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Solitudine femminile e il paradosso della dedizione 🏝️

Donna giovane di spalle che allarga le braccia in segno di felicità
(Introduzione a Bianca Mannu). C'è un errore che gli uomini commettono spesso: scambiare la dedizione per uno stato di natura. Bianca Mannu, con i versi densi di 'Donna', ci porta all’interno di una cucina che è al tempo stesso porto sicuro e prigione invisibile.
Mentre l'uomo, moderno Ulisse, insegue i suoi 'Ciclopi e Nereidi' (le sfide del lavoro, le ambizioni esterne, le corse quotidiane), la donna resta a presidiare il 'fervido calore' della casa. Ma questo calore non è un dato scontato: è un cono di luce alimentato da una fatica mentale e affettiva che, se non alimentata dal riconoscimento, rischia di spegnersi.
Attraverso richiami mitologici e immagini domestiche quasi sacre – una mano sulla spalla, una tovaglia usuale – la poetessa svela il 'presagio segreto d'un tumulto': la scoperta che la terraferma su cui l'uomo crede di poggiare è, in realtà, un territorio di solitudine dove la donna viaggia verso il nulla, portando in sé una miccia pronta a innescarsi. Un testo necessario per riflettere sul diritto alla felicità oltre il dovere della cura.

(Bianca Mannu) ▪️

L’incastro e l’immagine riflessa

Sono e non sono
quella qualunque donna speciale
che - come un'essenziale
smarrita e ritrovata
tessera di puzzle -
s'incastona a perfezione
nel tuo quadro.
Per te forse sarei
e forse no - quella.
Ma di certo questa sono
che ti ha colto - mentre cerca -
a cercare turbato quel tu -
senso perduto della tua
contenta immagine
riflessa nello specchio del comò
della tua camera nuziale
ora deserta -

L’Ulisse contemporaneo e il calore scontato

Era quel tu - che non dici scontato -
ma ch'era buono e ch'era così poco
che quasi tutto adesso pare
ché non c'è -
l'essere stesso del fervido calore
attribuito per torpidità
d'amore alla casa,
al buon cibo tenuto caldo
per l'Ulisse che ancora sei
svagato e stanco per la corsa
dietro a Nereidi e Ciclopi
privi di mistero.

Il cono di luce e l’assenza di parole

Era lei il cono di luce
acceso e in libera caduta
sulla tovaglia usuale
e sul tuo piatto solo.
E quella lei - aspettandoti -
il primigenio discorso
ritesseva nella mente -
ma a te davanti mancava
la via delle parole.
E per riscatto incrociava
-muta – il tuo sguardo.

Il presagio del tumulto

Ed era la sua mano
tra una posata e un piatto -
tenera e già antica
risaputa non poco
nel monito garbato
che posava sulla tua spalla
leggera e smemorata
il presagio segreto d'un tumulto
che - nell'assenza tua
da un sole all'altro –
cresceva indisturbato
nel cuore del tuo lembo
di creduta terraferma.

La miccia innescata verso il nulla

Lei - che in quella terra
stando quasi sola
più sola viaggiava
verso il nulla - in sé
portava innescata
quella miccia che forse
non sapendo divinava.

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