(Introduzione ad a.p.). La sicurezza è un diritto, ma diventa un’illusione se affidata solo a nuovi divieti. Emerge un paradosso: il sistema inasprisce le pene per reati marginali mentre depotenzia i controlli sui centri di potere. Tra carceri sovraffollate e riforme che minacciano l’indipendenza del giudice, sorge una domanda: stiamo costruendo uno Stato più sicuro o stiamo indebolendo i presidi della legalità?
(a.p.) ▪️
Giustizia e Sicurezza: tra slogan e realtà
Perché, nonostante l’intensa attività legislativa, i cittadini non si sentono protetti? La risposta risiede nella contraddizione tra l’urgenza politica di rassicurare e l’incapacità tecnica di agire con efficacia.
La sicurezza come valore: simbolo o sostanza?
Nessuno discute il dovere dello Stato di garantire protezione. Tuttavia, giuristi e accademici sollevano un dubbio: stiamo costruendo sicurezza reale o un "diritto penale della prevenzione"?
Il rischio è che si finisca per reprimere il disagio sociale — proteste, marginalità, povertà — trattandolo come reato grave senza affrontarne le cause. Quando il diritto penale diventa una risposta emotiva a fenomeni complessi, la sicurezza si trasforma in un simbolo: una rassicurazione psicologica che non cambia la realtà delle nostre città.
L’efficienza del sistema: risorse disperse e paradossi
Mentre si moltiplicano le norme, la "macchina" della giustizia resta bloccata:
• Tecnologia insufficiente.
Mancano dispositivi elettronici per monitorare le misure alternative.
• Personale carente.
Mancano oltre 1.800 magistrati e unità amministrative; i sistemi digitali sono spesso inefficienti.
• Carcere in crisi.
Il sovraffollamento è insostenibile. È paradossale approvare leggi che aumentano i detenuti mentre il Ministero valuta pene alternative per 10.000 persone per decongestionare gli istituti.
Le condizioni disumane violano il principio costituzionale della rieducazione e alimentano la recidiva. È più sicuro un Paese che scrive nuove leggi o uno che applica con rapidità quelle esistenti?
Il garantismo tra eccessi e vuoti normativi
L’abolizione dell’abuso d’ufficio, motivata dalla "paura della firma", ha creato un vuoto normativo segnalato dall’Europa e dalla Corte Costituzionale (sent. n. 95/2025).
Allo stesso tempo, mentre si punisce il dissenso visibile, si indeboliscono strumenti come intercettazioni e controlli sulla pubblica amministrazione. Questa oscillazione trasmette un messaggio ambiguo: severità con chi "disturba" in piazza, indulgenza con chi opera nelle stanze del potere.
Il ruolo del giudice: autonomia o controllo?
Indebolire l’autonomia del magistrato è la strada giusta per l’efficienza? La vera protezione del debole risiede in un giudice terzo e imparziale, capace di applicare la legge senza condizionamenti.
La sicurezza nasce dalla solidità delle istituzioni, non dalla moltiplicazione dei divieti. Una giustizia che non può controllare il potere, alla fine, non potrà difendere nemmeno il cittadino comune.
Oltre le apparenze
La sicurezza non si decreta: si costruisce con un sistema giusto e umano. La vera sfida non è scrivere nuove leggi, ma far funzionare quelle che già esistono.
✒️ Postilla
• “L’allarme dei giuristi sul pacchetto sicurezza: è fuori dal solco tracciato dalla Carta.” (Avvenire)
• Sulle contraddizioni della stagione politica e sul mutamento di rotta del Guardasigilli, leggi l’articolo: "Separazione delle carriere. Ci facciamo guidare dalle emozioni personali?" (Pagine letterarie, 21.1.26)

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