Passa ai contenuti principali

Il cuore matto del nonno Vincenzo: amore e nostalgia a Genova ❤️ 🚬 🌱

Un uomo anziano e rugoso ritratto seduto al tavolino di casa con alle spalle un juke-box che suona la canzone Cuore matto
(Introduzione a Daniela Barone). Il nonno Vincenzo aveva il volto scolpito nella pietra e il dialetto stretto tra i denti, ma sotto quella scorza di "zeneize" burbero batteva un ritmo inaspettato. In questo memoir familiare, i ricordi d’infanzia si intrecciano con il profumo delle sigarette Nazionali e le note di un Juke-box. È la storia di un uomo che la famiglia voleva "sistemare" secondo convenienza, ma che scelse di seguire il battito di un cuore matto, capace di innamorarsi oltre l'età e i pregiudizi, insegnando a una nipotina che l'amore non ha data di scadenza.

(Daniela Barone).

Un "Zeneize" d’altri tempi

Quando nacqui il mio caro nonno Vincenzo aveva appena 47 anni ed era vedovo da quattro mesi. Ciò nonostante, appariva decrepito ai miei occhi di bambinella: folti capelli bianchi a spazzola incorniciavano un volto rugoso che sembrava scolpito nella pietra.
Era un po’ ingobbito e aveva una camminata indolente. Dotato di una carnagione olivastra e di un naso importante, aveva labbra sottili da cui pendeva immancabilmente un mozzicone di sigaretta. 
Nato a Bolzaneto da madre piemontese e padre siciliano, il nonno aveva imparato a fumare da ragazzetto e parlava quasi sempre in genovese, come si usava allora.
Con disappunto della mamma, contraria all’uso del dialetto, lui mi aveva insegnato, quasi per burlarsi di lei, quello scioglilingua divertente che identifica un vero genovese: ‘Son zeneize, riso ræo, strenzo i denti e parlo ciæo’, che ben descriveva il temperamento burbero e concreto dei genovesi.
Secondo mia madre l’uso del dialetto rappresentava un vero e proprio ostacolo per i bambini che dovevano frequentare la scuola con profitto, per cui biasimava suo padre che si esprimeva sempre in genovese.
Un uomo anziano nella Genova anni 70 tiene in braccio una bambina

Sigarette nazionali e profumo di pesto

Il nonno inizialmente viveva con noi in una casa popolare. Aveva il suo letto in un ingressino, mentre io dormivo in un lettino nella stanza matrimoniale dei miei. Era bello, la domenica mattina, correre da lui appena sveglia e saltare nel suo letto.
Lui doveva aver fumato già un bel po’ di sigarette, dato che sul comodino numerose cicche quasi traboccavano dal portacenere. «Finirai a Santa Tecla prima o poi», lo ammoniva la mamma. Quell’antico sanatorio sulle colline, però, non era certo uno spauracchio per lui che, a dispetto di una vecchia pleurite, continuava imperterrito a godersi le sue sigarette Nazionali senza filtro. 
Faceva l’elettricista in una ditta del centro e in passato aveva lavorato sui transatlantici Michelangelo e Raffaello dell’armatore Costa, i ‘vapori’, come li chiamava lui.  
Televisori e radio non avevano segreti per mio nonno. Li riparava a poco prezzo per i vicini, con disappunto della mamma che senza preamboli lo accusava di essere troppo buono. Adorava mangiar bene e la mamma si prodigava a cucinargli piatti prelibati della cucina genovese. 
A volte, però, lei si stancava di dover faticare ai fornelli, anche perché lui, a differenza di papà, era molto esigente. Avevo imparato da lui a disdegnare aglio e cipolla e la mamma lo criticava per avermi viziato. «Si mangia di tutto, altro che storie.», ribadiva.
Qualche domenica, forse per affrancarsi dalle fatiche culinarie, mia madre proponeva al nonno di por-tarmi fuori a pranzo con lui. Era divertente raggiungere insieme in autobus la trattoria Rosa dove i tavolini di legno erano sistemati sotto un pergolato ombroso. Poco più in là una pista da ballo attirava la mia attenzione. Immaginavo le coppie che ballavano lì la sera alle note di buffe mazurche.
Vicino al nostro tavolo c’era una grande sala con un juke-box. Chiedevo sempre al nonno delle monetine da inserire per ascoltare delle canzoni. Che magia vedere il braccio del giradischi che pescava il disco giusto per poi riporlo sul piatto!  
Lui, fra spesse nuvole di fumo della sigaretta perennemente incollata alle labbra, si esaltava come un ragazzo ascoltando le note orecchiabili delle musichette in voga. Quando Rosa, una donnetta anziana dai capelli rossi, arrivava affannata al nostro tavolo con due piatti fumanti di lasagne al pesto, il nonno faceva capolino nella sala per chiamarmi a pranzare. 
Immancabilmente ordinava del vino bianco fresco di Pigato o di Coronata. Sorridendo sornione, mi versava un po’ di vino nel mio bicchiere di gazzosa che sorseggiavo con gusto. Dopo il pasto si accendeva l’ennesima sigaretta e chiamava Rosa perché, assieme al conto, mi portasse il mio gelato preferito, un ricoperto al cioccolato.
Tornati a casa a metà pomeriggio, il nonno accendeva la tv per farmi guardare i telefilm per i ragazzi, Rin Tin Tin, Lassie o Zorro. Intanto, mentre papà si lucidava le scarpe, la mamma preparava una fetta di pane e marmellata per me. Io da sottecchi la guardavo: non aveva più la solita aria corrucciata o distante. Sembrava riposata e le gote rosse la rendevano quasi bella. 
Uomo adulto in tuta al lavoro a bordo di una nave commerciale

Il Juke-box e la rivoluzione di Little Tony

Dopo qualche anno la convivenza con il nonno tanto pretenzioso diventò insostenibile per la mamma così, con mio gran dispiacere, lui si trasferì in una casa popolare non lontana dalla nostra. La domenica era però sempre ospite a casa nostra perché gli pesava farsi da mangiare.
Come mi mancavano le sue battute in genovese, le risate per le mie marachelle e l’aiuto che mi dava in prima elementare ad eseguire semplici operazioni. Rimpiangevo anche le domeniche in cui ascoltava canzonette allegre alla radio che lo facevano sembrare più giovane.
Come me e i miei genitori, il nonno guardava volentieri il Festival di Sanremo a casa sua. Quando ascoltammo la canzone ‘Cuore matto’ di Little Tony, la mamma rimase intrigata soprattutto dal vistoso ciuffo nero cotonato del cantante.
Io guardavo la sua tenuta improbabile: un giacchino azzurro a frange e degli attillatissimi pantaloni neri che lasciavano poco all’immaginazione.  Diversamente da lei, detestavo il suo faccione paffuto e trovavo ridicoli i suoi contorcimenti.
Quanto preferivo Mal, cantante britannico dal viso scavato e gli zigomi alti che gli conferivano un’aria tormentata! E poi quell’accento inglese. Semplicemente adorabile alle mie orecchie. «I tuoi occhi sono fari abbaglianti e io ci sono davanti, yeahhh», gorgheggiava con voce sensuale. Avrei tanto voluto un ragazzo come lui ma tutti quel-li che conoscevo erano spilungoni brufolosi o ragazzetti troppo in carne.
Un giorno il nonno mi diede i soldi per acquistare il disco ‘Cuore matto’. Tutte le volte che lo ascoltava a casa nostra si trasformava: da vecchio un po’ trasandato e ingobbito diventava un uomo come tanti che batteva i piedi al suono della musica. 
Io lo guardavo stupita nel vederlo contento e sorridente, quasi trasognato. La mamma gli lanciava occhiate di disapprovazione ma io non capivo perché. Mi ci volle un po’ per capire che il nonno era innamorato. Per me un vecchio non doveva invaghirsi di nessuna donna. L’amore era quello dei giovani. Lui aveva quasi sessant’anni ma ai miei occhi pareva vecchissimo.

Annunci matrimoniali e battiti ribelli

Una volta chiesi alla mamma se per caso il nonno si fosse invaghito di qualche signora. Lei mi rispose indispettita che frequentava la donna che faceva le pulizie a casa sua e, non so perché, a lei non piaceva. Aveva un figlio ma non era sposata. Secondo lei frequentava il nonno per interesse e basta. Beh, pensavo, ovvio che si frequenti qualcuno perché ci interessa. 
Non capivo affatto a cosa alludesse la mamma. Ricordo solo che, come spesso accadeva, lei si era messa in testa un’idea balzana: mettere un annuncio matrimoniale sul giornale per cercargli una moglie.
Moltissime lettere riempirono in poco tempo la sua cassetta postale. Donne da varie città del nord ave-vano risposto all’inserzione inserendo addirittura una loro foto nella busta. 
Con grande rabbia della mamma il nonno aveva snobbato praticamente tutte le signore, tranne una dall’aria sofisticata di nome Ebe. I due si erano frequentati per un breve periodo soltanto, perché lui aveva scoperto che la snella signorina era malata di epilessia.
Pare che una domenica lei fosse caduta a terra mentre passeggiavano e le sue convulsioni l’avevano impressionato profondamente. Quella volta la mamma non seppe dargli torto.
Il nonno Vincenzo ritornò quindi alle cure di Ines, la solerte signora delle pulizie, malgrado le proteste della mamma.
Non c’era niente da fare, pensavo con una punta di divertimento: il cuore del nonno era matto, un cuore che batteva per amore, nonostante l’età. «Un cuore matto, che ti segue ancora / E giorno e notte pensa solo a te.» Musica e testo avvincenti anche per me, ragazzina ancora senza seno ma con un cuore matto come il suo.

Commenti

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

Tra rigore del velo e libertà del cuore: il mio viaggio nella fede ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Crescere nell'Istituto del Sacro Cuore di Genova negli anni Sessanta significava abitare un universo di simboli austeri e silenzi carichi di attesa, dove la fede veniva impartita come un dovere tra divise blu e velette nere. In questo racconto, l'autrice ripercorre il sentiero tortuoso che l’ha portata da una formazione basata sul timore alla riscoperta di una spiritualità libera, capace di curare le ferite del passato e scoprire che Dio abita altrove rispetto alla paura. (Daniela Barone) ▪️ L'Istituto del Sacro Cuore: un mondo in bianco e nero Era stato mio nonno a volermi mandare all’Istituto del Sacro Cuore che frequentai per due anni di ‘asilo’, come si diceva allora, e tre di elementari. Ricordo ancora quanta insofferenza provavo per quella scuola prestigiosa e severa. Mio padre, all’epoca autista dei mezzi pubblici, non avrebbe potuto certamente permettersi di pagare quelle rette elevate. Però la Madre Superiora, Suor Platania, dagli s...

La fantasia smarrita

di Cristina Podestà   (Commento a Brondi, Magia del regolo, tra fiaba e tecnologia, PL, 12/6/16) Regolo è termine che riconduce a molte realtà: alla stella della costellazione del Leone, ad un calcolatore meccanico, ad un tipo di uccello protetto. Il mondo contadino di un tempo era davvero ricco, non di pane, bensì di tutto ciò che manca al giorno d'oggi, in cui abbiamo in abbondanza pane e companatico.

Il mio mondo in una tazzina di caffè: ricordi di una donna

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono gesti quotidiani che scandiscono la nostra esistenza. Il profumo di una moka che sale, il rumore del macinino di legno, la schiuma calda di un espresso al bar: per la protagonista di questo racconto, il caffè non è soltanto una bevanda, ma una mappa emotiva. Attraverso il suo aroma, l'autrice ci riaccompagna nei ricordi della prima infanzia, tra le ombre delle relazioni passate e le prime scintille di una sofferta emancipazione, fino alla conquistata serenità della maturità.  (Daniela Barone). Il profumo dei primi anni e il rituale della moka Il primo caffè che assaggiai fu quello di Carlotta, la mia anziana vicina di casa. Io avevo solo quattro anni ma accettavo con piacere di mettere i grani lucenti e profumati nel macinino di legno che faceva un rumore simpatico.  Data la mia tenera età mi era concesso di berne solo un cucchiaino ma devo ammettere che non ne ero entusiasta. Imparai ad apprezzarlo da ragazzina, al ritorno dal liceo; a...