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🤫 Ladri di sogni? La denuncia più amara sulle vessazioni giovanili

Disegno che raffigura simbolicamente il sogno.
(Introduzione a Cristina Podestà). Quando una giovane ragazza entra in caserma per denunciare il furto dei suoi beni più preziosi, non sta parlando di portafogli o gioielli, ma di qualcosa di molto più intimo e difficile da difendere: i suoi sogni e la sua serenità. Un dialogo toccante che svela la violenza invisibile del bullismo, del classismo e della pressione sociale giovanile, e il coraggio di una richiesta di aiuto.

📝 La denuncia impossibile

(Cristina Podestà – RACCONTO) ▪️
“Scusi, non ho capito bene, che cosa le avrebbero rubato?” chiese sorpreso il carabiniere.  
“I sogni” rispose Elena. 
“Come i sogni signorina?”
“Certo, i sogni.”
“Mi scusi ancora, non riesco a comprendere. Vuole spiegare meglio come mai adesso è qui? Cosa è venuta a fare?” 

📝 L'inventario dei desideri rubati

“Sono venuta a denunciare tutte quelle persone che mi hanno derubato. Mi hanno sottratto, nel modo peggiore, tutti i miei sogni, come quello di crescere bene, di studiare in modo produttivo, di correre per strada senza avere paura, di uscire la sera senza sentirmi minacciata. I sogni di una adolescente che crede nell’amore, il sogno di potermi realizzare.”
“Come è stato possibile?” 

📝 Bullismo, e minacce anonime

“Glielo spiego. Ho subìto atti di bullismo fin da piccola da compagni di scuola ricchi e benestanti. Hanno sempre fatto apprezzamenti negativi sul mio abbigliamento, sul mio zaino, sul fatto che non avessi materiale scolastico di moda o griffato. Mi prendono in giro perché non faccio vacanze costose, perché mia madre fa le pulizie, perché non ho un padre. 
Non ho soldi per uscire il sabato e andare nei bar, sono astemia e non festeggerò i miei 18 anni, perché forse dopo il diploma dovrò lavorare per mantenermi all’università. Sono stata minacciata di botte all’uscita di scuola se non avessi fatto i compiti per tutti, se non mi fossi offerta volontaria al posto di altri.
Mi hanno mandato avvertimenti anonimi in biglietti recapitati davanti al mio portone, in cui mi si impediva di parlare con un ragazzo della 5A perché una ragazza molto più bella e interessante di me ne è innamorata e io lo sto distogliendo da lei.
Non sopportando più questa situazione, ho deciso di sporgere denuncia per ciò che queste persone, con il loro atteggiamento persecutorio, mi hanno rubato e continuano a rubarmi. Prima di tutto la tranquillità. Io e mia madre saremmo serene col nostro poco, con la nostra felicità, fatta di cose semplici, di un fiore, di un sorriso la sera, di un bel voto a scuola. Questa gente non mi consente di vivere, mi tormenta, mi controlla, mi tortura, mi ruba il benessere. Se potete, vi prego, aiutatemi a salvarmi.”

📝 Riscatto e promessa di aiuto

Nella caserma il brusio era cessato. Lo sguardo dei presenti corrucciato e preoccupato. Il carabiniere preposto a raccogliere la deposizione guardò i colleghi e, d’un tratto, seppe cosa rispondere. 
“Certo signorina. Lei ha ragione. Le saremo accanto in questo suo percorso di riscatto dei suoi sogni, bisogni e desideri. Con calma, per favore, inizi pure ad esporre in ordine e a ripetere ciò che ci ha raccontato che scriverò ogni particolare da lei denunciato. E ci scusi se abbiamo permesso che al giorno d’oggi esista una società come questa. Cominci pure. Nomi e cognomi.”

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