(a.p.). Oggi, il Pubblico Ministero non è l’“avvocato dell’accusa”, come vorrebbe la narrazione che accompagna la riforma della magistratura. È, invece, un magistrato che condivide la stessa cultura, indipendenza e imparzialità del giudice. La sua funzione non è solo quella di accusare, ma di garantire la giustizia per tutti, compresi gli innocenti.
Il ruolo del Pubblico Ministero oggi: un’alleanza per la verità
Il Pubblico Ministero appartiene all’ordine giudiziario e risponde solo alla legge. Questo lo rende il primo baluardo a tutela dell’indagato, con un obbligo preciso: valutare anche gli elementi a favore dell’imputato. Non è un accusatore a tutti i costi, ma un garante dell’equità.
Questa funzione non si sostituisce affatto al ruolo insostituibile dell'Avvocatura; al contrario, lo valorizza. In un sistema dove il PM è imparziale, il dialogo tra difesa e accusa nella fase embrionale delle indagini può portare a un esito immediato: l'archiviazione.
È proprio questa imparzialità a spiegare perché la stragrande maggioranza delle iscrizioni nel registro degli indagati si conclude senza un processo. Il Pubblico Ministero verifica, scagiona e chiude il caso subito.
In questa fase iniziale, il PM opera come un "primo difensore" pubblico, agendo d'ufficio per evitare al cittadino innocente l'agonia di un dibattimento e i costi esorbitanti che una difesa prolungata per anni comporterebbe. È una tutela che interviene prima di ogni altra, garantendo che l’azione penale sia esercitata solo quando strettamente necessario.
I rischi della riforma: un sistema che penalizza gli innocenti
Se passerà il progetto di separazione delle magistrature, il Pubblico Ministero diventerà una figura contrapposta al giudice, un accusatore puro. In questo scenario, il PM tenderà a procedere sempre, spinto da una logica di "vittoria" processuale tipica delle parti contrapposte.
Senza l'obbligo costituzionale di cercare la verità a tutto campo, il PM smetterà di essere un filtro, trasformandosi in una controparte aggressiva sin dal primo giorno.
Il cittadino innocente non potrà più contare su una valutazione imparziale e immediata da parte dello Stato. Anche l'eccellente lavoro dell'avvocato difensore sarà reso più difficile: non ci sarà più un interlocutore pubblico disposto ad archiviare davanti all'evidenza dei fatti, ma un avversario il cui unico obiettivo è il rinvio a giudizio.
L'innocente dovrà quindi attendere necessariamente il processo, affrontare il dibattimento e sperare nel verdetto finale, con costi, tempi e stress infiniti.
Cosa cambierà per il cittadino?
La separazione delle carriere non è una vittoria di civiltà, ma la perdita di una tutela fondamentale. Senza un Pubblico Ministero imparziale, il rischio di essere indagati ingiustamente aumenta. Il cittadino e il suo avvocato saranno costretti a una battaglia lunga e costosa anche nei casi che oggi si risolverebbero in pochi mesi con una richiesta di archiviazione.
Senza il filtro del Pubblico Ministero, i tribunali saranno intasati da procedimenti inutili, allungando i tempi per tutti. Oggi magistratura e avvocatura, pur nei ruoli distinti, collaborano alla corretta applicazione della legge.
Rinunciarvi significa accettare un sistema in cui la giustizia diventa una sfida a somma zero, più lenta, più costosa e meno equa. Non possiamo permetterci di perdere il primo presidio pubblico a difesa dell'innocenza.

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