Passa ai contenuti principali

Ogni uomo è un cimitero: il presente abitato dai nostri cari 🍁

Su una scrivania, i ricordi di una vita, carta, penna, bussola, mentre una donna guarda da una finestra verso la campagna
(Introduzione a Marina Zinzani). Un legame invisibile annulla la distanza tra chi resta e chi se ne è andato. Non è solo memoria, ma una forma di coabitazione spirituale. In questa riflessione, l’autrice prende spunto dalle parole profonde della serie TV "Shtisel", centrata su una famiglia di ebrei ultra-ortodossi, per esplorare l’idea dell’uomo come "cimitero vivente": un luogo dove i nostri cari continuano a guardare il mondo attraverso i nostri occhi, trasformando l'assenza in una presenza lieve e costante.

(Marina Zinzani).
«Perché alla fine i morti non vanno da nessuna parte, sono stati sempre tutti qui. Ogni uomo è un cimitero, un cimitero presente in cui vivono tutti i nostri nonni, il padre, la madre, la moglie, il figlio.»

Il dialogo mai interrotto

Questa è una delle frasi più intense e commoventi della serie Shtisel, una citazione di Bashevis Singer ripresa in una scena magnifica in cui si riuniscono, idealmente e visivamente, i vivi e i morti. È un messaggio potente: i defunti non sono confinati in un altrove lontano; restano qui, custoditi nei sogni e nei dialoghi quotidiani dei protagonisti, come se il tempo non avesse mai spezzato il filo della comunicazione.

Guardare il mondo con i loro occhi

Ogni uomo diventa così un "cimitero presente", un custode di chi ha amato. Questa consapevolezza cambia il nostro modo di stare al mondo: certe volte, magari durante un viaggio, può capitare di trovarsi di fronte a un panorama incantevole. In quegli istanti, i nostri occhi vedono anche per quelli che portiamo dentro. È in quei momenti di pace che la nostra vita si fa misteriosamente lieve, offrendo uno sguardo condiviso con chi continua a vivere in noi.

Commenti

  1. Molto intenso. Questo è mantenere vivo in noi e con noi ognuno dei nostri cari. Magnifico sguardo di continuità del sè attraverso coloro che amiamo.
    Grazie Liana

    RispondiElimina
  2. Una riflessione che scuote e consola allo stesso tempo. Mi ha colpito molto l'idea dell'uomo come 'cimitero vivente': spesso viviamo la memoria dei nostri cari come un peso o una mancanza, invece qui viene presentata come una forma di custodia attiva, quasi un presidio di vita. Mi chiedo però: questo 'portarseli dentro' ci aiuta davvero a vivere meglio il presente o rischia di farci camminare con lo sguardo sempre rivolto all'indietro?

    RispondiElimina
  3. Bellissimo nella sua sinteticità. La comunione fra vivi e morti non cessa mai. Brava

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Mamma, artefice di poesia nella mia vita 🌹

(Introduzione a Giorgia Deidda). Spesso la figura materna viene idealizzata, privata delle sue fragilità e costretta in un ruolo di perfezione irreale. I versi dell’autrice fanno l'esatto contrario. La poetessa guarda la propria madre negli occhi, riconoscendola prima di tutto come essere umano — una "bambina impaurita in mezzo a giganti" — per poi celebrarne la straordinaria metamorfosi in forza curatrice e generatrice. (Giorgia Deidda) Mamma, non importa cosa tu sia stata - Eri solo una bambina impaurita in mezzo a giganti –  Ma hai creato dal nulla e sei diventata artefice di  poesia, e tu stessa poeta e hai lavorato per tramutarti in cura e fiele dolce senza remore mi hai accolta e la carne è diventata uno, fondendosi in fuoco eterno. 

La promessa silenziosa: ti nascondo per proteggerti

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Ci sono promesse che non passano attraverso le parole, ma si radicano nel dovere morale di proteggere chi si ama. In questa poesia, il gesto di "nascondere" l'altro diventa l'atto di salvaguardia di un'anima fin troppo sensibile, incapace di reggere l'urto delle sofferenze del mondo. Un paradosso doloroso dove l'assenza e il non-riconoscimento diventano, alla fine, l'unica vera forma di tutela e di amore possibile. (Maria Cristina Capitoni). Poi quella promessa  mai dichiarata mi inchiodò al dovere  nulla avrei fatto  che non avresti accettato  senza mai chiedere  conferma al mio operato  fu così che armonia del cuore  t’ho nascosto ad ogni evento  per non farti male perché vibravi ad ogni grido d’aiuto  perché è stato meglio  non averti conosciuto.

Il calore del ritrovarsi: la festa come viaggio emotivo tra passato e presente

(Introduzione a Marina Zinzani). Le feste, specialmente quelle che celebrano i grandi traguardi della vita come i matrimoni, non sono solo occasioni di convivialità, ma veri e propri catalizzatori di emozioni. Diventano il pretesto perfetto per riannodare i fili del tempo, permettendo ad anime che hanno condiviso un tratto di strada passato di incrociarsi nuovamente. Che si tratti di cugini, zii o parenti lontani, queste occasioni riaccendono una scintilla profonda, sospesa tra nostalgia e gioia. (Marina Zinzani). L'incontro delle anime e l'anello dei ricordi Ritrovarsi dopo tanti anni: si organizza una festa, in genere è ad un matrimonio che ci si ritrova, ma non solo. La festa diventa un incontro di anime, che provengono dal passato, con cui si è fatto un tratto di strada assieme. Succede fra cugini, zii, parentele varie. I ricordi appaiono come avviluppati da un manto nostalgico, piacevole, umoristico anche, sono come anelli che si uniscono ed arrivano alla parte più profond...

Insegnavo inglese nella scuola professionale: tra gonne al ginocchio e domande sul sesso

(Introduzione a Daniela Barone). Gli anni Novanta nelle scuole professionali hanno rappresentato un microcosmo di transizioni sociali e generazionali. In questo racconto, una giovane insegnante di inglese condivide l'impatto con l'Istituto Professionale di Vigevano: un ambiente ruvido, dominato da dinamiche maschiliste e presidi grotteschi. Tra provocazioni e sanzioni, sarà l'ascolto empatico e un progetto di educazione affettiva – ispirato alle note dei Litfiba – a trasformare un conflitto di classe in un'autentica occasione di accoglienza e crescita reciproca. (Daniela Barone). L'arrivo all'IPSIA di Vigevano: dalle illusioni alla realtà Quando diventai insegnante di ruolo nel 1991 avevo 35 anni. La scuola che mi venne assegnata era l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato di Vigevano. Pur avendo dovuto rinunciare alla cattedra in un liceo per il mio punteggio non altissimo, mi sentivo comunque abbastanza serena. Infatti dieci anni prima a Genov...

Vannacci vs Gruber: talk show allo specchio, tra scontro e strategia

(Introduzione ad a.p.). Il dibattito sollevato dal recente confronto a Otto e mezzo tra Lilli Gruber e il generale Roberto Vannacci offre lo spunto per una riflessione oltre le cifre della critica. L'evento è, in piccolo, una dimostrazione di cultura politica. Per comprendere l'efficacia di questi fenomeni, occorre analizzare l'equilibrio — fatto di luci e ombre — tra le due funzioni sul ring mediale: l'intervistatore e l'intervistato. (a.p.). La performance in un talk show non si misura sulla categoria di "chi ha ragione", ma sulla capacità di ciascun attore di raggiungere i propri obiettivi strategici parlando al proprio pubblico di riferimento. Si tratta di una partita in cui entrambe le parti dispongono di armi d'attacco e vincoli precisi. L'intervistato: la forza della saturazione e le sue ombre Dal lato dell'ospite (in questo caso, un leader orientato a consolidare un elettorato di destra identitaria), l'obiettivo è la proiezione di u...