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Er Destino de Porta San Giovanni 🎸🎶🪕

bastione delle mura di Roma a sud con la porta S. Giovanni
(Introduzione a Vespina Fortuna). Roma non è fatta solo de marmi e santi, ma de storie nate all'ombra de li bastioni. Questa poesia ce riporta a quando er Papa decideva de bucà le mura per far passa' i pellegrini, e de come un povero architetto, tra 'na magnata de cocommeri e un goccio de vino, trovò la gloria e la fine proprio sotto l'opera sua. Una cronaca semiseria de Giacomo Della Porta, condita co' quell'ironia amara che solo er core de Roma sa regalà. (Segue Commento a.p.).

(Vespina Fortuna) ▪️

I. Roma com'era e l'ordine der Papa

Mo’ te ricconto un fatto assai curioso
de quelli che succedeno alle vorte
quanno che dichi “er diavolo ‘nvidioso
ariva sempre co’ le cianche storte!”
Era quer tempo antico, ormai lontano
quanno che Roma era tutto un prato
pe’ l’omini er Papa era lo Stato
e solo drento alle mura eri romano.

II. La porta "stitica" e er gran progetto

Un giorno, er Papa, guardanno San Giovanni
disse “certo che pe’ arivà in basilica
‘sta portarella è veramente stitica
porta Asinara è stretta, ormai, pe’ st’anni!
Pe’ l’accojenza de li pellegrini
che ariveno da fora co’ li affanni
pieni de doni, lardo, cacio e affini
stanchi morti de sonno e de malanni.
Se buchino le mura de Aureliano!
Se chiami un’architetto coi cojoni
uno che ce sa fa’ co’ le sue mano
se faccia ‘n apertura sui bastioni!”
ritratto a olio della Roma antica vista dal Tevere, sullo sfondo la cupola di S. Pietro

III. Michelagnolo e l'aiutante fidato

Michelagnolo, che era indaffarato
disse: “ve manno uno de l’aiutanti mia
state tranquillo, Padre, è assai fidato
nun è uno che ho preso pe’ la via”.
Arivò Giacomo, prese le misure
fece ‘no schizzo sopra un muro bianco
scrisse li nummeri sulle pietre dure
solo a guardallo fa’, eri già stanco.

IV. L'opera compiuta e l'onore ar Pontefice

Ce volle poco tempo a fa’ la porta
bella, maestosa, co’ n’arcata in cima
molto più grossa de quella de prima
che ormai dalle macerie era seporta.
Fu fatta l’iscrizione sopra un sasso
e poi fu appiccicata sulla porta
pe’ dì che l’ideazione de quer passo
era der Papa, er nome suo riporta.

V. Er colpo de scena e l'arsura d'agosto

Voi penserete: “sì, ma er fatto strano?
Quanno ce lo ricconti, bello mio?”
Ecco, fijetto bello, c’ho ‘na mano
che quanno scrive, poi va nell’obblio. 
Accadde un fatto curioso, ve ricconto
era d’agosto, faceva tanto callo
Giacomo, l’architetto, annò a cavallo
verso la via che porta ar Metaponto.
cocomeri aperti distesi su un banco di vendita

VI. Cocommeri, vino e er destino galeotto

Co li compagni d’arte, magna e bevi
gòdete i sordi che t’ha dato er papa
s’imbriacano lui e tutti li allievi
bevenno pure er succo de la rapa.
Ve ricordate? Faceva un ber carduccio
era d’agosto e tanta era l’arsura
trenta cocommeri misero sur ciuccio
che della sete so’ perfetta cura.
“Pijamoli ben freschi!” disse uno
“Attenti “disse un artro “So gelati!”
“Mejo, ce rinfrescano i palati”
E presero a mangianne uno ciascuno.
Cammina e magna, taja che c’ho sete
ognuno ne ngojò nun se sa quanti
er poro Giacomo cadde nella rete
nu je servì raccomandasse ai santi.

VII. L'urtimo respiro sotto er portone

Arivato che fu lì, a San Giovanni
proprio sotto a quer muro che avea rotto
comprese che quer frutto galeotto
je aveva rapinato l’artri anni.
E sì, signori miei, così successe
Giacomino pe’ n’indeggestione
morì proprio sotto a quer portone
perché né panza né pompa nun je resse!

⭐ ⭐ ⭐

(a.p. – Commento) 

Tra storia e leggenda: il destino di Giacomo Della Porta

Questa composizione di Vespina Fortuna non è solo un esercizio di dialetto, ma un tuffo in un episodio reale della cronaca urbanistica romana del Cinquecento. La costruzione di Porta San Giovanni fu infatti un evento cruciale, voluto da Papa Gregorio XIII per gestire il massiccio flusso di pellegrini che la vecchia Porta Asinara, ormai troppo stretta e malandata, non riusciva più ad accogliere.
L’incarico fu affidato a Giacomo Della Porta, l'architetto che ebbe l'onore (e l'onere) di raccogliere l'eredità spirituale di Michelangelo, portando a compimento molte delle sue opere più grandiose, tra cui la Cupola di San Pietro. La poesia coglie con ironia questo passaggio di testimone, dipingendo Della Porta come l'aiutante fidato pronto a "bucare le mura" per compiacere il Pontefice.
Tuttavia, il cuore della narrazione popolare si concentra sull'epilogo tragicomico dell'architetto. La leggenda, tramandata nei secoli e qui celebrata, vuole che Giacomo Della Porta sia morto proprio sotto l’apertura di un arco (il fornice) della sua creatura nel 1602.
Di ritorno da una gita fuori porta a Frascati, si dice che l'architetto non seppe resistere alla tentazione di una scorpacciata di cocomeri gelati per combattere l'afa d'agosto. L'indigestione che ne seguì gli fu fatale, dando vita a quel detto popolare che vuole la "panza" soccombere di fronte alla "pompa", ovvero la fragilità umana che cede proprio nel momento del massimo prestigio professionale.
Leggere questi versi significa dunque riscoprire una Roma dove la grandezza dei monumenti si intrecciava indissolubilmente con le debolezze e le storie quotidiane dei suoi artefici.

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