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All'origine dei desideri

Come nascono i desideri? Stimoli esterni e capacità di risposta individuale

di Luigi Campagner

Il paradigma al cospetto del quale si trova l’uomo contemporaneo è presente nella Parabola dei talenti (Matteo 25,14-30) che si conclude con una frase famosa: “A chi ha, sarà dato”. Possiamo riproporla in questo modo: “A chi ha fatto esperienza di soddisfazione, sarà dato di farne di nuove”.
La frase del Vangelo di Matteo è una frase inclusiva, perché ad ogni uomo o donna che nasce è dato fare l’esperienza iniziale di soddisfazione, coincide con l’atto del “succhiare” durante l’allattamento.
E’ l’esperienza della pulsione, al centro della riflessione di Freud. La pulsione è il nome del desiderio del soggetto. E il soggetto per Freud è “l’io corpo”. Un’unità inedita di corpo e pensiero che consentono di affermare che il soggetto del pensiero sia il corpo. O, ma è lo stesso contenuto, che iniziamo a pensare con il corpo. 
Motivo per cui i pensieri che chiamiamo sogni ci risultano spesso incomprensibili. Perché non sogniamo (solo) con i concetti, che sono acquisizioni tardive nell’esperienza del soggetto, ma con le nozioni del corpo (profumi, odori, immagini, sensazioni tattili e plastiche organizzate solo da principio piacere/dispiacere – gradito/sgradito) che il bambino assimila ed elabora ben prima di acquisire qualsivoglia capacità astrattiva e di organizzazione cronologica. 
La pulsione si articola in quattro momenti: la fonte, la spinta, l’oggetto e la meta. In questa articolazione si fonda la distinzione fondamentale tra bisogno e desiderio: il bisogno si soddisfa solo con oggetti specifici (non si può mangiare per dissetarsi) mentre il desiderio ha solo mete che sono il frutto della capacità di investimento e lavoro del soggetto. 
Nasce nel soggetto per la chiamata esterna di un altro e si conclude nell’altro. La pulsione avviene infatti grazie ad eccitamenti. È un avvenimento, che in quanto tale potrebbe anche non avvenire. È il caso del neonato prematuro nutrito artificialmente nell’incubatrice che non accede alla pulsione finché non accederà alla nutrizione tramite l’eccitamento da parte di una fonte esterna.
Ciò significa che la pulsione è un movimento che avviene in un rapporto, in una relazione dove i due poli risultano l’uno per l’altro una fonte esterna. La pulsione non è un fenomeno dell’interiorità ma dell’esteriorità. Ci sono eccitamenti, in base alla diversità delle fonti esterne. Il desiderio di fare danza, o giocare a basket, di iscriversi a una certa facoltà, di avere relazioni soddisfacenti con gli amici e le amiche, di aver successo in amore sono un assaggio della policromia del desiderio. 
La fonte esterna della pulsione/desiderio ne individua l’origine, quindi non siamo abitati da nessun desiderio. Il desiderio nasce (o muore) nella relazione. Come eccitamento il desiderio ha sempre una fonte esterna. In questo senso il desiderio è generato: ha madri e padri, fratelli e sorelle, partner, amici e nemici.
La natura relazionale della pulsione fonda una delle tesi forti di Freud per il quale la psicologia individuale è sempre sociale, motivo per il quale il lavoro di analisi, come terapia, non è solo un lavoro di cura a livello individuale, ma è anche un lavoro per la ricostituzione del legame sociale, a partire dal particolare legame che si istituisce tra i soggetti protagonisti della relazione terapeutica. 

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