(Introduzione ad a.p.). Ci sono voci che arrivano dal passato con una forza dirompente, capaci di raccontare la modernità attraverso il silenzio. In questo spazio, la lirica di Emily Dickinson diventa il punto di partenza per un viaggio nell'animo umano, dove la promessa del futuro splende più della meta raggiunta. Segue a.p. COMMENTO.
Crisis is sweet and yet the Heart
Upon the hither side
Has Dowers of Prospective
Surrendered by the Tried -
Inquire of the proudest Rose
Which rapture - she preferred
And she will tell you sighing -
The transport of the Bud
-
Il Punto
d'arrivo è dolce eppure il Cuore
Da questo
punto di vista
Ha Doti
Potenziali
Sconosciute
al Realizzato -
Chiedi alla
Rosa più orgogliosa
Che
rapimento - ha preferito
E ti dirà
sospirando -
L'estasi
del Bocciolo -
(a.p.) ▪️
Un viaggio nell'immaginario dell'Ottocento
Un immaginario viaggio nell’arte pittorica dell’800 e nella letteratura di quel secolo incrocia necessariamente la lirica di Emily Dickinson, la poetessa americana che visse, come una reclusa, una gran parte della sua vita, mai uscendo dalla casa nella quale era nata. Alcune domande (Come la donna si vede? Cosa pensa di sé?), che la visione di quell’arte e la lettura dei testi letterari possono suggerire in quel percorso fantasioso, denso di rilievo storico e di significato attuale, incontrano la risposta della giovane poetessa americana che ha osservato la vita senza viverla, che ha parlato dell’esistenza senza percorrerla, e che ha raccontato sentimenti umani vissuti soltanto nel suo animo.
La natura come specchio dell'inquietudine
Secondo questa concezione fortemente intimistica, riversa su sé stessa, la vita è descritta assumendo simbolicamente gli eventi della natura come momenti esistenziali decisivi, come fonte di riflessione, come suggerimento e stimolo per l’animo inquieto e tormentato. In questa lirica, la poetessa racconta che “il punto di arrivo” nelle cose è quasi sempre appagante, il risultato che raggiungiamo ci soddisfa e rallegra, e tuttavia i nostri sentimenti più forti sono forse quelli che si provano quando tutto sta per nascere, quando si immagina l’avvenire, quando le aspettative sono maggiori.
La nostalgia del bocciolo
È bello vedere la rosa già sbocciata, e la rosa sente la fierezza di essere tale, ma lo stesso fiore, pur al culmine della crescita e della bellezza, non può non guardare con nostalgia, ricolma di tenerezza e di gioia, al quel momento iniziale in cui tutto doveva ancora compiersi, e vi era soltanto “l’estasi del bocciolo”: allora, incontenibili erano le speranze, e ciò che faceva battere il cuore erano i pensieri del futuro e non i ricordi del passato. Seguendo questa metafora naturalistica, si potrebbe dire dunque: il viaggio è più importante della meta.
La clausura come libertà interiore
Emily Elizabeth Dickinson (1830-1886), di salute precaria, timida e schiva, a trent'anni si ritirò in un isolamento completo con la compagnia dei suoi soli familiari per dedicarsi a coltivare la sua straordinaria e incontenibile vena poetica, unica e più alta espressione del suo sentire. Nel distacco dal mondo, nella solitudine fisica, cercò la grandezza della sua libertà interiore, la possibilità di spaziare ovunque con l'animo, di ricercare ogni frammento esistenziale e di raccontarlo nei suoi versi. In una vita priva di relazioni umane, senza eventi materiali, l'evento fu proprio lei, la persona capace di osservare la natura dalla sua finestra, aperta sul giardino di casa e dischiusa sul mondo intero.
Una lettera al mondo: modernità e ribellione
L'inquietudine che traspare nella sua lirica spesso vigorosa e innovativa, l'irrequietezza nascosta nei versi impregnati di pause e non solo di parole, l’hanno resa oggi, proprio per questo, modernissima ed attuale. In un'epoca che esaltava le donne come angeli del focolare, attuò una ribellione interiore, esaltò il gusto della vita in piena libertà, cantando la bellezza e la gioia del sentimento puro. Sconosciuta in vita, lasciò alla sua morte circa 2000 composizioni scritte in segreto: la sua opera letteraria è, come lei stessa la definì, “la mia lettera al mondo, che non ha mai scritto a me”.






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