(Introduzione ad a.p.). Il dolore per la scomparsa del piccolo Domenico non è solo un lutto privato, ma il riflesso di un’ingiustizia che colpisce al cuore l'intera comunità. Una vicenda in cui la fragilità dell'infanzia si è scontrata con l'inaccettabile malfunzionamento di un sistema che, nonostante le eccellenze che vanta nella sanità pubblica, in questo caso si è fatto assenza.
(a.p.) ▪️
Un naufragio collettivo nelle periferie della cura
C’è un’immagine che ferma il tempo in questa via degli orrori: un video, girato solo poche settimane fa, che mostra Domenico giocare con sua madre. In quegli occhi si legge la felicità inconsapevole che è il dono dell’infanzia, un ruscello di vita che cerca ostinatamente di farsi fiume nonostante una grave patologia cardiaca.
La fragilità tradita dagli ingranaggi del sistema
In questa storia, l'unicità di un bambino di soli due anni e tre mesi è stata travolta da un naufragio collettivo. La sua esistenza, già resa fragile da un cuore malato, si è ritrovata esposta alle temperie umane e a un malfunzionamento degli ingranaggi che avrebbero dovuto proteggerla. È la tragedia di una "lotta silenziosa", di un corpicino esile il cui respiro è rimasto a lungo affidato alle macchine e alla speranza coraggiosa di una madre.
L'eredità di un'anima indifesa
Oggi di Domenico rimane l'eco di una lezione di vita profonda e dolente. In quel silenzio composto che accompagna i passi dei genitori sotto la pioggia, resta il valore assoluto di un’anima che ha lottato fino all'ultimo istante, ricordandoci quanto sia prezioso e, talvolta, terribilmente indifeso il battito di ogni creatura.

Commenti
Posta un commento