Passa ai contenuti principali

Senza paura

Il rimorso, la ferita dentro. Non sarebbe stata più in pace con sé stessa: la scelta di Anna davanti alla gravidanza non voluta

di Cristina Podestà

L’angoscia e l’oblio la scossero e il suo cuore riprese a battere violento nel petto, in testa, nel polso. Così Anna si guardò intorno, si volse verso la sua compagna che la stava osservando con aria interrogativa e lei fece un cenno di sorriso, come a scusarsi. Si sentiva lo stomaco svuotato, un turbamento interiore come una tempesta invernale. Il suo amore l’aveva tradita! Come era successo? Come aveva potuto?
L’alienazione mentale, cui può condurre la resa totale dell’individuo alla passione amorosa era, adesso, la sua condizione. La professoressa di scienze stava spiegando la deriva dei continenti ed Anna ritrovava, nelle parole ascoltate a tratti, l’allontanamento da sé del timone della sua esistenza: provava la totale incapacità di governare la propria sfera emotiva. Come gli avrebbe fatto sapere del terribile segreto? A chi poteva confidarlo se non a lui?
Lui, Andrea, appena visto ieri con Katia, lui che l’aveva lasciata con due parole frettolose, lui che l’aveva affondata piangente nell’angolo della sua macchina due settimane prima, lui che non immaginava che dentro di lei avesse lasciato una traccia indelebile, un amore ancora più grande di quello che era il loro. Emergeva a tratti una vaga idea… No! Non avrebbe dato un dolore tanto grande ai suoi genitori…Si Invece! Cosi avrebbe punito Andrea con una cappa di negatività e rimorso per tutta la vita!
Aveva già provato momenti di tristezza in passato ma, ora, lo stato malinconico della sua coscienza, l’incapacità di operare e guardare alla vita con la fiducia del credente, come le avevano sempre insegnato, solcava il suo cuore e lo feriva fino a farlo sanguinare. Uscita da scuola, varcò la soglia del Consultorio ormai priva di lacrime, senza paura, glaciale nel suo abito già stretto. Le sue aspettative erano per lei causa di pena. Il suo futuro incerto e privo di speranza alcuna. Le virtù di cui era in possesso e che avrebbero dovuto sorreggerla, erano oramai strumenti sconosciuti.
La sua colpa sarebbe stata con lei per sempre, lo sapeva bene, ma non aveva scelta. L’infermiera e il medico le sorrisero: «Non avere paura, stai tranquilla, faremo presto, alla tua età sarebbe un peccato, non preoccuparti». Anna li odiava con tutta se stessa, di un odio mortale! Aveva imparato a riconoscere in sé un battito appena percepibile, un sussurro delicato ma immenso come l’amore che già provava per qualcuno che ancora non esisteva ma viveva di lei, respirava per lei. Fu un attimo!
Scesa dal lettino fuggi di corsa giù per le scale, fuori da quel luogo di morte, fuggi fino a che le si piegarono le gambe e non ebbe più fiato. Sarebbe con calma andata a casa, avrebbe parlato con sua madre, avrebbe smesso di studiare, cercato un lavoro forse, chissà. Sentiva che voleva quello, che non avrebbe mai potuto vivere con quel rimorso di un amore indifeso, cancellato vigliaccamente, sarebbe stata una enorme ferita, una incrinatura nella sua anima che non si sarebbe sanata mai più. Senza paura, fiera e orgogliosa, sollevò la testa con nobiltà e si avviò verso casa.

Commenti

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

Tra rigore del velo e libertà del cuore: il mio viaggio nella fede ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Crescere nell'Istituto del Sacro Cuore di Genova negli anni Sessanta significava abitare un universo di simboli austeri e silenzi carichi di attesa, dove la fede veniva impartita come un dovere tra divise blu e velette nere. In questo racconto, l'autrice ripercorre il sentiero tortuoso che l’ha portata da una formazione basata sul timore alla riscoperta di una spiritualità libera, capace di curare le ferite del passato e scoprire che Dio abita altrove rispetto alla paura. (Daniela Barone) ▪️ L'Istituto del Sacro Cuore: un mondo in bianco e nero Era stato mio nonno a volermi mandare all’Istituto del Sacro Cuore che frequentai per due anni di ‘asilo’, come si diceva allora, e tre di elementari. Ricordo ancora quanta insofferenza provavo per quella scuola prestigiosa e severa. Mio padre, all’epoca autista dei mezzi pubblici, non avrebbe potuto certamente permettersi di pagare quelle rette elevate. Però la Madre Superiora, Suor Platania, dagli s...

La voce di Dio ai tempi del terrore

di Marina Zinzani (Commento di Angelo Perrone) (ap) È dedicato a padre Daniele Badiali, da Faenza, questo racconto. Il terrore attraversa il nostro tempo, fa strage di vite innocenti, violenta le anime di tanti, e insieme rapina il diritto ad una esistenza serena ed operosa. Non solo a Parigi e Bruxelles, ma in tante parti del mondo.  Ovunque l’uomo è barbaramente ucciso, perseguitato, umiliato od offeso. Pone interrogativi che lasciano sgomenti e rimangono senza risposte. Come è possibile? Cosa spinge l’uomo (perché anche i terroristi lo sono, nonostante tutto) al male atroce, assurdo, intollerabile, incomprensibile per la mente umana?

Caso Roggero, il miraggio della vendetta privata

(Introduzione ad a.p.). Il caso Roggero illustra un travisamento della legittima difesa, trasformata in vendetta privata.  Questo ha causato un “corto circuito” tra gli organi dello Stato, con pressioni del governo sul Quirinale per la grazia e critiche alla magistratura per una pena già minima. La politica, inseguendo atteggiamenti alla Vannacci, manipola il concetto di sicurezza, evidenziando la debolezza dello Stato nel garantire la certezza della pena e la legalità democratica. (a.p.). Vendetta travestita da legittima difesa Il caso Roggero, in cui il gioielliere di Grinzane Cavour ha inseguito e ucciso due rapinatori in fuga, ferendone un terzo nel 2021, è un esempio lampante di travisamento della legittima difesa.  Tre gradi di giudizio, basati su prove video schiaccianti, hanno escluso la legittima difesa, che richiede una minaccia imminente e inevitabile.  Le azioni di Roggero si sono svolte quando il pericolo era cessato, trasformando lo sparo alle spalle dei fug...