Passa ai contenuti principali

Uccello in gabbia: la follia gelida di Daniela tra sangue e sbarre ⛓️

una donna scrive una lettera dentro una cella del carcere, alla luce fioca di una lampada da tavolo
(Introduzione a Vespina Fortuna). Ci sono vittime che cercano disperatamente una via d’uscita. Questo nuovo capitolo tratto dalla serie "Donne maledette", storie di donne immaginarie, ci pone invece di fronte a un abisso differente.
L’autrice dà voce a Daniela: una donna che non subisce l’orrore, ma ne è strumento e interprete. Attraverso una lettera gelida e priva di rimpianto, scopriamo il delirio di chi ha scambiato il sangue per un ideale e la cella per un piedistallo morale.
È la storia di un "uccello in gabbia" che non vuole essere liberato, perché convinto che le sbarre siano l'unico luogo da cui guardare il mondo con purezza, mentre fuori la vita — e gli affetti — si consumano inesorabilmente.

(Vespina Fortuna).

Una notizia tra le sbarre

Cara mamma, ho saputo che papà ci ha lasciati. Ieri è venuto Maurizio e me l’ha detto. Me l’ha sbattuta in faccia questa notizia, guardandomi dritta negli occhi, quasi come se volesse farmi male o se la colpa fosse mia. Lo so, non mi avete mai perdonata ed io d’altra parte non ho mai perdonato voi. 
Ho riflettuto molto prima di mettermi a scrivere questa lettera perché temevo che la prendessi come un atto di scusa da parte mia, non è così e non voglio che lo pensi neppure lontanamente. 

Il rifiuto del pentimento

Ognuno è libero di decidere da che parte stare e io presi la decisione molti, troppi anni fa, per pentirmene. È dura la vita del carcere, è terribile non sentirsi più padrone del proprio spazio, ma nonostante questo non riesco a pentirmi delle mie azioni e ti giuro, che pur conoscendo il mio destino, se tornassi indietro, non cambierei nulla di ciò che ho fatto. 
Voi, benpensanti, credete che noi siamo ormai dei reclusi come tutti gli altri, ma per noi non è così e benché voi siete certi che le nostre azioni non siano servite a cambiare il mondo, ti assicuro che così non è stato.
Senza di noi la vostra piccola Italia sarebbe finita in un buco nero ed è grazie al nostro sacrificio se ancora qualcosa di buono là fuori c’è. Noi siamo una piccola comunità qui dentro. Io non mi lamento, leggo molto, lavoro e scrivo. 

Memoriale di una lotta

Sto terminando un libro, cara mamma, una sorta di memoriale per chi la storia delle Brigate Rosse la legge distorta solo sui libri di testo e non l’ha vissuta in prima persona per potersene essere fatta un’idea. 
La mia storia, quella di tutti noi che abbiamo sacrificato la vita per l’ideale e viviamo come topi, nascosti alla vostra vista, considerati destabilizzatori e pericolosi assassini. Che cosa ci differenzia dagli eroi del risorgimento italiano?
Nulla, cara madre, solo il fatto di essere ancora vivi e perciò scomodi. Moriremo uno ad uno col tempo, senza aver mai più rivisto la luce del sole ed aver assaporato la vostra libertà. Ma non crucciarti per questo. La tua libertà non è la mia, preferisco la libertà della mente dentro una cella stretta e squallida a quella falsa di voialtri. 

Un addio senza ritorno

Mi dispiace molto per papà, mai credevo che sarebbe morto tanto presto, lui così atletico e attento alla dieta. Mi dispiace ancora di più che Maurizio attribuisca a me la sua fine.
Cara mamma, lo so che ogni genitore vorrebbe per i propri figli tutto il meglio che c’è e che non puoi comprendere la mia scelta, ma ti assicuro che questo è tutto il meglio che c’è per me, mi gratifica l’essermi immolata per la libertà del popolo. Non pensarmi come un uccello in gabbia, ma piuttosto come un’anima felice, un pensiero inconsistente, un ideale, un essere mai nato. 
Fai conto di tenermi ancora fra i pensieri, quando mi desideravi e non mi avevi ancora. Così vorrei che mi pensassi, come se non mi avessi ancora mai avuta fra le braccia e mi immaginassi. Lo stesso farò io con te, penserò di non averti ancora conosciuta, chissà che un giorno non ci conosceremo, non ci parleremo, non ci spiegheremo, non ci capiremo, non ci accetteremo l’un l’altra. 
Non ci siamo mai più riviste e non mi dispiace se questa è la tua decisione e se non riesci ad accettare la mia scelta. Ho già qualche capello bianco qua e là e delle piccole rughe intorno agli occhi. 
Arrivederci forse, chissà, forse da dietro un freddo vetro, o forse, più semplicemente, addio. Daniela

Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

C'è una storia che ho bisogno di raccontare

(a.p.). Una storia, su radici, terra, e il coraggio di cercarne di nuova senza perdere la prima. Non un annuncio, o un bilancio. L'ho scritta per chi, in questi anni, ha reso questo giardino comune. Potete leggerla sul nuovo sito, www.pagineletterarie.it: Migrare. Una storia di radici e di nuova terra .

Gli amanti di Marc Chagall, tra sogni volanti e la solitudine della realtà

(a.p. - INTRODUZIONE) ▪️ Fantasie popolari, figure volanti, personaggi solitari. Il presente, in Marc Chagall, è sempre trasfigurato in un sogno che richiama le suggestioni della sua infanzia, comunque felice nonostante le tristi condizioni degli ebrei russi, come lui, sotto lo zar. Colori liberi e brillanti accompagnano figure semplici e sinuose, superano i contorni dei corpi e si espandono sulla tela in forme fantastiche. Le sue opere sono dedicate all’amore e alla gioia di vivere, descrivono un mondo poetico che si nutre di ingenuità ed è ispirato alla fiaba, così profondamente radicata nella tradizione russa. (Marina Zinzani - TESTO) ▪️ Desideravo una casa, un luogo caldo ed accogliente in cui tornare la sera. Desideravo qualcuno a cui raccontare la mia giornata. Desideravo un grande albero, a Natale, pieno di luci e di regali. Desideravo una bambina che mi accogliesse buttandomi le braccia al collo. “Il mio papà!”: ecco le sue parole. Desideravo un luogo di vacanze, ma soprattutt...

"Il raggio verde": la definizione di sé nel film di Rohmer

(Introduzione a Marina Zinzani). In una società che spesso ci impone ritmi frenetici, socialità forzata ed etichette immediate, cosa significa rimanere fedeli alla propria sensibilità? L’autrice ci guida nel cuore di uno dei capolavori più intimi di Éric Rohmer: Il raggio verde. Attraverso lo sguardo malinconico e incompreso della protagonista Delphine, il testo esplora il peso delle definizioni altrui e la ricerca ostinata di un luogo dell'anima.  (Marina Zinzani) Il cinema di Rohmer tra verbosità e autenticità Il film “Il raggio verde” (disponibile su RaiPlay, Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia nel 1986) riporta immediatamente ai temi del suo regista, Eric Rohmer: il mondo dei giovani, i loro problemi e le contraddizioni. Con il passare degli anni, la realtà vista dagli occhi di Rohmer può sembrare rappresentata in modo troppo verboso, o con storie semplici e senza temi forti, rispetto ai film di oggi.  La solitudine nella Parigi estiva “Il raggio vede” è forse il...

Dostoevskij e le "Memorie da una casa di morti": il valore della dignità nel baratro dei Gulag ❄️

(Introduzione a Liana Monti). Il confine tra la vita e la morte non è sempre un battito che si ferma, ma a volte è una catena che si stringe. In questo contributo, Liana Monti ripercorre l'inferno siberiano di Fëdor Dostoevskij, ricordandoci che anche dove l'uomo viene ridotto a "non defunto", la scintilla della dignità e il desiderio di libertà restano le uniche ancore di salvezza. (Liana Monti) ▪️ L'inferno di ghiaccio: la realtà dei lavori forzati Il libro tratta di fatti realmente accaduti, autobiografici, durante il periodo di prigionia all’interno di una delle colonie penali in Siberia conosciute come Gulag. L’autore ci introduce in un mondo fatto di stenti, sofferenza, punizioni, dolore, morte. Un luogo dove si trovano coloro che sono stati giudicati colpevoli di crimini di vari tipi: politici, e comuni come violenze e omicidi. Persone provenienti da diversi ceti sociali e militari. Condannate alla prigionia per vari anni o addirittura a vita. Nel momento i...

L’empatia verso gli altri nasce dall'ascolto di sé

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Imparare ad ascoltare sé stessi è il primo passo per potersi aprire davvero agli altri. Il dolore non ascoltato diventa una barriera che isola e inaridisce l'empatia: un richiamo essenziale a non ignorare le proprie ferite per rimanere umani. Maria Cristina Capitoni Quando ti ignori riduci i canali del cuore, scambiando le parti. Se soffochi il tuo dolore non senti più quello degli altri.