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Corinna, la pioggia sul viso

Eleganza d'autunno, di C. Bresciani
Continuare a vivere, lasciando che il ricordo rimanga in noi

di Laura Maria Di Forti

Corinna aveva perso Paolo per una terribile, subitanea malattia. Tornava spesso con la memoria a quei giorni di tre anni prima, la sofferenza del marito, durata fortunatamente solo qualche giorno, forse troppo per lui che non riusciva nemmeno più a parlare perso com’era in un sonno comatoso, ma troppo poco per lei, per il dolore di essere rimasta sola, così repentinamente, senza che la malattia le avesse dato il tempo di preparare il cuore.
“Occorre sempre preparare il proprio cuore al dolore” pensava, “per ammaestrarlo, renderlo più duttile e malleabile, per darsi la possibilità di continuare a vivere”.
Corinna sapeva di essere riuscita a riemergere, dopo. Le era costato fatica, certo, ma era riemersa. Come un annegato che alla fine non annega, che si sbraccia tra i flutti e torna ad affiorare vedendo sopra di sé il cielo e in lontananza la riva. Ce l’aveva fatta perché lei era forte, coraggiosa, e amava la vita con l’ardore della giovinezza del suo cuore, forse dell’incoscienza, o forse dell’innocenza. Amava la vita, il profumo dei fiori, la rugiada del mattino, il sole che sorge e la brezza che ti accarezza il viso.
Paolo, suo marito, non l’avrebbe accarezzato più, ma lei sapeva che nel vento che soffia e nella pioggia che bagna dolcemente, lì, c’erano le sue carezze. E talvolta, nelle giornate piovose, di quella pioggia che cade lenta e perseverante, usciva per strada alzando il viso per lasciarsi bagnare gli occhi e sentire le gocce scivolare sul collo e immergersi in quella tenera, triste comunione. Entrare in contatto con Paolo per non dimenticarlo, per sentirlo ancora accanto.

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