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Tenera è la notte

Le cose del cuore


di Marina Zinzani

Il mio cuore è vecchio di mille anni. Non sono come le altre persone. (Charles Bukowski)

Non sono come gli altri. Me ne accorsi da bambino, guardavo i passeri, una volta ne raccolsi uno con un’ala spezzata. Lo nutrii con molliche di pane, ogni mattina veniva sul davanzale.
Era un appuntamento tenero primo di andare a scuola. Era quasi mio dovere nutrirlo, e lui era mio amico, qualcosa ci accomunava, io bambino timido, magro, vagamente infelice, e lui era simile a me, infreddolito, fragile, solo.
Un giorno non trovai più il mio amico, era scomparso. Forse aveva ripreso a volare, forse le mie molliche di pane erano servite, forse non aveva più bisogno di me, forse era morto. Le misi tanti giorni quelle molliche sul davanzale, le contavo, nessuna mancava. Un giorno il vento se le portò via e io dimenticai a poco a poco quel passero, altre cose mi chiamavano, la scuola, i compagni, la maestra.
Che strano, si dimentica in fretta l’età dell’innocenza, a suo modo del candore. Così come una bambina si dimentica dei fiori che raccoglieva per donarli a qualcuno, al padre, alla madre, intraprendente nel creare un bel mazzo da mettere in cucina, quella bambina, col tempo, sempre col tempo, ha lasciato da qualche parte quelle sembianze, è altro ora.
Ma il cuore di quei bambini, attenti alla sofferenza e alla ricerca del bello, non ha età. L’età giovane, e poi adulta, ha cercato di plasmarli, in tutti i modi. Tanti sulla strada hanno incrinato i loro cuori, hanno tarpato loro le ali, li hanno fatti sentire stupidi, bizzarri, diversi, strani. Ben pochi hanno capito quel qualcosa di antico, di buono che c’era, che li rendeva attenti, empatici, con una vibrazione particolare.
Tenera è la notte, scriveva Scott Fitzgerald. Tenero è il ricordo di quello che si era. La notte attraversata a volte diventa uno sguardo che fa stringere le labbra, soffrire, ma anche essere soddisfatti di sé in fondo. Perché il vecchio cuore che si commuove c’è ancora, non è andato via.

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