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Dalla legge all'antropologia da bar: i paradossi della riforma della magistratura 🧭

Rappresentazione simbolica della giustizia e dello Stato di Diritto.
(Introduzione ad a.p.). Tra tecnicismi e slogan da talk show, la riforma della magistratura rischia di smarrire la sua bussola: la realtà. Ecco perché occorre smascherare i paradossi di un dibattito che, inseguendo presunti 'istinti' antropologici, finisce per ignorare le crepe profonde del nostro Stato di Diritto.

(a.p.) ▪️

Il trucco del restauro

Immaginate di entrare in casa e scoprire che il pavimento è talmente storto da non riuscire a stare in piedi. Le crepe si aprono, i vostri figli inciampano. Chiamate un tecnico e lui vi dice: "Non si preoccupi, ho la soluzione: ridipingeremo il soffitto e cambieremo la disposizione dei mobili nel salotto buono".
Restereste basiti. Gli direste che il problema è il pavimento.
Ecco: la riforma della giustizia che ci stanno vendendo è esattamente quel secchio di vernice per il soffitto. Usano parole rassicuranti come "separazione" e "imparzialità", ma se leggiamo le scritte in piccolo, scopriamo che questa riforma non sposta un solo millimetro del pavimento su cui camminiamo ogni giorno.

L’inganno culturale: l'igiene morale da bar

Per giustificare questo restauro inutile, il dibattito pubblico è sceso a un livello miserevole. Ci dicono che bisogna eliminare la "promiscuità" tra PM e Giudici, usando un termine che solitamente appartiene a contesti di degrado o a regolamenti di igiene morale per postriboli.
Siamo passati dal diritto all'antropologia da bar: sostengono che chi ha fatto il PM sia "geneticamente" programmato per cercare la morte civile dell'imputato. Seguendo questa logica assurda:
     Un chirurgo non potrebbe mai fare il medico legale per troppa "promiscuità" tra la vita e la morte.
     Un professore che ha bocciato un alunno sarebbe antropologicamente incapace di aiutarlo in un corso di recupero.
Ridurre la Funzione Pubblica a un istinto tribale è l'offesa più grave che si possa fare alla dignità dello Stato.

La pistola fumante: indebolire per liberare

Dietro i tecnicismi c'è una strategia chiara: indebolire il controllo della legalità per rendere il potere "più libero".
    🔎 Il rischio "sceriffo": Se separiamo il PM dalla cultura del Giudice, avremo un accusatore che cerca la condanna a ogni costo per fare carriera, diventando un super-poliziotto sensibile al potere politico invece che alla verità.
   🔎 Il sorteggio: Si trasforma il governo della magistratura in una lotteria per renderlo debole e ricattabile dalla politica.
    🔎 L'Alta Corte: Un tribunale speciale per disciplinare i magistrati, un’arma di pressione psicologica per renderli "docili".
Il ministro Nordio lo ha ammesso candidamente: questa riforma renderebbe il governo un "potere più libero". Libero dal controllo della legalità. Una tentazione pericolosa per chiunque sieda al governo, oggi o domani.

Una scelta di campo

Questa riforma non è stata scritta per chi cerca giustizia, ma per chi vuole gestire il potere senza intoppi. Un magistrato meno protetto sarà inevitabilmente un magistrato più timoroso.
E un giudice che ha paura finirà sempre per dare ragione al più forte: al colosso bancario, alla grande assicurazione, al potente di turno.
Non permettiamo che ridipingano il soffitto mentre la nostra casa comune crolla. La giustizia non è un affare di palazzo: è l'ultima difesa del cittadino comune. Difendere l'indipendenza della magistratura non significa difendere una casta, ma difendere il nostro diritto di essere tutti uguali davanti alla legge.
Non possiamo permetterci di perderlo.

✒️ Postilla

La magistratura non è un potere, è un servizio. E la sua dignità non risiede nell'essere separati dai colleghi, ma nell'essere separati da ogni interesse che non sia la Legge.
Vuoi approfondire come la sobrietà istituzionale possa essere l'unico vero argine al rumore della politica? Leggi la mia riflessione su “Storie e volti: Giovanni Falcone – L'innovatore globale”.

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