(a.p). Dobbiamo dircelo con estrema franchezza: la ricerca della causa di questo malessere non è sincera. Questa riforma non nasce dall'intento autentico di velocizzare i tribunali o di rendere più efficiente il servizio per il cittadino. Al contrario, il "malanno" della magistratura viene usato come un paravento per un’operazione di natura squisitamente politica.
L'obiettivo nascosto: Mani libere
Il vero scopo è cambiare l’architettura del sistema per ridurre il controllo di legalità. Sostituire il merito con il sorteggio e frammentare l’unità della magistratura non serve a far durare meno i processi. Serve a rendere il controllore più fragile, più isolato e, di conseguenza, più "gestibile" da chi detiene il potere esecutivo.
Un prezzo troppo alto per la democrazia
Non si vuole migliorare la giustizia; si vuole rendere la legalità un intralcio meno fastidioso per chi governa. Quando la politica cerca di "disarmare" l'indipendenza del giudice, non sta aiutando il cittadino: sta costruendo una democrazia a bassa intensità, dove il potere è meno responsabile davanti alla legge di tutti.

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