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La faccia nascosta della Luna: da Apollo a Artemis, tra ricordi di famiglia e futuro 🌓

Immagine della Luna di notte attraverso una finestra sul bordo della quale un libro di fotografie con ricordi del 1969 e 2019
(Introduzione a Daniela Barone). Un filo invisibile lega il bianco e nero sfuocato del 1969 alla nitidezza digitale della missione Artemis II. Attraverso gli occhi di un bambino e i ricordi di una nonna, la Luna smette di essere solo un corpo celeste per diventare lo specchio delle nostre fragilità. Un racconto intimo sul senso di appartenenza a quel "piccolo puntino azzurro" che chiamiamo casa.

(Daniela Barone). 

Tra generazioni e memorie lunari

«Nonna, vieni a vedere la luna.» Così aveva reclamato la mia attenzione Luca, il mio nipotino di due anni e mezzo. Era sul poggiolino della casa dei miei quella sera d’estate del 2019. Indossava un pigiamino corto leggero e si teneva alla ringhiera arrugginita.
Mio padre, vedovo da diversi mesi, già dormiva ma lui non ne voleva sapere di andare a letto. Aveva buttato per gioco nel cortile sottostante numerose mollette e si trastullava con le poche rimaste nel cesto. Stringendo la manina di Luca non potei fare a meno di pensare a quando, appena tredicenne, avevo assistito con mio padre allo sbarco sulla luna in TV. Che evento straordinario.
Papà, seduto in cucina dietro di me, forse già sonnecchiava ma io, rapita da quelle immagini in bianco e nero tremolanti e un po’ sfuocate, avevo seguito attentamente la cronaca di Tito Stagno, giornalista allampanato e sempre formale che, per l’eccitazione dell’allunaggio, aveva perso il suo tipico aplomb.   

Il ritorno di Artemide

Dopo 47 anni mi trovo a guardare in TV le immagini inedite della luna accanto a Francesco e ai bambini. Stavolta è Leo, il nipotino più piccolo, a sonnecchiare. Suo fratellino Luca è invece intrigato dalle immagini del mitico flyby che la NASA ha trasmesso al mondo intero.
Trovo appropriato il nome Artemide scelto per questa missione: sottolinea il legame con la spedizione di oltre cinquant’anni fa denominata Apollo, il dio greco suo gemello. Ma la vera bellezza dell’appellativo consiste per me proprio in questa figura di donna forte, libera e indipendente, oltre che dea della foresta e della luna.
Mai un essere umano si era allontanato così tanto dalla terra: oltre 400.000 km. hanno separato gli astronauti dell’Artemis II dal nostro mondo. Accomodati sul divano parliamo di questa impresa straordinaria che ha portato a scoprire il lato nascosto della luna e ci emozioniamo. 
Il giornale dà notizia dello sbarco sulla Luna nel 1969

L’ombra interiore e la luce del futuro

‘The dark side of the moon’ ora non è più solo un album dei Pink Floyd ma una realtà: ‘Tutta buia la luna’, cantava il gruppo, anche la faccia che mai umano aveva visto. Gli artisti alludevano all’oscurità interiore e alle facce nascoste della personalità umana, ai mali del vivere moderno, quali l’avidità e l’odio all’origine dei conflitti bellici. 
Stiamo vivendo pure oggi momenti di declino dei valori, di tenebre sociali ma anche personali, dato che non sembra esserci più spazio nemmeno per piccoli atti quotidiani di gentilezza. Proprio ora che lo spettro della guerra ci incute terrore, nemmeno la luna sembra apportare speranza e chiarore. 
Non è così sicuramente per Luca che già fantastica su altre esplorazioni cosmiche e futuri viaggi verso Marte. Grande e commovente il suo entusiasmo per le immagini dell’eclissi solare. Ecco il disco lunare scuro avvolto da un alone luminoso: uno spettacolo senza eguali che ha contemplato sullo schermo appena per pochi minuti ma che lo ha quasi ipnotizzato.

Solitudine siderale e nostalgia terrestre

La pausa pubblicitaria, mai così inopportuna come adesso, mi riporta alla quotidianità. Mi accingo così a preparare la cena. Mentre traffico ai fornelli la mia mente non vuole però saperne di concentrarsi e preferisce vagare fra i ricordi antichi e le suggestioni del presente.
Lanciando un’occhiata veloce allo schermo che ritrae lo spazio, mi vedo improvvisamente sola nella navicella, completamente isolata da tutto e tutti. Il sole è totalmente oscurato dalla luna e il tempo sembra non passare mai. La terra è sempre più lontana ma riesco a cogliere i contorni dei continenti visti solo sull’atlante, il blu degli oceani e il bianco delle nuvole compatte.
Provo una sensazione difficile da esprimere, un senso incolmabile di solitudine e una fitta angosciante di nostalgia per tutto quello che sta svanendo. In questo pianeta così lontano ci siamo avvicendati in milioni di generazioni, abbiamo amato, gioito e sofferto, onorato i nostri avi e vissuto, forse senza lasciare un segno rilevante nello scorrere implacabile dei secoli.
Sullo sfondo del buio siderale, mentre la terra s’allontana sempre più lasciandomi afflitta e sgomenta, ecco apparire la Luna come mai si era vista: una parte del Bacino Orientale si palesa e il suo disco si mostra in tutta la sua interezza. Quanti crateri, altipiani e lampi di meteore.
Avevano ragione solo in parte i Pink Floyd: non c’è nessun lato oscuro della luna perché essa non è buia interamente e perennemente: la luce illumina alternativamente le due facce, così come avviene sulla Terra in cui si succedono il giorno e la notte.
Visione parziale della Terra in lontananza dal punto di vista della Luna il cui suolo si vede in basso

La promessa della "biglia blu"

Mio figlio, più pragmatico di me, non condivide il mio smarrimento per l’allontanarsi degli astronauti dalla Terra: non siamo forse qui, spettatori comodamente seduti sul divano, inseriti saldamente nelle pieghe del pianeta come piante nel terreno? E chissà per quanto lo saremo, conclude serafico.
Anziché appassionarmi per le immagini inedite dell’altro lato della Luna, peraltro grigio e gibboso come quello noto, sono rimasta affascinata dalla visione del globo terreste che gli astronauti hanno descritto come ‘acceso nel buio come una promessa’, ‘unica casa senza confini’, ‘pianeta fragile e magnifico’.
E autenticamente ho provato sentimenti di desolazione per la perdita della Terra, anche se solo immaginata in una serata d’aprile. 
Questo nostro pianeta era stato ripreso molti decenni fa come un minuscolo puntino azzurro sospeso nello spazio immenso. Un astrofisico aveva così commentato l’immagine: «Guarda di nuovo quel puntino. È qui. È casa. È noi.»
Sì, pur essendo solo un puntino nel buio cosmico, è qui dove viviamo, nolenti o volenti, la nostra esistenza. Siamo piccoli, vulnerabili ma preziosi nella nostra unicità e per questo dovremmo unirci per preservare questo puntino a noi così caro.
«This is a whole bunch of nothing, this thing we call the Universe.» Tutto questo vuoto, ha detto il pilota Glover, è un mucchio di niente, questa cosa che chiamiamo Universo. Non posso fare a meno di sentirmi persa in questo niente, questo vuoto che ora nella missione Artemis II si percepisce per quaranta minuti.
Esulto quando si riprende il contatto con la vecchia Terra, sbagliata forse ma insostituibile. Sarà per me la Terra fino alla fine del mio tempo, lei e nessun altro pianeta: la Terra che accoglierà le mie ceneri e vedrà crescere i miei nipotini, invecchiare e morire i miei figli.
Quella ‘delicata biglia blu’, quella ‘piccola pallina di Natale’ sospesa nel nulla, come l’hanno definita i tanti cosmonauti, non smette di meravigliarci e di farci sentire intimamente connessi.

Commenti

  1. La Luna in questo racconto è un immenso specchio riflettente. La metafora dei Pink Floyd è superata: l'oscurità non è nel satellite, ma nelle tenebre dei valori umani che stiamo attraversando.

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    Risposte
    1. Sono d'accordo, l'oscurità è nell'animo delle persone che hanno perso i valori della cooperazione e del rispetto. Dobbiamo avere cura della nostra madre terra che ci ha dato la vita. Ben venga il progresso scientifico e tecnologico che ci accompagnerà nell' esplorazione del cosmo che vediamo oscuro e spaventoso, mai mai quanto noi stessi.

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