(Introduzione ad a.p.). Immagini che non ritraggono solo persone, ma frammenti di ciò che siamo stati. Un saluto su un binario diventa così lo specchio di tutte le nostre partenze, di quei "poteva essere" che conserviamo, con sobria malinconia, nel bagaglio del tempo.
(a.p.) ▪️
È un’immagine che non appartiene solo a un rullino, ma a quella stanza segreta della memoria dove conserviamo i nostri "poteva essere". In questo scatto, il bianco e nero non è solo una scelta cromatica, è il colore stesso della nostalgia.
C’è tutto il peso dolce della nostra gioventù in quel saluto su un binario: l’abbigliamento quasi adulto indossato con l'innocenza dei bambini, come se avessimo avuto tutti una fretta disperata di crescere, senza sapere che il tesoro era proprio in quel cappotto un po' troppo grande e in quella valigia ancora vuota di delusioni.
È un tributo a ciò che siamo stati: un miscuglio di promesse sussurrate tra il fumo di un treno che, forse, non è mai partito davvero. Racconta quel sentimento languido di chi guarda indietro e vede non solo chi ha amato, ma la versione più pura di sé stesso.
Una malinconia sobria, che non grida al rimpianto, ma sorride a ciò che è rimasto sospeso, a quel "non ti scordar di me" che la vita ha trasformato in un ricordo silenzioso.
Siamo noi, in quel frammento di tempo, eternamente pronti a salutarci per diventare, finalmente, grandi.

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