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La rottamazione delle persone, idea perversa della politica

(a.p.) ▪️ Il declino dei 5Stelle riflette il vizio dell’origine, e rappresenta la metafora perfetta delle difficoltà della politica di fronte alle sfide del tempo. 
È forte, in un travaglio che dura da tempo paralizzando il movimento, il simbolismo della crisi della politica.
È facile riconoscere l’inadeguatezza e l’incapacità di fronte alle sfide più urgenti, a cominciare dal cambiamento. L’ultima partita di Conte contro il garante e fondatore Grillo ha le sembianze della rivolta (parricida) del nuovo contro il vecchio. Ma dopo il fallimento del populismo fanatico, esiste un percorso e Conte è l’alternativa? 
La politica ha un’eccessiva impronta personale a discapito delle idealità. La rivalità tra i due sarebbe fisiologica se contenuta nei limiti della competizione dialettica, ma qui trasmoda nell’istrionismo umorale del comico Grillo da un lato e nell’imbarazzante personalismo narcisistico di Conte dall’altro. Ora è proprio questo che caratterizza il nuovo corso del movimento. 
Lo scontro in atto è lotta personale e di potere, e in essa si consuma un’operazione politica che è la rottamazione di Grillo, la stessa carta giocata dal comico nei confronti della vecchia politica. Mentre si attua la resa dei conti, la buona fede dei simpatizzanti meriterebbe qualcosa di più semplice: uscire dall’inerzia e dalla carenza di idee.
Il voto voluto da Conte ha seppellito i capisaldi residui del grillismo, il doppio mandato e la figura del garante, ma non è bastato. È accaduto l’inimmaginabile. La sorpresa è il boato di applausi che ha accompagnato l’esito della votazione che, sui princìpi fondativi, segnava la sconfitta di Grillo. 
C’era, nei battimani frenetici, la sensazione di essersi tolti un peso. Grillo non più valore del movimento, ma intralcio e ostacolo. 
La vicenda è uno psicodramma: una lotta intestina per poi doversi chiedere il perché. Dove andrà quella pattuglia del 10%, reduce da sconfitte e ridimensionamenti, con la sua vaghezza ideologica? Scettica sull’Europa, contraria alle armi all’Ucraina, simpatizzante di quel buontempone di Trump; senza riferimenti ideali nel pensiero democratico europeo.
L’approdo conclusivo è sconsolante. La critica radicale alla politica e la mancanza di un progetto riformatore sono alleate formidabili dei mali denunciati, del malcostume e dell’inerzia. Sono infine un grande favore a chi progetta di mettere in discussione parti fondamentali della Costituzione, magistratura, divisione dei poteri, omogeneità del Paese, cioè i valori fondanti.
L’antipolitica, come si vede, degenera nei personalismi sfrenati, e serve intenti egoistici, a danno della collettività. Il peccato originale dei 5 Stelle è la negazione di qualsivoglia eredità ideale come premessa della legittima ricerca di strade nuove. 
In fondo, a questo è riconducibile sia la protesta di stampo grillino contro il vecchio mondo tutto da rottamare, che il ribaltamento, di segno analogo, operato da Conte, il quale rinnega il suo stesso passato senza assumerlo su di sé per trasformarlo.
La democrazia liberale, contestatissima ai tempi d’oggi, sarà anche imperfetta e inadeguata ma ha saputo fare altro nella sua storia. Un compendio di strumenti, sottoposto al rodaggio del tempo e delle vicissitudini, mai reputando di aver trovato quello risolutivo. 
Attrezzi necessari per lavorare sul presente e costruire il futuro. Sono appunto le istituzioni, e i princìpi di governo, come la divisione dei poteri e la rappresentanza qualificata, con i quali fin qui si è riusciti a costruire una prassi efficace dei diritti umani e sociali, e offrire garanzie ragionevoli per il buon funzionamento della Stato nell’interesse dei cittadini. L’esplorazione è sempre aperta, ma non si vedono ragionevoli alternative.

(Altre riflessioni su Critica liberale 3.12.24, “5Stelle, l’altro volto della crisi della politica”)

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