L'arte che fa soffrire

Non si può usare l’arte per mascherare sé stessi, ed apparire solo eccentrici

di Maria Cristina Capitoni

Un uomo piccolo piccolo, qui l'arte non c'entra nulla. Lui, Roman Polanski, ha un talento, indubbio, e indubbiamente sprecato; l'arte però è altra cosa, investe tutta la sfera vitale di una persona, illumina le zone d'ombra, nutre il quotidiano attraverso uno sguardo che tutto trasforma e reinterpreta in positivo, l'artista soffre ma non fa soffrire, non consapevolmente.
Questa nullità e tanti altri come lui, sedicenti artisti, utilizzano il proprio talento come fosse un vetro, opaco e deformato, da frapporre tra loro e il resto del mondo, nella speranza che le proprie nefandezze possano essere scambiate per eccentricità, ma la vita, grazie a Dio, presenta sempre il conto alla fine.

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