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Bianco e nero

I mille volti del razzismo: ciò che scatena la discriminazione contro il diverso da noi


di Laura Maria Di Forti

Siamo tutti razzisti. Ogni paese ha qualcuno da mettere al bando, da odiare e da condannare, per un’ideologia religiosa, magari, o per ragioni territoriali, perché di pelle diversa o perché si tratta di nemici storici. Il più delle volte i motivi hanno radici che si perdono nella nebbia del tempo. Perché questo bisogno di un antagonista su cui riversare le proprie disgrazie e frustrazioni?

La Germania di Hitler ha sfogato il suo malcontento contro gli ebrei, da duemila anni ritenuti deicidi e per tale ragione condannati dal cristianesimo ad essere un facile bersaglio, così come la Turchia ha messo al bando i curdi, la Cina i tibetani, il Myanmar i Rohingya. Molte sono le etnie che rischiano di scomparire per odi assurdi, barbari, intollerabili.
E non è inammissibile l’odio che ancora oggi, nell’era di Internet e dei viaggi nello spazio, si scatena contro i neri proprio in un paese, gli Stati Uniti, che si è sempre proclamato la patria dei diritti umani?
Essere nero non è un privilegio. Essere nero significa essere povero, fare pare di una band ed essere considerato uno scarto della società, anche se i denti sono bianchissimi e si ha il ritmo nel sangue. Essere nero significa doversi confrontare giornalmente con chi crede nella supremazia bianca e nella divisione dell’umanità in razze, come se esistessero varietà genetiche.  Lo studio del DNA ha dimostrato che dal punto di vista biologico siamo tutti uguali. Sotto la pelle, almeno, pelle che può essere gialla o bianca oppure nera o una delle infinite varianti di tono.
Eppure, nonostante la scienza parli di un’unica razza umana, ancora oggi l’odio che inquina l’animo umano e lo porta a uccidere, ritorna a insanguinare le strade creando tensioni e divisioni nella società americana. Dopo aver depredato i pellerossa delle loro terre, dopo averli decimati e respinti nelle riserve, dopo aver schiavizzato il popolo africano e averlo sradicato dalle proprie radici per portarlo nel Nuovo Mondo, ora i bianchi vogliono condannare i neri a rimanere soggiogati, ad essere accusati di ogni crimine e a venire condannati ad una vita priva di dignità.
I bianchi, predominanti numericamente ed economicamente, non possono permettere ai neri di prendere parte al banchetto del potere americano. I neri sono cittadini di secondo ordine e la loro vita ha meno valore. In un Paese in cui le armi sono ritenute un diritto del cittadino, in cui la difesa delle proprietà è sacrosanta, in cui la polizia è più incline a sospettare di un nero che di un bianco, essere nero non è un bell’affare. Se diventa attore o cantante o musicista, allora è diverso, rischia addirittura di diventare un idolo. Ma se passa per le strade e incappa in un poliziotto un po’ irascibile o in un territorio di bianchi intransigenti, allora può finire male. La pelle nera non perdona. La pelle nera attira odio e ostracismo.
E se fosse l’inverso? Se fosse la pelle bianca ad essere perseguitata? Se nel passato storico le civiltà africane fossero progredite tanto da divenire forti e potenti e assoggettare le popolazioni europee? Se i neri si fossero procurati schiavi tra i bianchi e li avessero sfruttati?
C’è solo un unico modo per uscire fuori dalla logica dell’odio: semplicemente, non odiare. Semplicemente, ritenere ogni singolo essere umano degno di uguale dignità e diritto alla vita, una vita decorosa e priva di qualsiasi forma di dipendenza. Siamo nati liberi, siamo nati uguali. E siamo tutti sotto lo stesso cielo, che non ha frontiere come non assegna privilegi: piove sul bianco come sul nero.

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