Passa ai contenuti principali

La parola

Le parole aprono e chiudono porte: dono e potere


di Marina Zinzani

Diventa sempre più difficile col tempo capirsi. Le parole sono ostacolate, non escono, e neanche c’è l’abitudine, l’abilità, per comunicare. E forse non ci sono stati veri insegnamenti ad usarle bene.
Le parole si perdono, ne emergono solo alcune, semplici, troppo semplici, e a volte si ha poca voglia di usare anche quelle. Fra innamorati, quando cala un velo oscuro, le parole non riescono più a sintetizzare uno stato d’animo, sono difficile mezzo per comunicare, e dall’altra parte l’altro non le raccoglie, non cerca di approfondirle, non le ascolta spesso.
Il dono della parola ci fu dato dagli dei, direbbe qualcuno, ma è un dono che va alimentato, curato. È un dono che può aprire porte, che può rendere affascinante qualsiasi persona, mostrando un altro tipo di bellezza, che emoziona ben di più dell’aspetto fisico. È un dono che può influenzare un bambino, il tono con cui le si pronuncia, la dolcezza, gli appellativi, fungono da apriporta di un rapporto e questo darà sempre frutti, in futuro.
Le parole possono essere usate per ferire, annientare, prevaricare. In rapporti soprattutto dove uno dei due cerca di prevalere, e certe parole, di denigrazione sottile, di violenza sottile, fanno parte di un menage tortuoso, in cui si crea una vittima e un carnefice. Le parole rimangono impigliate nella mente, condizionano, anche negli anni a venire.
Col tempo, si ha sempre meno voglia di parlare. Anche alla fermata di un autobus, anche con degli sconosciuti. Anche con le persone che sono vicine, che conoscono solo piccole parti di noi.
Gli dei ci diedero questo dono, e se ci guardano dall’alto saranno sempre meno contenti di noi. Perché una parola può cambiare tutto.

Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Lettera a Davide Cavallo, il ragazzo che sa perdonare 👨

(Introduzione a Daniela Barone – Commento a.p.). La cronaca nera ci ha abituati alla narrazione della brutalità, del conflitto e del legittimo sdegno. Raramente, però, ci costringe a fermarci davanti a un gesto che scuote le nostre categorie interpretative. La vicenda di Davide Cavallo, il ragazzo di 22 anni rimasto gravemente invalido dopo un’aggressione in Corso Como a Milano, ha preso in aula di tribunale una piega inaspettata: quella di un abbraccio e di un dialogo sul perdono con i suoi assalitori. Riceviamo e pubblichiamo questa toccante lettera aperta scritta da una nostra collaboratrice, che ha scelto di rivolgersi direttamente a Davide, stabilendo con lui un ponte intimo tra generazioni, storie ed esperienze di vita diverse. (Daniela Barone). Una ferita nel cuore della movida Caro Davide, quando ho letto la tua storia mi sono commossa. Sai, ai settantenni le lacrime sgorgano facilmente; forse succederà anche a tua nonna. Quello che ti è capitato mi ha indignato: a soli 22 anni...

L’orco di Bordighera e l'addio a Beatrice, la bimba di due anni

(Introduzione ad a.p.). La cronaca nera ci consegna una delle sue pagine più dolorose e inconcepibili. A Bordighera, la piccola Beatrice, una bambina di appena due anni, è morta a seguito di mesi di violenze e sevizie atroci subite tra le mura domestiche. La svolta nelle indagini, condotte dalla Procura di Imperia, è arrivata dall'analisi dei telefoni cellulari, che hanno rivelato filmati e immagini di abusi continui e prolungati. Per la madre e il compagno di lei l'accusa è di maltrattamenti aggravati dalla morte. È stata una un'agonia durata trentasei ore senza che nessuno chiamasse i soccorsi. Di seguito, una riflessione su uno strazio che lascia l'anima senza parole. (a.p.). L'innocenza tradita Due anni sono così pochi, Beatrice, per conoscere il peso del mondo. Dovrebbero bastare appena a rincorrere una farfalla, a ridere per un niente, a stringere le dita piccole intorno a una mano che protegge, non che distrugge. Il silenzio e l'agonia Invece il buio è e...

L'altra faccia del kintsugi: quando le ferite non si riparano 🏺

(Introduzione a Marina Zinzani). La filosofia giapponese del kintsugi ci ha affascinati con la sua promessa di bellezza nata dalle macerie, diventando quasi una moda culturale. Ma cosa accade quando l'oro non basta o quando la grazia della ricostruzione non arriva? Qui, una riflessione intima e controcorrente: l'arte di accettare i vasi che restano frantumati, trovando la pace nella comprensione dei nostri limiti e dei nostri fallimenti. (Marina Zinzani). La seduzione dell'oro: l'arte di rinascere dalle macerie La parola kintsugi si incontra facilmente oggi, è quasi di moda. L’arte di riparare un oggetto rotto con l’oro, fino a renderlo emblema dell’imperfezione ma anche della bellezza delle cose vissute, fa parte del pensiero giapponese.  È un concetto affascinante e potente, che trasforma ciò che è frantumato in qualcosa che assume nuova vita e una nuova forma di bellezza. È la storia di persone che vivono con una frammentazione, ma che sono riuscite a dare un signifi...

2 giugno: ottant’anni di Repubblica nella voce dei cittadini 🇮🇹

(a.p.). Il 2 Giugno appartiene ai valori vivi della democrazia liberale. A ottant'anni dalla nascita della Repubblica, l'iniziativa del Quirinale di raccogliere i video dei cittadini ci ricorda che i pilastri dello Stato si cementano ogni giorno. La Repubblica è la memoria di chi ha lottato per l'uguaglianza dei cittadini, abbattendo barriere e privilegi affinché ognuno avesse la stessa dignità. È il volto della giustizia, che non è un concetto astratto ma la garanzia che i diritti di tutti siano difesi allo stesso modo, senza distinzioni o pressioni. La Costituzione cammina sulle gambe delle persone comuni, nella partecipazione popolare che si esprime nel lavoro, nella scuola, nel rispetto reciproco.  Il ricordo personale diventa storia comune e la consapevolezza che questa terra è unita, libera e giusta. La Repubblica siamo noi.

Folate di vento. Come si risvegliano i ricordi? 💨

(Introduzione ad a.p.). Il tempo scorre ininterrotto, stratificando eventi, volti e parole in un angolo profondo della nostra coscienza. Spesso assorbiti dalle scadenze e dalle distrazioni del presente, tendiamo a dimenticare la consistenza di ciò che è stato. Eppure, basta un dettaglio apparentemente insignificante per squarciare il velo dell'oblio. Il testo esplora la natura volatile dei ricordi e la straordinaria forza di quegli istanti fugaci capaci di ridefinire il senso del nostro vissuto. (a.p.). La natura evanescente del passato È mai esistito il passato nel quale abbiamo vissuto? Un impasto di pensieri e percezioni, racchiuso in un perimetro limitato, il tempo, che però l’età e gli anni dilatano sempre più. Ce lo portiamo appresso, compatto e indistinto, a volte ci travolge. Poi in certi momenti si dilata, trasfigura, perde consistenza, non si propone più nell’immaginario con la stessa nettezza. Diventa leggero, evanescente. Il passato, dimenticato, è dunque passato? C’è p...