, zii, parentele varie. I ricordi appaiono come avviluppati da un manto nostalgico, piacevole, umoristico anche, sono come anelli che si uniscono ed arrivano alla parte più profond...

Insegnavo inglese nella scuola professionale: tra gonne al ginocchio e domande sul sesso

(Introduzione a Daniela Barone). Gli anni Novanta nelle scuole professionali hanno rappresentato un microcosmo di transizioni sociali e generazionali. In questo racconto, una giovane insegnante di inglese condivide l'impatto con l'Istituto Professionale di Vigevano: un ambiente ruvido, dominato da dinamiche maschiliste e presidi grotteschi. Tra provocazioni e sanzioni, sarà l'ascolto empatico e un progetto di educazione affettiva – ispirato alle note dei Litfiba – a trasformare un conflitto di classe in un'autentica occasione di accoglienza e crescita reciproca. (Daniela Barone). L'arrivo all'IPSIA di Vigevano: dalle illusioni alla realtà Quando diventai insegnante di ruolo nel 1991 avevo 35 anni. La scuola che mi venne assegnata era l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato di Vigevano. Pur avendo dovuto rinunciare alla cattedra in un liceo per il mio punteggio non altissimo, mi sentivo comunque abbastanza serena. Infatti dieci anni prima a Genov...

Il giorno è tristezza, la notte paura

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Esistono stati d'animo in cui la realtà sfuma e la percezione si fa liquida, quasi ingannevole. L'autrice qui esplora il territorio d'ombra in cui la mente confonde i confini del tempo e dello spazio interiore. Il giorno e la notte diventano le due facce di una stessa medaglia — l'uno fatto di malinconia, l'altra di angoscia — mentre lo specchio dell'anima restituisce immagini di un passato frammentato.  (Maria Cristina Capitoni). La matrice è la stessa ma la mente confonde di giorno è tristezza la notte paura è un riflesso scuro  affollato di volti che non conosci ma ricordano il tuo.