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La ricetta della felicità tra terra e memoria 🏡

disegno di un uomo che cucina in luogo ameno di campagna

(Introduzione a Marina Zinzani). In un mondo che corre e notizie che angosciano, basta un incontro casuale con un programma di cucina per scoprire un 'luogo ameno' dell’anima. Tra il profumo di un soffritto e il verde di un prato, Marina Zinzani ci guida in un piccolo viaggio della mente, dove la ricetta della tradizione diventa il pretesto per ritrovare il nostro sé più vero, spoglio di ogni maschera.

(Marina Zinzani) ▪️

La poesia delle piccole cose

Lontano dalle notizie della TV, spesso angosciose, in un momento di pausa, girando per i canali, si incrocia un programma di cucina. Il cuoco che lo conduce mostra il suo mondo: un luogo bucolico, in mezzo alla natura, spazi ampi, vicinanza alla terra e alle cose semplici. La poesia delle piccole cose. Prati, fiori, frutti degli alberi. Un senso di serenità che arriva.

L'alchimia della tradizione

Il cuoco mostra una ricetta della tradizione, con ingredienti che tante volte si vedono, ma c’è quel tocco in più, quell’attenzione in più: c’è l’armonia che riesce a creare da un soffritto di sedano, carota e cipolla, dai ceci, dalla verza, dal cavolo nero e da qualche altro ingrediente un piatto che trasmette qualcosa di speciale. È un qualcosa che ricorda un tempo lontano, quando si mangiava così, nelle campagne, con il pane avanzato che si metteva nella zuppa, con l’aglio immancabile, con il filo d’olio a crudo che impreziosiva il piatto. Ci si sofferma. È solo una ricetta, come tante, in apparenza. Ma è anche un’evocazione di qualcosa legato alla terra, analogia della nostra terra, del nostro passato lontano, della nostra infanzia. 

Suggestioni di vita buona

Oggi potrebbe essere un punto di arrivo, il gustare una buona zuppa fatta in casa, curandone la cottura, gli ingredienti. Suggestione, o improvviso trasporto verso qualcosa di sano, di semplice, verso un modo di mangiare e anche di vivere migliore di quello che si sta vivendo?
Il luogo in cui il cuoco trasmette appare come sospeso, ci si immagina lo stare lì, la sera d’estate, in mezzo a quel verde, seduti su una sdraio con un buon libro in mano ed un aperitivo invitante. Oppure ci si immagina la mattina, quel fresco che sa di cose buone da fare durante la giornata, una colazione che diventa una coccola per il palato, scambiare parole con la persona che si ama, raccontarsi i sogni. Ci si immagina il profumo del sugo che avvolge la cucina a mezzogiorno, lasciando poi saziati, gradevolmente saziati, per poi abbandonarsi ad una breve pennichella.

Senza maschere né orpelli

E questo mentre là fuori il mondo corre. Ci si immagina lì, senza più una vera identità, non si è più la segretaria, il dottore, il ragioniere, si è in compagnia delle poche persone del luogo e di sé stessi. Quel sé stessi ammaccato, disorientato, impaurito. È come se quel luogo parlasse di radicamento alla terra, la nostra terra, il nostro Sé spoglio, senza maschere né orpelli, eppure più vero, che ritrova una vibrazione armoniosa e la voglia di gustare esperienze nuove, sapori nuovi, momenti intensi, in un senso di vita rinnovata.
Il silenzio, il cibo, il cuoco che mostra soddisfatto il suo piatto della tradizione, lo assaggia. Deve essere davvero buono. Piccolo viaggio della mente. La ricetta rimane nella memoria, anche la suggestione forse rimarrà. Almeno per un po’. Un luogo mostrato, parole che non sono state parole, immagini che ricordano il saper vivere, la delicatezza delle ore liete.

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