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Aurora

La vita come una prigione buia, quando prevalgono dolore e sofferenza. Ancora violenza sulle donne.  La ricerca del coraggio

Racconto
di Marina Zinzani

Lui urla. Lui mi picchia. Lui se la prende con il bambino. Avvocato, mi aiuti. Piccola figlia mia, devi avere pazienza, sopporta, ho sopportato tanto io con tuo padre.
Devi ritrovare la tua dignità, Aurora, devi riprenderti la tua vita, lo denunci, come ti ha consigliato l’avvocato, e poi prendi tuo figlio e te ne vai. Io sono tua amica, ti aiuterò. E poi sei giovane, hai tante opportunità di conoscere un altro uomo, di rifarti una vita.
L’avvocato, la madre, l’amica, quante persone parlano, voci nella mente di Aurora. Che strano nome, un’aurora che non arriva, è una prigione buia la sua vita, ad ogni passo ci sono sbarre invisibili.
La scia del dolore appare sconfinata, male che nasce da quello che sembrava il bene, l’amore trovato. Amore che sembra una pianta rovinata da una malattia misteriosa, da animaletti invisibili.
La vita di una donna con cuore pesto che guarda dalla finestra la città di notte, casa semplice, un bambino a letto, e non sa dove andare. Avevano ragione i miei, non dovevo stare con lui, non piaceva a mio padre. Ma l’amore rende ciechi, ci si perde per una parola carina, si annebbiano i pensieri.
Prega, Aurora, una sera, con le lacrime che bagnano il cuscino.  Dorme,  fa uno strano sogno. La mattina, stranamente, sente che non è più sola. Sa che farà tante cose, che le è venuto un certo coraggio, ora.

Commenti

  1. I rapporti d’amore, quando sono nella fase aurorale, è innegabile che abbiano il potere di illuminare il grigiore della quotidianità. Ma poco più in là , quando riemergono le secche di un pensiero saturo, intessuto delle problematiche, delle soddisfazioni e frustrazioni, sperimentate nei primi rapporti di odio-amore nell’ infanzia, sono ombre sempre più pesanti, quelle che trascolorano la luce dell’innamoramento e subentra il gioco o il dramma dell’ambivalenza . E oggi non vale più la delicatezza dell’ “odi et amo…quare id faciam fortasse requiris, nescio… sed fieri sentio et excrucior..”, ma subentra la violenza: lui urla, lui picchia, lui se la prende con il bambino…E’ quindi ora che Aurora difenda il significato del suo nome che è “brillare”, “far luce”, riguadagnando libertà al suo esistere
    Paolo Brondi

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