(Introduzione ad a.p.). C'è un trucco matematico dietro la nuova architettura della Giustizia. Mentre si sbandiera il sorteggio come simbolo di imparzialità, le regole scritte nelle pieghe della riforma Nordio rivelano un meccanismo a "due velocità" disegnato per indebolire la componente tecnica e consolidare quella politica. In gioco non c'è solo il funzionamento dei tribunali, ma il pericolo che la politica di qualsivoglia colore possa condizionare la giustizia.
(a.p.) ▪️
L'insidia più pericolosa di una riforma non si nasconde quasi mai nelle grandi dichiarazioni di principio, ma nei piccoli meccanismi tecnici che regolano l'accesso al potere. Il sorteggio, che è il meccanismo di formazione dei futuri organi decisionali della magistratura (i due CSM e la neonata Alta Corte disciplinare), nasconde un’asimmetria matematica che ne modifica profondamente lo svolgimento a seconda dei componenti.
Ecco l'analisi del "sorteggio a due velocità" che dovrebbe guidare gli organi di gestione dei magistrati.
La trappola del numero: massa contro selezione
L'equazione proposta dalla riforma mette a confronto due mondi che giocheranno, all'interno degli organi di governo della magistratura, con regole opposte:
• Il "caso" per i magistrati:
Per occupare i posti nel CSM o nell'Alta Corte, i magistrati verranno estratti da una platea vastissima di circa 9.000 persone. Chi viene estratto è, nel senso letterale del termine, scelto "a casaccio". Non ha dietro di sé una struttura o un coordinamento; è un atomo isolato.
• La "selezione" per i laici (la politica):
Qui il meccanismo cambia natura. I membri di nomina parlamentare non verranno sorteggiati tra i cittadini, ma all'interno di una lista ristretta compilata dal Parlamento. La riforma non stabilisce un limite minimo per questa lista: se la politica deve "sorteggiare" 10 membri, nulla le vieta di presentarne solo 11 o 12, che è facile immaginare selezionati per fedeltà o visione politica.
Il blocco compatto contro gli estratti a sorte
Il risultato di questa asimmetria è palese per l'indipendenza della giustizia. In organismi delicatissimi come il CSM o l'Alta Corte Disciplinare, avremo da una parte singoli magistrati estratti dal mucchio e privi di un’agenda comune, e dall'altra una componente laica super-accurata, un blocco compatto scelto dalla politica.
Per fare cosa? L’ha esplicitato il ministro Nordio: “Introdurre meccanismi di controllo sulla magistratura”.
In qualsiasi organo collegiale, un gruppo organizzato e coeso avrà sempre la meglio su una serie di individui estratti a sorte. È il modo più subdolo per garantire alla politica un controllo ravvicinato sulla gestione dei magistrati e, soprattutto, sulle sanzioni disciplinari.
Un rischio che non possiamo correre
Questa disparità strutturale dimostra che non si stanno cambiando le regole per rendere la giustizia più equa, ma per renderla permeabile alla maggioranza di turno. Una torsione che può essere esercitata da ogni schieramento politico.
Sostituire il merito e la rappresentanza con un sorteggio "truccato" nei criteri significa indebolire l'argine della legalità. Il rischio di una magistratura influenzata dalla politica è un prezzo che la nostra democrazia non può pagare. Per questo, l'unica difesa resta la solidità della nostra Costituzione del 1948, nata per evitare che un potere potesse schiacciare l'altro con trucchi procedurali.
Teniamoci le nostre regole. Riforma? Grazie, NO.

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