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Il passato che non torna

di Marina Zinzani

“Le occasioni dell’amore”, film francese che ha la regia di Stéphane Brizé, è la storia di due persone che si ritrovano dopo 15 anni, in una cittadina della Bretagna. Lei, Alice, è andata a vivere lì dopo essersi sposata, ha una famiglia in apparenza felice, un marito che la ama e una figlia.
Lui, Mathieu, è un attore di successo, ma sta vivendo una profonda crisi personale. Sta trascorrendo qualche giorno in un centro di talassoterapia e parla ogni tanto al telefono con la compagna, che sembra troppo occupata e poco sensibile per comprendere quello che l’uomo sta vivendo.
Il ritrovarsi dopo tanti anni riporta alla luce la loro storia, quel passato in cui lui l’aveva abbandonata bruscamente, provocandole una ferita profonda nell’animo. Ma le scelte che l’uomo ha fatto non l’hanno portato alla serenità, e la sua, ora, sembra una solitudine senza soluzione, anche se in apparenza ha tutto. Quello che gli manca è forse il vero amore, la vivacità, il brio dell’anima. Gli manca quello che ha perduto e che forse gli poteva dare allora Alice. 
Il film è fatto di sguardi, di toni delicati che esprimono quel sentimento fra i due mai sopito, con il sottofondo di musiche suggestive e di una natura protagonista, che esprime qualcosa di primordiale attraverso il mare impetuoso, le rocce, il vento. È una storia che regala una riflessione che può apparire spietata, sull’amore e su quando ci si accorge che l’amore vero se n’è andato.
Magari dopo molti anni ci si accorge di questo. Allora, in quel passato con cui fare i conti, forse non si è data la giusta importanza a quel sentimento, non si è conservato come si doveva. La vita, come un giocoliere dispettoso, riporta indietro il tempo e la realtà non appagante del presente. Quello che poteva essere e non è stato. La crudeltà delle cose che sono andate in un certo modo.
I due protagonisti, Alba Rohrwacher e Guillaume Canet, offrono una prova di grande intensità, regalando la vitalità, la malinconia e la struggente poesia di due persone chiuse nel loro silenzio, riscaldate da un raggio di sole che non può più tornare.

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