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Fortunati quei poeti

Torre Campatelli, San Gimignano (foto ap)
Per chi scrive poesia, tempi difficili. Complicato farsi conoscere ed il web non è generoso con i poeti. Non se la cavano meglio i narratori

di Davide Morelli

La fortuna critica dei poeti. Chi l'avrebbe detto che Dino Campana sarebbe diventato un immortale della poesia ad esempio? E che dire di Sergio Corazzini, morto giovane, diventato un caposcuola dei crepuscolari? Ma i più sono destinati a scomparire. La gloria postuma è determinata da una concomitanza di fattori.
Non sono da trascurare le pubbliche relazioni intessute in vita. Alcuni forse è bene che siano dimenticati. Molti si forzano di emergere, di assurgere alla fama. Quanti soldi si spendono stampando libri a pagamento che finiscono al macero.
Per la poesia contemporanea in Italia non c'è riscontro. Varie cause: ipertrofia dell'io e narcisismo di molti autori. Ambizioni che non portano a niente. Non basta pubblicare a proprie spese un libro di poesie, si crede di avere fatto chissà cosa. Non è un affare. Essere anonimi verseggiatori che gloria è?
Certo ci sono poeti che meriterebbero di essere conosciuti dal grande pubblico, ma c'è chi dice che è meglio appartenere ad una nicchia e che non devono essere date perle ai porci. Di Maria Turtura si trova pochissimo in rete. Sul web una sola poesia. Poi è morta nel 1972. Troppo tempo! Era una donna molto appartata. Anche molto triste. Per un’idea più articolata basta leggere le sue liriche, che proprio Pagine Letterarie sta pubblicando. Una voce lirica potente, anche se ci si trova in un labirinto senza uscita leggendo le sue cose.
D'altronde i motori di ricerca sono attendibili fino ad un certo punto. Si pensi solo a cosa accade se uno fa ricerche di medicina. Su google i siti che compaiono nelle prime pagine sono quelli che hanno il page rank più alto e non sono necessariamente i più seri. Compaiono nelle prime pagine i siti più popolari. Sono i limiti degli algoritmi.
La cosiddetta web poetry italiana si interessa solo dei nativi digitali o di coloro che sono viventi e possono autocelebrarsi e promuoversi. Ci sono autori morti prematuramente che sono quasi scomparsi. Giacomo Turra morto in Colombia giovanissimo, le cui poesie sono state prefate da Zanzotto; e Alice Sturiale morta addirittura adolescente, i cui scritti prefati da Mariella Bettarini.  Pochissimi hanno gloria postuma. I posteri poi sono in altre faccende affaccendati.
A proposito di autori morti due volte, Daniele Boccardi e Claudia Ruggeri, scomparsi entrambi giovani e suicidi. Molti aspiranti poeti  credono di avere notorietà pubblicando libri di poesia a pagamento. La realtà è che resteranno solo quelli pubblicati dai grandi editori, Mondadori, Einaudi, Rizzoli, Garzanti, Feltrinelli, La nave di Teseo.
La gloria postuma forse verrà decisa in futuro dalla popolarità sui motori di ricerca. Forse avverrà anche per i letterati. Sarà questione di fortuna. Sarà questione di surfing sui motori di ricerca. La fama dipenderà anche da quanti altri omonimi ci saranno. Chi avrà un nome ed un cognome comune sarà meno noto. Sarebbe senza ombra di dubbio un controsenso, una assurdità del web.
Per la prosa ci sarebbe la scrittrice Babsi Jones che ha pubblicato due libri, uno con Minimum fax ed uno con la Rizzoli. Aveva la benedizione di Giuseppe Genna. Si è ritirata a vita privata ed ha smesso di scrivere. I suoi libri sono introvabili. Aveva un blog che ha cancellato. Non resta più niente di lei, anche se è viva e vegeta. Una curiosità. Daniele Boccardi si è suicidato e pochi giorni dopo è arrivata a casa sua la risposta della Mondadori: gli avrebbero pubblicato il libro.
Una persona che ha pubblicato un solo ottimo libro di poesia è stato Carlo Fusai di Pontedera. Lavorava in pretura. Pubblicò un'ottima silloge con la Rebellato. Poi più niente. Solo versi stampati per pochi amici e conoscenti fidati. E che dire del pontederse adottato Dino Carlesi? È morto molto anziano. Ha pubblicato una ventina di raccolte di versi. È stato molto prolifico. Però i suoi libri giacciono nella biblioteca di Pontedera. Solo pochi li leggono. Di lui rimarrà qualcosa per il semplice fatto che era anche un critico d'arte e molti pittori del circondario lo ricorderanno. Ma resterà noto solo in ambito locale. Niente più. Al di fuori del pisano nessuno lo conosce.
Dino Fantozzi aveva un negozio di macchine da scrivere. Era scapolo. Morì da solo per un attacco di cuore alla stazione di Pisa. Ha pubblicato un solo libro di versi, intitolato "Pensieri poveri di un povero uomo". Il suo volume si trova oggi nelle librerie di pochi parenti. Come dicevano i latini  "sic transit gloria mundi".

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