(Introduzione a Giorgia Deidda). Il paradosso della parola coincide con il respiro unico nell'immensità del cosmo. L'asfissia qui perde la sua connotazione clinica per farsi condizione esistenziale: il momento esatto in cui il linguaggio si arresta, congelando l'espressione, e costringe l'anima a ritirarsi dalla contingenza umana. Rinunciando al giudizio e alla parola, l'autrice non sceglie l'isolamento, ma un'adesione radicale all'universo. È un invito a fermarsi, nell'osservazione consapevole del tempo che fugge.
(Giorgia Deidda).
Si chiama
asfissia completa quella in cui
l’aria gela nella gola pinnacoli di rame,
mentre si cerca la parola.
Io esisto come sono, ed è sufficiente;
sondo la profondità della terra e accetto le cose
per il loro posto e la loro forma, senza giudizi di valore.
Non è nella gente che io trovo rifugio
quanto nell’universo intero,
e sosto un momento sul mio cammino
mentre guardo l’eterno fuggire.

La Natura, amica, madre, rifugio sicuro.
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