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"Le cose non dette" di Gabriele Muccino: il deserto emotivo e i segreti di due coppie a Tangeri 🏜️

Mercato di Tangeri, un vicolo con bancarelle, merci, venditori e clienti
(Introduzione a Marina Zinzani). Cosa succede quando i silenzi all’interno di un matrimonio diventano più rumorosi delle parole? Gabriele Muccino torna a scavare nelle fragilità dei rapporti umani con il suo ultimo film, “Le cose non dette”, ora disponibile su piattaforme come Prime Video e Sky. Tratta dal romanzo “Siracusa” di Delia Ephron, la pellicola sposta la sua ambientazione in una Tangeri esotica e soffocante, trasformando una vacanza tra amici in un viaggio senza ritorno nei labirinti dell'anima e dell'incomunicabilità.

(Marina Zinzani).

Due coppie e un viaggio dalle apparenze ingannevoli

È disponibile ora su alcune piattaforme, come Prime Video e Sky, l’ultimo film di Gabriele Muccino, “Le cose non dette”. Tratto dal romanzo “Siracusa” di Delia Ephron, la storia, a differenza del libro, viene ambientata a Tangeri. 
È qui che due coppie romane scelgono di andare in vacanza. Carlo ed Elisa (interpretati da Stefano Accorsi e Miriam Leone) vivono una vita in apparenza appagante, lei è una giornalista di successo, lui un professore di filosofia ed anche uno scrittore.
Eppure qualcosa nella loro vita si sta inceppando, forse il fatto che i figli non sono arrivati, forse l’avere puntato su una realizzazione lavorativa che presenta all’improvviso un momento di pausa: gli articoli di lei piacciono meno, lui non riesce ad andare avanti con il suo secondo libro.
A Tangeri sono accompagnati da una coppia di amici, Paolo ed Anna (Claudio Santamaria e Carolina Crescentini), e dalla loro figlia di 13 anni, Vittoria. Anche loro sono in crisi, una crisi sottile che qui sembra esplodere.
Anna manifesta una profonda nevrosi per ogni minima cosa e la sua ossessione per il ruolo di madre, incapace di confrontarsi con Vittoria e con il mondo dei giovanissimi, Paolo mostra i limiti di un padre che ha dedicato tutte le sue energie al lavoro, al suo ristorante, senza riuscire a creare un vero dialogo con la figlia. Figlia che preferisce la compagnia, senza regole e meno ossessiva, di Carlo (Stefano Accorsi).

Tangeri: lo specchio di un deserto interiore

È una Tangeri che sembra trasmettere il caldo asfissiante, il sudore, i panni che si attaccano al corpo, città dove è facile perdersi in strade che sembrano labirinti, dove il deserto diventa espressione di un deserto emotivo. Perché tutti i cinque personaggi in realtà sono tremendamente soli, collocati dentro relazioni in cui si è sconnessi da sé stessi, in cui si indossano maschere e si gira in tondo al proprio piccolo mondo senza trovare adeguato nutrimento.
Elisa e Paolo (Miriam Leone e Claudio Santamaria) sono molto amici, si confidano, possono comunicarsi qualcosa, ma solo da amici. La ragazzina, Vittoria, trova in Carlo un adulto che sa parlare di cose che non sono solo regole. Eppure sembra un girotondo disperato, in cui ognuno non trova la via d’uscita, un minimo di serenità per vivere.

L'elemento perturbante: l'arrivo di Blu

Anche Carlo (Stefano Accorsi) vive questo momento di crisi, esistenziale e non solo creativa, ed ha cercato di riempirlo infatuandosi di una giovane ragazza di nome Blu, che segue le sue lezioni. In poco tempo sono diventati amanti, e lui sembra quasi trovare un equilibrio.
Da un lato l’amore solido per la moglie, con cui sta da 20 anni, dall’altro lato lo sprigionamento di emozioni che gli ha regalato questa ragazza. Ma un giorno la giovane gli rivela che è incinta, e che lui deve decidere. Deve lasciare assolutamente la moglie e stare con lei.

Un thriller della psiche alla Agatha Christie

E qui la storia ricorda qualcosa di Agatha Christie, di qualche film con Poirot. I protagonisti sono a Tangeri, e non sono trascinati dalla città affascinante, che ha ammaliato artisti e scrittori, ma hanno portato i loro pesi, le loro nevrosi con loro, a dominare la vacanza.
È come se anche Poirot fosse in vacanza con loro: all’improvviso appare Blu, la ragazza che rivendica il suo posto nella vita di Carlo, diventando un pericolo imminente per il suo matrimonio. Blu che si avvicina al gruppo, che diventa amica loro. La storia sarebbe piaciuta ad Agatha Christie, nella sua drammaticità finale. Nelle domande che pone. 
E qui Poirot avrebbe condotto anche un viaggio nella psiche di queste persone, così simili a tanta umanità di oggi: persone che vivono assieme ma non comunicano, l’essere coppia che confina spesso nella perdita di qualcosa di prezioso che all’inizio c’era, i problemi quotidiani, le frustrazioni che hanno preso il sopravvento su tutto, la fragilità emotiva di madri e padri che devono crescere figli in un mondo che va velocissimo, e non se ne comprende bene la direzione, ma è qualcosa che disorienta.
E questo assieme alla rottura di ogni certezza del passato, dei valori dell’educazione, della misura e dell’empatia, in un vortice impalpabile sembra assorbire tutto e creare disorientamento.

La perdita della parola

Muccino riesce a coinvolgerci in questo viaggio interiore, in un bellissimo film che tiene con il fiato sospeso, come in un noir, e che parla davvero di tante cose non dette: la perdita della parola è espressione della perdita profonda dell’attenzione verso l’altro, giorno dopo giorno. È come un perdersi a Tangeri, nelle sue stradine, nei mercati, nella solitudine davanti al mare, nel silenzio dei nostri segreti.

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