(Introduzione ad a.p.). L’Italia sperimenta la "farmacopea del diritto". Il ministro Carlo Nordio replica alle richieste di rigore dell’Unione europea in materia ammnistrativa e propone di sdoganare la corruzione di "lieve entità", equiparando la mazzetta alla modica quantità di stupefacenti. Un’analisi sul rischio di una democrazia svenduta al dettaglio, dove la legalità si misura col bilancino e il malaffare diventa un peccato veniale.
(a.p.).
Mentre l’Unione Europea sollecita l’Italia ad adottare misure più incisive contro la corruzione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde in Parlamento con una tesi che ha il sapore del paradosso: «Non è una bestemmia parlare di modeste mazzette». Secondo il Guardasigilli, se l’ordinamento già contempla la "lieve entità" per il possesso di stupefacenti, lo stesso principio dovrebbe valere per il pretium sceleris della corruzione.
La farmacopea del diritto: dosi omeopatiche di malaffare
Siamo alla farmacopea del diritto. Dopo che il Paese ha espresso chiaramente la propria contrarietà agli stravolgimenti della giustizia attraverso la sconfitta nel referendum sulla riforma Nordio della Giustizia, si tenta ora la via della "somministrazione omeopatica" del malaffare.
In questo nuovo cantiere della giustizia, mentre l’abuso d’ufficio viene cancellato, la legalità si trasforma in una questione di pesi e misure: un trionfo dei "potenti impuniti" che decidono di trattare la corruzione non come un cancro sociale, ma come un peccato veniale da consumare in piccole dosi.
Il paradosso della "lieve entità": una logica pericolosa
La logica, portata alle sue estreme conseguenze, rivela un abisso concettuale. Se la gravità di un reato si misura col bilancino, perché non estendere il principio della "modestia" a ogni illecito?
Dovremmo forse ipotizzare pene ridotte per un omicidio “modesto” (un semplice accoltellamento), un furto "modico" (un portafoglio con pochi spiccioli) o per un'evasione fiscale giustificabile come errore di calcolo? Il paradosso è che la corruzione, a differenza di altri ambiti, non è mai un reato senza vittime: ogni tangente, anche la più esigua, erode la fiducia nelle istituzioni e sottrae risorse alla collettività.
La riproduzione del virus: perché il silenzio non paga
Esiste poi una differenza fondamentale che la politica finge di ignorare: la droga si consuma, la corruzione si riproduce. Una "modesta mazzetta" oggi è il seme di una tangente milionaria domani, se non viene stroncata sul nascere. Eppure, la strategia attuale sembra preferire la tolleranza selettiva: rigore massimo per i reati comuni, flessibilità estrema per quelli dei colletti bianchi.
Democrazia svenduta: oltre la misura del male
Non siamo più di fronte alla manutenzione della democrazia, ma alla sua svendita al dettaglio. La bilancia della giustizia non serve più a distinguere il giusto dall’ingiusto, ma solo a pesare quanta onestà sia rimasta tra le pieghe delle istituzioni.
La corruzione, anche quella "lieve", non è un raffreddore che passa da solo, ma un virus che corrode lo Stato. Invece di chiederci se una tangente sia "modesta", dovremmo chiederci perché la politica preferisca misurare il male invece di eliminarlo. Alla fine, non è la quantità della mazzetta che conta, ma il fatto che qualcuno sia disposto a giustificarne l'esistenza.

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