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Belve

di Laura Maria Di Forti

Ultimamente mi sono appassionata alla trasmissione “Belve” di Francesca Fagnani. Un personaggio più o meno noto, più o meno bravo nel destare la curiosità popolare, viene intervistato dalla giornalista che utilizza frasi pronunciate dal malcapitato e brani di interviste precedenti, e viene interrogato su vicende private o sulla carriera.
Fin qui nulla di strano, si potrebbe dire, se non che alcune domande si ripetono puntata dopo puntata e alle quali tutti debbono rispondere.
Ecco alcuni esempi:
Che belva si sente? Ci racconti una belvata che rivendica o di cui si pente.
Il titolo del programma la dice lunga: la Fagnani incita il personaggio a tirar fuori il lato oscuro, quello nascosto ma che tanto intriga. Molti dichiarano quasi con orgoglio di sentirsi leoni o tigri, di essere vendicativi, di aver goduto nell’aver reso pan per focaccia, altri, sornioni o magari anche sinceri, perché no, rivendicano un’angelica visione del mondo.
Altra domanda non facile riguarda il pregio e il difetto che più caratterizza il povero intervistato.
Ora, sappiamo tutti molto bene quanto sia facile trovare difetti negli altri e non in sé stessi, così come ci raccontano Esopo e poi La Fontaine con la favola delle due bisacce che ogni uomo porta con sé, una davanti in cui può benissimo vedere le altrui mancanze, imperfezioni, vizi e debolezze, l’altra sulle spalle con i propri difetti che, naturalmente, essendo posti dietro, sono nascosti alla propria vista.
E qui la maggior parte degli intervistati confessa ogni imperfezione di carattere: ostinazione, gelosia, irresponsabilità, orgoglio sfrenato, ricorso alle bugie, agli inganni, ma anche alle droghe, ad una vita sessuale allegra e senza regole. Insomma, evidentemente oggi come oggi non ci si vergogna più di niente.

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