(a.p.). Nel lessico istituzionale, le parole pesano. Quando il ministro della Giustizia dichiara al Corriere della Sera (16 febbraio 2026) di avere una scorta di frasi "anche peggiori" da usare quotidianamente, non sta partecipando a un dibattito: sta inaugurando un nuovo modello di esercizio del potere.
➤ La gogna come strumento di governo
Il passaggio testuale: «Ogni giorno ne tirerò fuori una. Possiamo andare avanti fino al referendum. [...] Ritorcendogli contro le dichiarazioni fatte in passato dagli stessi magistrati che ora avversano la riforma.»
Cosa significa per noi: Questo non è un confronto democratico, ma una strategia di rappresaglia mediatica. L’idea che il ministero della Giustizia si trasformi in un centro di "raccolta dossier" sulle opinioni passate dei magistrati per zittire le critiche presenti è il segnale di una democrazia in affanno.
Se un ministro può usare la sua visibilità per "ritorcere" le parole contro chi dissente, la libertà di critica è a rischio.
➤ Il "consiglio" che suona come avvertimento
Nordio giustifica la forza delle sue espressioni (come "metodo para-mafioso" o "verminaio") dicendo che sono citazioni di magistrati illustri (Di Matteo, Gratteri). Ma c’è una differenza abissale:
• Quando un magistrato denuncia una degenerazione interna, compie un atto di autocritica o di denuncia civile.
• Quando un ministro usa quelle stesse parole, le trasforma in un giudizio politico che prelude a un intervento punitivo. Presentare la magistratura come un "verminaio ai danni dei cittadini" suona come una minaccia, un pretesto per dire: "Visto che siete questo, io ho il diritto di controllarvi."
➤ La mutazione del ruolo
Un ministro della Giustizia dovrebbe essere il garante dell’equilibrio tra i poteri. Nordio, invece, annuncia di voler "gettare benzina sul fuoco" (come suggerito dall’intervistatrice, e non smentito dal Ministro). La domanda da porre: Un potere esecutivo che si sente legittimato a usare tecniche di discredito sistematico contro la magistratura, come userà i nuovi strumenti della riforma?
• Se oggi Nordio usa la "memoria di ferro" per la gogna mediatica...
• ...domani userà l’Alta Corte e la Separazione delle Carriere per l’epurazione disciplinare?
➤ Il rischio per i cittadini
Se un giudice teme di indagare su un caso di corruzione per evitare ritorsioni, il cittadino rischia di restare senza tutele di fronte ai soprusi dei potenti. La vera riforma della giustizia dovrebbe garantire l’indipendenza dei magistrati, non la loro sottomissione o il pericolo che avvenga. Solo così i cittadini possono essere certi che la legge sia applicata in modo uguale per tutti.
➤ Esiti
Non si può riformare la Giustizia con il metodo della vendetta. Un ministro che promette di "tirar fuori il peggio" ogni giorno non sta cercando la verità, ma la sottomissione dei giudici. E un giudice sottomesso è la fine dello Stato di Diritto e della difesa dei cittadini dai soprusi. È questa la democrazia che vogliamo?

Commenti
Posta un commento