(Introduzione a Marina Zinzani). Siamo spettatori costanti delle vite altrui: un litigio, una scelta azzardata, un segreto intravisto. In quel momento, una "vocina" interiore ci pone davanti al dilemma: intervenire per salvare o tacere per rispettare? Tra l'impulso del paciere e il valore della discrezione, non esistono ricette universali, ma solo la ricerca di un equilibrio sottile tra coraggio e saggezza.
(Marina Zinzani) ▪️
Il dilemma dello spettatore
Capita a tutti, almeno una volta nella vita, di assistere a qualcosa che riguarda la sfera altrui. La cosa non ci interessa direttamente, noi siamo solo spettatori, però una vocina dentro ci consiglia di intervenire, di dire o fare qualcosa.
Può esserci un litigio di due persone, o una situazione difficile, o una scelta che ci appare azzardata. E allora cosa fare? Dire la nostra, per aiutare, o consigliare, o impedire uno scivolamento?
Sono domande che non hanno una risposta definita. Si potrebbe dire che “dipende”. A volte lo stare a guardare è una condizione che richiede saggezza, pazienza, tatto, discrezione. Parlare in nome del proprio punto di vista può essere sintomo di un comportamento impulsivo, e si sa che l’impulsività qualche danno può farlo.
Come si manifesta l’affetto verso una persona? Intervenendo in nome di un amore per la verità, anche se può essere sgradevole per l’altro, o stando semplicemente a guardare, nella considerazione che uno è libero di scegliere e di decidere? Decidere anche di sbagliare.
L'arte del paciere e il valore della discrezione
Di fronte a due persone che hanno litigato, ad esempio, qual è l’atteggiamento giusto? Il tentare una riappacificazione non appare una cosa sbagliata. E’ il non stare a guardare, è il cercare di capire le opinioni altrui, nella antica veste di paciere investito da un compito arduo ma anche di valore: riportare la pace, prima di tutto, e far superare le incomprensioni.
La persona che però, potendo, potrebbe intervenire e non lo fa come si potrebbe definire? Menefreghista, distaccato, impaurito delle reazioni altrui, o semplicemente discreto? La discrezione come valore, non figlia di qualcosa di superficiale. Non si può giudicare quello che è successo. Gli altri hanno le loro storie, fanno le loro scelte.
Quando intervenire salva la vita
Certe volte intervenire salva. Basta pensare ad una donna maltrattata, l’aiutarla può aprire una porta e farla fuggire da un inferno. Oppure si può pensare ad un giovane che sta imboccando una cattiva strada, magari usa sostanze, e una parola forte può fare la differenza.
Si può pensare anche ad una persona che sta scivolando nella depressione, è difficile intervenire, dare la scossa, farle riassaporare il piacere della vita. Le parole non saranno le migliori, ma il tentativo di aiutare c’è.
I dilemmi del silenzio
Il confine fra l’intervenire e il non farlo ha anche dei dilemmi antichi. Vedere il marito della propria amica con una persona che non è la moglie pone un quesito: rivelare all’amica questa cosa, per aprirle gli occhi, o la soluzione migliore è fare finta di niente e tacere?
Non esiste saggezza adeguata che può indicare la strada. Ogni scelta può sembrare la migliore e non lo è. Anche il silenzio può portare a dei risultati, intervenire può sembrare giusto a volte, ma può rivelarsi una piccola catastrofe per le vite coinvolte.
Il coraggio di metterci la faccia
Nessuno ha la verità in tasca, e il coraggio appartiene solo alle persone disposte a metterci la faccia e a perdere qualcosa.

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