(a.p.). Nel silenzio che precede le grandi scelte collettive, è necessario riflettere su un concetto cardine: l’indipendenza di chi giudica non è una prerogativa di casta, né uno scudo per l'impunità.
È, al contrario, un bene indivisibile che appartiene a ogni cittadino, specialmente a chi non ha voce, denaro o influenze.
Altrimenti, la legge rischia di diventare un’ombra del potere politico o economico di turno.
Chiedersi quale sia la posta in gioco significa domandarsi se le regole rafforzino la solitudine del giudice davanti alla legge – quella solitudine necessaria per essere imparziali – o se lo espongano a venti esterni che ne condizionino il passo. L’autonomia del giudizio è il respiro silenzioso di una democrazia che garantisce a tutti, e non solo ai pochi, che la bilancia resti in equilibrio anche nelle tempeste.

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