giovedì 30 aprile 2020

La vita nelle case del Covid-19

Con il Covid-19, rumori e suoni, voci e poi odori, profumi: la vita nelle case in cui siamo rinchiusi, quella che ci giunge da fuori

di Cristina Podestà

Appartamenti spesso deserti per gran parte dei giorni, improvvisamente si sono riempiti di gente. Il brusio si fa voce. Grida di bambini costretti alla sedentarietà diventano il refrain quotidiano.
Ora si avverte un litigio al quarto piano, ora si sente una televisione troppo alta che scandisce la voce del telecronista al piano secondo; in salotto si acuiscono le voci da fuori, di persone, poche, con o senza mascherina; in camera da letto giunge il ronzio di un tagliaerba.
Se entri nel bagno vi è un sottile cigolio di una cyclette, mentre nello studio avverti un suono di esercizi al violino. Su un terrazzo puoi ascoltare qualche chiacchiera tra chi è dentro e chi è fuori, ordini impartiti da una madre a un figlio, odore di benzina che proviene dalle auto messe in moto perché non si sciupino con il fermo esagerato.
Nell’altra terrazza, più grande e spaziosa, le rose sbocciate profumano l’aria e addolciscono questa atmosfera malinconica, anche senza volerlo. Poi entri in cucina e ti sovviene che forse qualcuno sta adoperando lo stesso robot che oggi utilizzerai in preparazione del pranzo, invece nell’ingresso puoi sentire il cigolio dell’ascensore, molto più a riposo di prima, ma ogni tanto adoperato.
E se vai nel corridoio, un insieme indistinto di rumori e suoni, voci mischiate che parlano, cantano, litigano, le voci del fuori ora dentro. Bambini e ragazzi che fanno lezione, uomini e donne al lavoro online: ticchettio di tastiere e suoni inusitati.
E all’esterno il silenzio. Soprattutto sul far della sera, con un cielo picchiettato di stelle e sereno. Nessuno per strada, tutti al riparo, al chiuso di una casa buona che accoglie e protegge, nasconde e tutela dal virus maledetto e terribile che induce a non muovere un passo, a starsene incernierati e rintanati, a vivere una vita fasulla ma che pure è vita ed è ciò che conta di più.

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